Francia e Italia, scontro sul fisco mentre Parigi trema per i titoli di Stato
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Redazione Interno
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Mentre i mercati finanziari guardano con crescente apprensione al spread dei titoli sovrani francesi, il premier François Bayrou ha scelto di aprire un nuovo fronte di tensione con l’Italia, accusando Roma di praticare una forma di dumping fiscale per attrarre capitali e imprese in modo sleale. Le dichiarazioni, arrivate in un momento di profonda instabilità politica interna – il governo di minoranza dovrà affrontare il voto di fiducia l’8 settembre –, suonano come un tentativo di proiettare all’estero le preoccupazioni per una crisi di fiducia che sta minando le fondamenta dell’economia d’Oltralpe.
La replica italiana, affidata al viceministro dell’Economia Maurizio Leo, non si è fatta attendere ed è stata piccata: «Fare dumping fiscale significa portare avanti politiche distorsive, con regimi privilegiati volti ad attrarre in modo sleale capitali e imprese. È una cosa che l’Italia non sta assolutamente facendo». Una smentita netta che evidenzia come, al di là delle strumentali accuse, il Paese abbia una pressione fiscale complessiva pari o addirittura superiore a quella francese, lontana quindi dai modelli di quei paradisi fiscali – come Lussemburgo, Olanda o Irlanda – che operano nel cuore stesso dell’Europa.
Al di là delle polemiche, che vedono alcuni giornali francesi come «Le Figaro» dipingere l’Italia come un «Eldorado per esiliati fiscali», la realtà dei fatti appare ben diversa. L’anomalia, semmai, andrebbe ricercata nel Principato di Monaco, dove hanno scelto di trasferire la residenza fiscale personalità di spicco come il tennista Jannik Sinner, e non certo nel sistema italiano, il quale, per chi osserva scrupolosamente le norme, non offre le aliquote agevolate di una giurisdizione privilegiata.




