Borsa Ue in rosso col petrolio verso i 100 dollari, Tim rimbalza grazie al rilancio di Poste
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Redazione Economia
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Seduta all'insegna della prudenza per le Borse europee, con gli indici del Vecchio Continente che faticano a trovare una direzione chiara, in un clima di incertezza dominato dall'inarrestabile corsa del petrolio e dalle crescenti preoccupazioni per il ritorno dell'inflazione.
La seduta dell'8 settembre si apre con i listini in lieve flessione, risentendo di un contesto macroeconomico reso sempre più complesso dall'impennata del greggio, con il Brent che si avvicina pericolosamente alla soglia psicologica dei 100 dollari al barile, un livello che non manca di alimentare i timori degli investitori e di gettare un'ombra sulle prospettive di crescita.
In questo scenario, Piazza Affari si muove in territorio negativo, con il Ftse Mib che cede lo 0,2%, allineandosi alla debolezza mostrata dalle altre principali piazze finanziarie, come Parigi e Francoforte, anch'esse in calo di circa due decimi di punto percentuale, mentre Londra limita le perdite allo 0,1%.
Il mercato azionario europeo sconta l'effetto combinato di due fattori di pressione, da un lato le tensioni geopolitiche in Medio Oriente che continuano a spingere al rialzo i prezzi dell'energia, dall'altro l'attesa per le decisioni di politica monetaria della Banca Centrale Europea, con i mercati monetari che ormai scontano quasi integralmente un nuovo rialzo dei tassi di interesse di 25 punti base, previsto per giovedì, dopo che l'inflazione dell'Eurozona ad agosto è salita al 3,3%, raggiungendo il massimo da quasi tre anni e trainata da un aumento del 14,3% della componente
Energetica. Un quadro che alimenta le speculazioni su ulteriori strette monetarie, con l'attenzione degli operatori focalizzata sulle prossime mosse di Francoforte e sulla loro capacità di contenere le pressioni inflazionistiche senza soffocare una crescita economica già fragile.
Tim protagonista a Piazza Affari dopo il rilancio di Poste
In questo contesto di mercato orientato al ribasso, fa eccezione il titolo Tim, che si distingue per un deciso rimbalzo, guadagnando oltre il 2% e attestandosi poco sopra i 7,6 euro, recuperando parte del terreno perso nelle sedute precedenti. La performance positiva del gruppo telefonico è direttamente collegata al rilancio dell'Offerta Pubblica di Acquisto e Scambio (Opas) da parte di Poste Italiane, che nella serata di ieri ha deciso di migliorare le condizioni della propria proposta per rilevare il controllo di Telecom Italia.
Nello specifico, il consiglio di amministrazione di Poste Italiane, guidato da Matteo Del Fante, ha deliberato un aumento della componente in denaro dell'offerta di 0,30 euro per azione, portando il corrispettivo complessivo a 1,97 euro in contanti più 0,218 azioni ordinarie di nuova emissione di Poste per ogni titolo Tim conferito.
Il rilancio in extremis di Poste, che arriva a pochi giorni dalla scadenza dell'offerta prevista per venerdì prossimo, ha avuto l'effetto di azzerare lo sconto con cui il titolo Tim veniva scambiato in Borsa rispetto al valore dell'Opas, uno sconto che alla chiusura della seduta precedente si aggirava intorno al 3%, e ha allineato di fatto il prezzo di mercato alle nuove condizioni dell'offerta, che ora valutano il gruppo telefonico intorno a 7,66 euro per azione.
Un segnale importante, che sembra aver ricompattato il consenso degli investitori e ha già ottenuto il via libera dallo stesso management di Tim, con l'amministratore delegato Pietro Labriola e i dirigenti con responsabilità strategiche che hanno conferito le loro azioni all'interno dell'Opas, un'adesione che si aggiunge al giudizio positivo già espresso in precedenza dal consiglio di amministrazione di Tim, il quale aveva ritenuto il corrispettivo dell'offerta congruo e il razionale strategico dell'operazione valido.
Il peso del petrolio e le attese sulla Bce
Mentre il titolo Tim festeggia il rilancio di Poste, che pure sconta un lieve ribasso in Borsa a causa del maggior esborso finanziario necessario per l'operazione, stimato in oltre mezzo miliardo di euro in caso di adesione totalitaria, il resto del mercato azionario europeo resta schiacciato dal peso del caro energia e dall'incognita inflazione.
Il petrolio, il cui prezzo continua a salire nonostante un lieve rallentamento nei giorni scorsi, è il grande spauracchio degli investitori, perché un suo ulteriore rincaro rischia di alimentare una nuova ondata inflazionistica, complicando il compito delle banche centrali e mettendo sotto pressione i bilanci delle imprese e il potere d'acquisto delle famiglie.
I timori per l'inflazione si riflettono anche sul mercato obbligazionario, dove i rendimenti dei titoli di Stato sono in rialzo, con il Btp decennale che si attesta al 4,18%, un livello che non si vedeva da novembre 2023, mentre lo spread con il Bund tedesco resta stabile intorno agli 81 punti base, confermando una certa tenuta del rischio Italia, sebbene in un contesto di attenzione massima.
L'appuntamento chiave per il mercato è ora quello di giovedì, quando la Bce annuncerà le sue decisioni, e il presidente Christine Lagarde potrebbe fornire indicazioni preziose sui prossimi passi dell'istituto, in un momento in cui l'economia dell'Eurozona mostra segnali di rallentamento, ma l'inflazione, spinta dall'energia, continua a correre, mettendo i policymaker di fronte a un delicato dilemma.
In questo scenario di incertezza, gli investitori guardano con attenzione anche alla situazione geopolitica, in particolare alle tensioni tra Stati Uniti e Iran, che rappresentano un fattore di rischio non trascurabile per l'andamento del greggio e per la stabilità dei mercati finanziari globali, con le Borse asiatiche che hanno chiuso in netto calo, con il Nikkei di Tokyo in flessione dell'1,7%, e con gli operatori in attesa della riapertura di Wall Street dopo la lunga pausa del weekend e del Labor Day, con i future che al momento mostrano un andamento contrastato.
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