Sinner e Cahill, la telefonata che ha incrinato la coppia d'oro del tennis

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La prima telefonata, quella che aveva cambiato tutto in meglio, era partita da un cellulare australiano nella primavera del 2022. Jannik Sinner aveva da poco lasciato Riccardo Piatti per affidarsi a Simone Vagnozzi e cercava un super coach da affiancare al tecnico marchigiano: la chiamata a Darren Cahill fu l'inizio di un sodalizio che avrebbe portato cinque titoli Slam e la vetta del ranking mondiale.

Tre anni e mezzo dopo, un'altra telefonata, stavolta in senso opposto, rischia di scrivere la parola fine su quella che è stata una delle collaborazioni più vincenti del tennis contemporaneo.

Il retroscena di Cincinnati

A raccontare l'episodio che avrebbe incrinato i rapporti tra il numero uno azzurro e il suo allenatore australiano è stato Brad Gilbert, ex numero quattro del mondo e amico di lunga data dello stesso Cahill, nel corso del podcast BigT condotto insieme ad Andrea Petkovic. Secondo la ricostruzione fornita dall'ex tecnico di Andre Agassi e Andy Roddick, Cahill si trovava in viaggio verso l'aeroporto di Los Angeles per imbarcarsi su un volo diretto a Cincinnati, dove avrebbe dovuto raggiungere Sinner in vista del Masters 1000 americano.

All'ultimo minuto, una telefonata lo ha informato che l'italiano non avrebbe partecipato al torneo. Da quel momento, ha riferito Gilbert, Cahill è rimasto in attesa di notizie, una condizione che lo stesso ex giocatore statunitense ha definito «estremamente frustrante».

Il racconto getta luce su una frattura che si sarebbe consumata proprio mentre Sinner affrontava la fase più delicata della sua carriera, quella legata al recupero dall'infortunio al ginocchio destro che lo tiene lontano dai campi dal 12 luglio, giorno della finale di Wimbledon vinta contro Alexander Zverev. Il contratto di Cahill è in scadenza e la sua presenza nel box dell'altoatesino per la stagione 2027 non è affatto scontata, alimentando un dibattito che divide tifosi e addetti ai lavori.

La gestione del ginocchio e i dubbi di Gilbert

Oltre alle dinamiche interne allo staff, a preoccupare è soprattutto la condizione fisica del campione altoatesino. Sinner ha scelto un percorso conservativo, affidandosi tra gli altri all'ortopedico Herbert Schoenhuber, già punto di riferimento per gli atleti dello sci azzurro, e consultando specialisti anche in Francia. Gilbert ha espresso perplessità sull'alternanza tra periodi di riposo e ripresa degli allenamenti: «Segue i consigli dei medici, si prende qualche giorno di riposo, poi torna e si allena. Qualche giorno sta bene, altri sente questo dolore al ginocchio».

L'ex allenatore ha aggiunto un'immagine efficaci per descrivere la complessità della gestione medica: «Spero che non ci siano troppi cuochi nella cucina di Sinner, ma sta diventando come se avesse tre dottori diversi».

Il timore espresso da Gilbert riguarda soprattutto la tenuta del ginocchio quando i carichi di lavoro aumenteranno in vista della preparazione invernale. Se il dolore dovesse persistere a dicembre, l'ipotesi di un intervento chirurgico potrebbe tornare sul tavolo, con conseguenze inevitabili sui tempi di recupero e sull'avvicinamento all'Australian Open. «Di solito è l'ultima opzione, ma ora non è più come trent'anni fa», ha osservato l'ex coach statunitense, sottolineando come le tecniche chirurgiche siano oggi molto meno invasive.

Un addio già sfiorato e il nodo del contratto

La storia tra Sinner e Cahill è costellata di separazioni annunciate e poi rinviate. L'australiano aveva già programmato di lasciare l'altoatesino alla fine del 2025, salvo poi cambiare idea dopo il trionfo londinese, quando una scommessa informale tra i due aveva prolungato la collaborazione per un'ultima stagione. Al termine di Wimbledon di quest'anno lo stesso Cahill aveva chiarito i contorni dell'accordo: «Sono qui fino alla fine del 2026, e poi vedremo. Porteremo a termine l'anno, poi ci siederemo tutti insieme come squadra per discutere di ciò che è meglio per Jannik».

Il silenzio calato attorno al suo ruolo nelle settimane successive ha però alimentato le indiscrezioni su un possibile avvicendamento sulla panchina del numero uno del mondo. Tra i nomi circolati con maggiore insistenza c'è quello di Juan Carlos Ferrero, l'uomo che ha guidato Carlos Alcaraz verso sei titoli Slam prima di interrompere il sodalizio circa un anno fa.

Lo stesso tecnico spagnolo, interpellato sull'argomento, non ha chiuso la porta: «Se mai dovesse succedere in futuro, ho già detto che capisco che la gente, soprattutto gli spagnoli, potrebbe essere contrariata, nel senso che potrebbero vederlo come se stessi andando contro Carlos».

Lo scenario medico e i tempi del rientro

Mentre il futuro dello staff resta avvolto nell'incertezza, Sinner prosegue il suo percorso di riabilitazione lontano dai riflettori. La sua ultima apparizione agonistica resta la finale di Wimbledon del 12 luglio, poi la decisione di chiudere anzitempo la stagione per concentrarsi esclusivamente sul recupero. Il rientro è fissato genericamente per il 2027, ma i tempi effettivi dipenderanno dalla risposta del ginocchio ai carichi di lavoro progressivi.

La scelta di evitare l'intervento chirurgico, privilegiando terapie conservative e sedute di fisioterapia, è stata finora portata avanti con il supporto di molteplici specialisti, una frammentazione che Gilbert ha guardato con una certa apprensione. La domanda che aleggia sul futuro immediato dell'altoatesino non riguarda tanto la sua capacità di tornare a competere, quanto piuttosto la tenuta di un ginocchio che finora ha risposto in modo discontinuo alle sollecitazioni.

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