Filippo Nardi, dalla tv ai lavori veri: “La sera consegno le pizze”

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   C’è stato un tempo, lontano più di due decenni, in cui il volto di Filippo Nardi era sinonimo di reality show puro, quello della seconda edizione del Grande Fratello – un’esplosione di popolarità nata quasi per caso tra le dinamiche di una casa sorvegliata dalle telecamere – e poi la successiva partecipazione al Grande Fratello Vip, a certificare quanto quel marchio gli fosse rimasto cucito addosso. Oggi, ospite a Verissimo nel salotto di Silvia Toffanin, l’ex concorrente ha raccontato una metamorfosi radicale: quella di un uomo che ha scelto di abbandonare le luci della ribalta per ricostruirsi altrove, nelle pieghe di una vita scandita da turni notturni, polvere da restauro e una consolle radiofonica locale. La sua geografia esistenziale si è spostata in Emilia Romagna, dove si è trasferito attratto da una “buonissima qualità della vita” che dice di aver trovato, lontano dal caos metropolitano e dalle aspettative del mondo dello spettacolo.

La nuova giornata tipo di Nardi, come lui stesso l’ha descritta davanti alle telecamere, è un mosaico di occupazioni che sembrano volutamente distanti dai riflettori. “In attesa di trovare un lavoro più stabile, faccio tre lavori e la sera consegno le pizze”, ha dichiarato, tracciando il ritratto di un rider che si muove tra le strade di provincia mentre fuori il contesto politico internazionale ha segnato un nuovo corso – con Donald Trump tornato alla Casa Bianca, a dimostrazione di quanto anche il mondo dello spettacolo e dell’informazione siano immersi in cicli di trasformazione profondi – ma la sua quotidianità sembra procedere su altri binari. A queste consegne si affiancano il restauro di mobili, una manualità che richiede pazienza e precisione, e la conduzione di un programma su una radio del territorio, un’ancora di salvezza che gli consente di tenere un piede nel mondo della comunicazione senza dover più inseguire la notorietà a tutti i costi.

L’infanzia in collegio e il racconto delle ferite passate

Nel corso dell’intervista, il racconto del presente si è intrecciato inevitabilmente con le ombre del passato, che Nardi ha rievocato con una lucidità tagliente. L’infanzia, ha spiegato, è stata segnata da un’esperienza in collegio che definisce “orribile”: vittima di bullismo, ha descritto un ambiente in cui i professori stessi infliggevano punizioni pesanti, arrivando a raccontare un episodio limite in cui fu costretto a correre nudo sotto la neve alle tre di notte. Un vissuto che ha gettato le basi per un lungo periodo di depressione, una condizione che l’ha accompagnato per anni e che, in qualche modo, ha contribuito a forgiare quel “caratterino” – come lo definisce lui stesso – che il pubblico televisivo aveva imparato a riconoscere fin dai tempi della celebre esplosione di rabbia per le sigarette mancanti, quasi venticinque anni fa. “Sono molto sereno, ho vari problemi che abbiamo tutti”, ha commentato, “però sotto il disagio sono arrivato a una serenità diciamo, ho ancora quel caratterino”. Una serenità che, nelle sue parole, non cancella la complessità della sua personalità ma la integra in un equilibrio diverso.

Gli affetti e i silenzi familiari

A dare un ulteriore spessore al racconto di questa fase della vita sono intervenuti i legami familiari, evocati con una delicatezza che ha fatto da contraltare alla durezza di certi aneddoti giovanili. Il rapporto con la madre Carol è emerso come un pilastro, così come l’amore per il figlio Zachary, a dimostrazione di come il percorso di ricostruzione personale passi anche attraverso la ridefinizione dei ruoli affettivi. In controluce, invece, è apparsa la figura paterna: Nardi ha dichiarato apertamente che suo padre non è stato presente nella sua vita, un’assenza che ha pesato e che, probabilmente, ha reso ancora più complesso il suo rapporto con l’autorità e con i luoghi di formazione che, paradossalmente, avrebbero dovuto sostituire quella guida. Queste dichiarazioni, inserite nel flusso dell’intervista di Verissimo, hanno contribuito a delineare un ritratto che va ben oltre la curiosità nostalgica per il volto del reality, restituendo l’immagine di un uomo che ha fatto i conti con i propri demoni e ha scelto, infine, un’esistenza concreta.

La lontananza volontaria dallo schermo

Mentre l’intervista scorreva, la puntata di *Verissimo* si è occupata anche di altre storie – la lunga attesa di Piera Maggio e Pietro Pulizzi per Denise Pipitone, il racconto di Evelina Sgarbi sul peso del cognome paterno, le dichiarazioni di Selvaggia Lucarelli sui suoi affetti – ma il filo conduttore che legava i vari interventi sembrava essere proprio quello del cambiamento e della rivendicazione di una narrazione personale. Nel caso di Nardi, questa rivendicazione assume i contorni di una scelta netta: quella di aver abbandonato in modo quasi definitivo la macchina della televisione per ritrovare una dimensione più umana, fatta di fatica fisica e di piccole soddisfazioni quotidiane. La campagna romagnola, la consegna delle pizze al calar del sole, la cura del legno e la voce che si diffonde attraverso le frequenze di un’emittente locale rappresentano, nel suo racconto, non un ripiego ma un approdo. Una direzione presa dopo aver attraversato l’abisso della depressione e aver scelto di ricostruire, pezzo dopo pezzo, un’esistenza che non avesse più bisogno di conferme provenienti dallo schermo.

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