Filippo Nardi, dalle furie per le sigarette alla nuova vita in Romagna: “La sera consegno le pizze”
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Redazione Cultura e Spettacolo
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C’è un’immagine, impressa nella memoria collettiva degli appassionati di televisione dei primi anni Duemila, che appartiene a Filippo Nardi. Quella del volto noto della seconda edizione del Grande Fratello che, nel chiuso del confessionale, esplodeva per la mancanza delle sigarette, un momento diventato poi un vero e proprio tormentone pop. Da allora, spiega l’ex concorrente (che ha partecipato anche al Grande Fratello Vip) nel corso dell’intervista a Verissimo con Silvia Toffanin, la sua esistenza ha preso una piega radicalmente diversa, lontana anni luce dai riflettori e dalle dinamiche del reality show.
Oggi Nardi, nome completo Filippo Neri Flaccomio Nardi Dei, vive in campagna in Emilia Romagna, una scelta che racconta come un ritorno alla concretezza dopo anni trascorsi tra studi televisivi e set. La sua routine attuale è fatta di gesti quotidiani e lavori manuali: al mattino si dedica a piccoli lavoretti, restaurando mobili per amici, mentre la sera indossa il casco da rider. “Consegno le pizze”, ha detto senza alcun imbarazzo, spiegando come in questo periodo di transizione, in attesa di trovare una collocazione stabile nel suo settore originario, abbia deciso di mettersi in gioco con umiltà. Un’attività, questa, che lo porta a percorrere anche lunghi tragitti – in un’occasione ha raccontato di aver fatto 140 chilometri in una sola serata – ma che lui descrive con uno spirito quasi divertito: “Mi pagano per imparare le strade e mi danno anche da mangiare”.
L’intervista ha offerto anche uno spaccato più intimo e doloroso della vita del personaggio, toccando il tema della depressione e di un’infanzia difficile. Nardi ha rivelato di aver attraversato un periodo buio in cui ha perso la speranza, riallacciandolo a ricordi lontani e complessi legati al collegio in cui è cresciuto. Ha descritto quell’ambiente con toni duri, evocando un clima segnato da bullismo e punizioni severe, un’esperienza – ha detto – tutt’altro che romantica, che ha lasciato segni profondi nel suo carattere. Questa consapevolezza, però, sembra oggi convivere con la ritrovata serenità di una vita lontana dal caos mediatico.
A chi, magari, storce il naso di fronte a una scelta professionale così lontana dall’immagine patinata dello spettacolo, Nardi risponde con schiettezza, smontando l’idea che possano esistere lavori “alti” e lavori “bassi”. La sua filosofia, raccontata con il linguaggio semplice di chi ha fatto i conti con la propria storia, è che alla fine ciò che conta è la dignità del fare. Del resto, il percorso televisivo – che lo ha visto protagonista anche su Le Iene e L’Isola dei Famosi – è stato abbandonato anche per ragioni pratiche legate alla sostenibilità economica del mestiere dell’opinionista, un mondo che, a suo dire, non sempre garantisce quella stabilità che oggi invece cerca nella vita di campagna e nella conduzione di un programma su una radio locale.
La scelta di ricostruirsi lontano dalla televisione
Non si tratta, dunque, di un semplice ripiego, ma di una vera e propria ricostruzione identitaria che passa attraverso il contatto diretto con la gente. Nardi ha raccontato con ironia le serate passate a bordo del suo furgoncino, dove spesso i clienti, nel ricevere la cena, lo riconoscono e lo fermano per parlare del passato televisivo. Se qualcuno lo invita a non “abbassarsi”, lui ribatte che quella del rider è una bella occupazione, utile e appagante. È un racconto di resilienza, quello di Filippo Nardi, che si discosta nettamente dalla narrazione stereotipata del vip in declino per assumere i contorni di una scelta di vita consapevole, orientata alla qualità del tempo e alla concretezza del guadagno, lontana dalle logiche talvolta effimere del piccolo schermo.
Il racconto della rinascita tra radio, restauri e strade di provincia
Oggi la sua vita è scandita da ritmi precisi ma liberi: la mattina presto per i lavoretti manuali e il restauro, il pomeriggio dedicato alla conduzione radiofonica, la sera dedicata alle consegne. Un mosaico di attività che, messe insieme, gli consentono di mantenersi e di sentirsi parte integrante della comunità rurale in cui ha scelto di abitare. Le strade che percorre con il furgoncino non sono più quelle metropolitane di Roma (dove aveva ricoperto per due anni il ruolo di capo della comunicazione per un’azienda), ma quelle della campagna romagnola, un ambiente che dice di amare profondamente. In questo contesto, il passato televisivo, con il celebre sfogo per le sigarette, diventa quasi un lontano ricordo, un’altra vita rispetto a quella di un uomo che ha trovato la sua dimensione nella fatica onesta e nei piccoli gesti quotidiani.




