Lady Gaga, il litio e la rinascita: «Mia sorella mi ha riportata alla realtà»
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Redazione Cultura e Spettacolo
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In un’epoca in cui la salute mentale è finalmente al centro del dibattito pubblico, le confessioni di un’artista del calibro di Lady Gaga assumono un peso specifico notevole, andando oltre la semplice cronaca per tracciare il profilo di un’esperienza personale e dolorosa. Durante le riprese di "A Star Is Born", opera che ha segnato l’apice del suo successo cinematografico, la cantante attraversava infatti una delle fasi più buie della sua vita, sostenuta da terapie farmacologiche pesanti e da un malessere profondo che, nonostante le apparenze, minava le sue certezze. «Ero sotto litio», ha rivelato alla rivista Rolling Stone, descrivendo un periodo in cui la percezione di sé stessa si era offuscata al punto da non riuscire più a riconoscersi, una condizione che lei stessa definisce di estrema disorientamento.
Il crollo dietro il successo
Proprio quando il film la proiettava verso nuovi traguardi di popolarità, consolidando la sua immagine di artista completa e di forte impatto emotivo, la sua stabilità interiore vacillava sotto il peso di una depressione che si faceva sempre più invadente. A questo si aggiungeva, come un elemento di ulteriore complicazione, il dolore cronico provocato dalla fibromialgia, una patologia che ha contribuito non poco a logorarne le energie fisiche e psicologiche. Il cocktail di sofferenza e pressione professionale ha finito per innescare una crisi psicotica, un vero e proprio collasso psichico che, dopo l’uscita del film, l’ha costretta a prendere una decisione radicale: la cancellazione dell’intero tour europeo previsto per il 2018.
La verità arriva da una voce familiare
A fare da spartiacque in quel momento di profonda confusione è stata l’intervento di sua sorella Natali, la quale, con una franchezza che solo l’affetto più genuino può giustificare, le ha rivolto parole che sono risuonate come un campanello d’allarme. «Non vedo più mia sorella», le ha detto, una frase semplice ma carica di una verità struggente che ha perforato la nebbia indotta dai farmaci e dalla malattia. Quella dichiarazione, un’ammissione di un’assenza percepita da chi la conosce da sempre, ha agito da potente catalizzatore, spingendo l’artista ad affrontare la realtà della sua condizione e a ricoverarsi in ospedale per ricevere le cure psichiatriche di cui aveva urgente bisogno.
La paura che non abbandona del tutto
Sebbene quel periodo di crisi acuta sia alle spalle, e nonostante lei stessa si dichiari fortunata per il semplice fatto di essere sopravvissuta, le esperienze passate continuano a proiettare la loro ombra sul presente, specialmente quando si trova a dover salire sul palco. L’amore per la musica e per il suo pubblico, che lei indica come una forza che le ha insegnato a non temere il processo di guarigione, deve oggi fare i conti con un’eredità di ansia; ha confessato, infatti, di doversi convincere, prima di ogni esibizione, a non avere un attacco di panico, dimostrando come il percorso di ripresa sia un lavoro costante e quotidiano. La sua storia, al di là dei riflettori e del glamour, rimane una testimonianza cruda e necessaria sulla complessità di affrontare i disturbi mentali, senza retorica e senza cedimenti alla tentazione di romanticizzare il dolore.




