Crisi debito, Francia e Usa nello stesso baratro: Parigi nel caos, Washington trema
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Redazione Esteri
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La concomitanza delle due crisi, quella francese e quella statunitense, ha acceso i riflettori sullo stato di salute delle finanze pubbliche occidentali in un fine settimana che resterà probabilmente impresso negli annali economici, segnato da un’escalation dei rendimenti obbligazionari e da un generalizzato clima di sfiducia che sembra aver contagiato i mercati globali, alimentato da una serie di segnali inequivocabili provenienti da entrambe le sponde dell’Atlantico.
La Francia, in particolare, si trova in una posizione estremamente delicata, con un debito pubblico che ha ormai superato la soglia psicologica dei 3.500 miliardi di euro e una dinamica di spesa che non accenna a rallentare, nonostante i ripetuti appelli alla prudenza lanciati dalle istituzioni europee e dal Fondo Monetario Internazionale, i quali vedono con crescente preoccupazione l’evolversi di una situazione che rischia di minare le fondamenta stesse dell’area euro.
Il debito record e la fiammata dei tassi
Il dato, reso noto dagli uffici statistici nazionali, parla chiaro: il debito pubblico della Francia ha raggiunto i 3.536 miliardi di euro, attestandosi al 117,5% del prodotto interno lordo al termine del primo trimestre del 2026.
Una cifra che non solo rappresenta un record storico per il paese, ma che colloca Parigi in una posizione di crescente difficoltà rispetto ai partner europei, con il valore assoluto del debito che ha ormai ampiamente superato quello dell'Italia, tradizionalmente considerato il fanalino di coda dell'Unione in materia di conti pubblici, e che proietta un'ombra lunga sulla tenuta dell'intero sistema finanziario continentale.
L'allarme è stato lanciato con toni drammatici dalla stampa transalpina, con il quotidiano Le Figaro che ha aperto le sue pagine con un editoriale dal titolo emblematico, "La casa brucia", per descrivere la stretta provocata dalla fiammata dei tassi di interesse che sta strangolando il paese, rendendo sempre più oneroso il servizio del debito e divorando risorse preziose che sarebbero necessarie per investimenti e politiche sociali.
La sfida della manovra e il rischio esercizio provvisorio
Il cuore della crisi politica ed economica risiede nell'approvazione della manovra finanziaria per il 2027, un passaggio cruciale che il governo guidato da Emmanuel Macron deve assolutamente superare per evitare di ricorrere a una legge speciale, lo strumento che garantisce la continuità amministrativa in assenza di un bilancio ufficialmente ratificato dal Parlamento, ma che di fatto cristallizzerebbe le spese ai livelli dell'anno precedente, impedendo qualsiasi politica di aggiustamento strutturale.
La prospettiva di un nuovo esercizio provvisorio, già sperimentato in passato con conseguenze negative sulla credibilità del paese, viene descritta dai funzionari del ministero delle Finanze, il celebre Bercy, come uno scenario catastrofico che farebbe balzare il deficit al 5,5% del PIL, con un incremento di mezzo punto percentuale rispetto alle stime correnti, rendendo di fatto impossibile il rientro nei parametri imposti dal Patto di Stabilità e Crescita europeo.
La situazione è resa ancor più complessa dal clima politico incandescente in vista delle elezioni presidenziali, con la leader del Rassemblement National, Marine Le Pen, che continua a guadagnare consensi nei sondaggi, cavalcando il malcontento popolare e proponendo un'agenda economica radicalmente alternativa a quella del governo uscente, mentre dall'altra parte dello schieramento politico cresce la fibrillazione per l'incapacità dell'esecutivo di trovare una quadra sulla legge di bilancio.
L'operazione americana e l'effetto domino globale
In parallelo alla crisi francese, l’attenzione degli operatori finanziari si è concentrata sulla fallimentare operazione tentata dal segretario del Tesoro americano Scott Bessent, il quale ha cercato di arginare la vendita massiccia di titoli di Stato statunitensi, annunciando l’acquisto di una quantità di bond talmente risibile rispetto alle dimensioni colossali del debito di Washington che l’iniziativa è stata giudicata dai mercati come un atto di pura disperazione, contribuendo paradossalmente ad alimentare ulteriormente il rialzo dei rendimenti.
Le due crisi, quella europea e quella americana, si intrecciano così in un vortice di sfiducia reciproca, con i rendimenti dei titoli del Tesoro a stelle e strisce che salgono vertiginosamente e il dollaro che subisce pressioni al ribasso, innescando un meccanismo perverso che rischia di contagiare le economie emergenti e di rallentare la ripresa globale.
La stampa internazionale ha seguito con attenzione l’evolversi di questa doppia emergenza, sottolineando come l’incapacità di Washington di gestire il proprio debito, che ormai viaggia su livelli astronomici, e la paralisi politica di Parigi rappresentino due facce della stessa medaglia, quella di un sistema finanziario internazionale sempre più dipendente dalla fiducia e sempre più esposto a shock improvvisi.
La corsa all'Eliseo e le stalle di Macron
Mentre i mercati tremano e la Banca Centrale Europea osserva con attenzione l'andamento dello spread tra i titoli francesi e quelli tedeschi, la politica interna transalpina è completamente assorbita dalla competizione per l'Eliseo, con il presidente Macron che si trova a dover gestire una situazione economica ereditata e peggiorata da scelte di bilancio discutibili, e che ora appare intrappolato in un cul-de-sac politico.
Il combinato disposto delle stalle di Macron, con il governo che arranca nella ricerca di una maggioranza stabile per approvare le misure di rigore, e delle fatiche di Marine Le Pen, la quale, pur godendo di ampio sostegno popolare, fatica a presentarsi come una credibile alternativa di governo agli occhi degli investitori internazionali, crea un quadro di incertezza che penalizza l'economia reale.
La necessità di reperire circa 125 miliardi di euro per la manovra finanziaria si scontra con la realtà di un paese in recessione tecnica e con una pressione fiscale già tra le più alte d'Europa, rendendo ogni intervento di consolidamento fiscale doloroso e politicamente rischioso, mentre il debito record continua a crescere a ritmi insostenibili.
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