Caldo record, Garattini: “Danni al cervello e rischio farmaci, meglio restare in casa”
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Redazione Interno
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Il professor Silvio Garattini, farmacologo e oncologo tra i più noti del panorama scientifico italiano, ha lanciato un allarme chiaro e circostanziato in merito all'ondata di calore che sta interessando il Paese. Ospite ieri, 26 giugno, della trasmissione "La volta buona" condotta da Caterina Balivo su Rai1, lo scienziato ha posto l'accento su una questione che va ben oltre il semplice disagio estivo, coinvolgendo aspetti fisiologici delicati e spesso sottovalutati, come la vulnerabilità del sistema nervoso centrale e le interazioni tra farmaci e temperature estreme.
L'invito, ribadito con la consueta schiettezza, è quello di limitare le uscite ai soli momenti in cui il termometro segna valori più bassi, quasi a suggerire una sorta di coprifuoco volontario dettato dalla necessità di preservare la salute.
Un caldo che non abbiamo mai conosciuto
Secondo Garattini, ciò che stiamo vivendo non è assimilabile alle ondate di calore del passato. "In linea generale siamo di fronte a una situazione nuova", ha dichiarato nel corso dell'intervista, sottolineando come l'intensità e la durata di queste temperature rappresentino un territorio inesplorato per la fisiologia umana e per la stessa medicina preventiva. Il fatto che non si tratti di un fenomeno già affrontato in precedenza rende, a suo avviso, le conoscenze acquisite in decenni di studi parzialmente inadeguate, perché basate su scenari climatici ormai superati.
Questo scostamento dalla norma impone un approccio prudenziale, che tenga conto della maggiore esposizione ai rischi per l'organismo, in particolare per quelle fasce della popolazione che presentano una minore capacità di adattamento termoregolatorio.
L’effetto dei farmaci e l’attenzione alla pressione
Uno dei passaggi più significativi dell'intervento del professor Garattini ha riguardato la gestione delle terapie farmacologiche in corso. Il caldo intenso, ha spiegato, può interferire con l'efficacia e la tollerabilità di molti principi attivi, a cominciare da quelli impiegati per il controllo della pressione arteriosa. L’ipertensione, patologia molto diffusa specie tra gli anziani, richiede un monitoraggio costante che, in condizioni di afa persistente, potrebbe tradursi nella necessità di aggiustamenti posologici.
L'invito rivolto ai cittadini è quindi quello di non improvvisare modifiche autonome ai dosaggi, ma di confrontarsi tempestivamente con il proprio medico curante per valutare eventuali correzioni della terapia, evitando così che il caldo diventi un fattore di squilibrio aggiuntivo per un quadro clinico già complesso.
Il cervello sotto stress e i danni del calore
L'avvertimento forse più netto del farmacologo ha riguardato i potenziali danni a carico del sistema nervoso centrale. "Il cervello è molto sensibile al caldo", ha ammonito Garattini, "possiamo avere dei danni che possono essere anche importanti". Un'affermazione che richiama l'attenzione su un aspetto meno visibile ma estremamente concreto delle emergenze termiche, ovvero la compromissione delle funzioni cognitive e neurologiche in seguito a colpi di calore o a prolungati stati di disidratazione.
Lo scienziato ha quindi ribadito la regola fondamentale di uscire solo quando le temperature scendono, magari nelle prime ore del mattino o a sera tarda, e di bere molta acqua per compensare le perdite idrosaline, un accorgimento che diventa ancora più stringente per le persone in età avanzata o con patologie preesistenti.
L’impatto sui più piccoli e il dato del Bambino Gesù
Oltre agli anziani, la morsa del caldo sta colpendo duramente anche un'altra categoria particolarmente fragile, quella dei bambini. L’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma ha reso noto che circa un quarto degli accessi al pronto soccorso, pari al 25 per cento del totale, è riconducibile a stati di forte disidratazione e a sintomi correlati alle alte temperature.
Un fenomeno che, secondo gli esperti, è aggravato dalla riduzione dei periodi di villeggiatura in località più fresche, che costringe molti minori a trascorrere gran parte dell'estate in città, tra asfalto e palazzi che amplificano l'effetto serra urbano. L'esposizione prolungata a un microclima così ostile, per un organismo in fase di sviluppo, rende particolarmente prezioso il consiglio di Garattini di limitare le attività all'aperto nelle ore più calde e di prestare attenzione ai primi segnali di malessere.
L’equivoco sulle creme solari e il ruolo dell’alimentazione
Nel suo intervento, il professore ha anche sfatato alcuni luoghi comuni legati alla protezione solare, mettendo in guardia da un equivoco piuttosto diffuso: quello di ritenere le creme sufficienti a garantire una protezione totale dai rischi del caldo. Sebbene utili per schermare la pelle dai raggi ultravioletti, i prodotti solari non incidono sulla regolazione della temperatura corporea né sulla prevenzione dei colpi di calore.
Parallelamente, Garattini ha fornito indicazioni anche sul fronte alimentare, suggerendo di moderare il consumo di alcolici e caffè, bevande che possono favorire la disidratazione o alterare i meccanismi di termoregolazione. L’invito è a privilegiare un'alimentazione leggera e ricca di liquidi, per sostenere l'organismo in una fase in cui lo stress termico richiede un dispendio energetico aggiuntivo.




