Iran chiede agli Usa di fermare gli attacchi prima di riaprire il dialogo
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Redazione Esteri
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L’Iran ha posto una condizione precisa per tornare a discutere con gli Stati Uniti: la cessazione degli attacchi militari. A dirlo, in un’intervista alla Bbc, è stato il viceministro degli Esteri iraniano Majid Takht-Ravanchi, secondo cui l’amministrazione Trump avrebbe fatto sapere, tramite mediatori, di essere pronta a riavviare i negoziati. Ma senza impegnarsi a interrompere le operazioni belliche, elemento che Teheran considera non negoziabile.
«Gli Stati Uniti devono escludere ulteriori attacchi se vogliono davvero sedersi al tavolo del dialogo», ha dichiarato Takht-Ravanchi, sottolineando come la questione sia «molto importante» e non possa essere ignorata. La posizione iraniana arriva in un momento di crescente tensione, non solo con Washington, ma anche con altri attori internazionali. La Francia, ad esempio, ha condannato «con fermezza» le minacce rivolte dal governo di Teheran al direttore dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), Rafael Grossi, ribadendo che spetta all’Iran garantire la sicurezza del personale dell’organismo sul proprio territorio.
Parigi, in un comunicato del ministero degli Esteri, ha espresso «profonda preoccupazione» per qualsiasi azione che possa minare la cooperazione tra l’Iran e l’Aiea, esortando le autorità locali a rispettare «pienamente e senza ritardi» gli obblighi internazionali. Un monito che si aggiunge alle critiche già mosse dall’amministrazione americana, accusata dall’Iran di voler trattare «mentre continua a bombardare».
«Questa è la legge della giungla», ha affermato il diplomatico iraniano, denunciando quella che viene percepita come un’ambiguità di fondo da parte statunitense. Se da un lato Washington sembra aprirsi al dialogo, dall’altro non rinuncia alla pressione militare, creando un cortocircuito che rischia di compromettere qualsiasi possibile trattativa.




