Il caos delle nuove regole F1 2026 e l’allarme di Bernie Ecclestone: “Rischiamo di perdere i tifosi”
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Redazione Sport
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C’è un momento preciso, nei cicli della Formula 1, in cui il rumore dei motori lascia spazio al fruscio delle calcolatrici. E quello, per i puristi, è sempre il momento più amaro. I test pre-stagionali in Bahrain, solitamente un prologo dove si celano più verità di quante se ne svelino, hanno invece restituito un’immagine piuttosto chiara e, per molti versi, preoccupante di quel che sarà il Mondiale 2026. Le nuove monoposto, concepite con un riparto di potenza quasi paritario tra termico ed elettrico, hanno imposto ai piloti una guida talmente artificiosa da strappare una sarcastica battuta a Fernando Alonso: per guidare quell’auto, ha detto riferendosi alla curva 12 di Sakhir, avrebbe potuto chiamare il cuoco dell’Aston Martin. Una provocazione, la sua, che fotografa però la sostanza di un problema tecnico epocale. La gestione dell’energia, con i piloti costretti a lunghe fasi di lift and coast o a subire il cosiddetto super clipping – ovvero la riduzione della potenza erogata alle ruote per ricaricare le batterie anche a tutto gas – sta trasformando i gladiatori della velocità in attenti amministratori di flussi elettrici. E se chi guarda da casa fatica a comprendere perché in pieno rettilineo la vettura non acceleri, il rischio, secondo chi la Formula 1 l’ha governata per decenni, è quello di uno smarrimento generale.
L’attacco dell’ex patron: “Non è più un campionato per piloti”
Bernie Ecclestone, novantacinque anni e una lucidità che ancora inquieta i piani alti di Liberty Media, non ha usato giri di parole per bocciare la deriva tecnica della categoria. In una serie di interviste rilasciate al termine dei test del Bahrain, l’ex patron del Circus ha lanciato un allarme inequivocabile, definendo il nuovo corso come un pericoloso allontanamento dal DNA della competizione. Secondo Ecclestone, l’eccessiva complessità dei nuovi gruppi propulsori e la mole di restrizioni imposte ai piloti rischiano di trasformare la serie regina in un noioso laboratorio a cielo aperto, molto più vicino alla logica della Formula E che alla tradizione della vecchia scuola. “Il DNA della Formula 1 – ha tuonato – è quello di essere un campionato mondiale per piloti, non per ingegneri”. Il riferimento, nemmeno troppo velato, è a Max Verstappen, quattro volte campione del mondo, il cui stile di guida istintivo e aggressivo potrebbe essere completamente mortificato da queste nuove vetture. Le norme, ha insistito Ecclestone, stanno prendendo una direzione sbagliata: si dice continuamente ai piloti cosa non fare, sottraendo loro quella libertà e quel rischio che sono sempre stati il sale della competizione.
Super clipping e velocità crollate: la deriva tecnica
Il nodo cruciale, che ha acceso il dibattito ben oltre le dichiarazioni di Ecclestone, risiede nella natura stessa delle power unit 2026. La ripartizione quasi equa della potenza tra motore a combustione e componente ibrida ha reso la gestione energetica una variabile talmente critica da influenzare persino le traiettorie in curva. I dati telemetrici emersi dal Bahrain raccontano di monoposto che, pur viaggiando a tutto gas, vedono la loro velocità crollare in modo significativo in determinati tratti: è il super clipping, una fase in cui il MGU-K (il generatore elettrico) assorbe fino a 250 kW dalla potenza complessiva per ricaricare le batterie, lasciando al pilota una frazione residuale di cavalli, talmente bassa da essere paragonabile, come efficacia, a quella di un'utilitaria di serie. Se a questo si aggiunge la necessità di effettuare lunghi sollevamenti del piede dall’acceleratore (lift and coast) per accumulare ulteriore energia, il quadro che ne esce è quello di una guida a singhiozzo, dove il ritmo è dettato più dalla strategia di carica che dall’istinto del pilota. La perdita di velocità in curva, in alcuni casi arrivata a sfiorare i 50 km/h rispetto al 2025, ha scatenato le ire di molti, con Verstappen che ha bollato queste monoposto come “Formula E con gli steroidi”. Un paradosso, considerando che l’obiettivo dichiarato dei new rule era quello di aumentare lo spettacolo e favorire i sorpassi.
Il confronto con la Formula E e il pericolo per il pubblico
Il parallelo con la serie interamente elettrica, un tempo snobbata dai puristi e ora vista come un temibile competitor, non è più un tabù. Bernie Ecclestone ha sottolineato come la F1 stia oggettivamente competendo con la Formula E sul suo stesso terreno, quello dell’efficienza e della gestione, perdendo però la sua principale attrattiva: la brutalità e l’imprevedibilità della sfida tra esseri umani al limite. “Il pericolo è che si perdano i tifosi – ha aggiunto l’inglese – e spero sinceramente di sbagliarmi”. Un’ammissione grave, che arriva da chi ha costruito l’impero commerciale della F1. La confusione che regnerà all’inizio della stagione, con il pubblico costretto a reimparare a leggere le gare, rischia di allontanare proprio quella fascia di appassionati meno tecnica, quella che si emoziona per un sorpasso al limite e non per una mappa di recupero energia ben eseguita. Mentre le squadre, ovviamente, si dividono tra chi chiede correzioni (come la McLaren di Andrea Stella, che ha testato con successo un aumento del super clipping a 350 kW per ridurre il ricorso al lift and coast) e chi, forte di un vantaggio competitivo, preferirebbe non modificare nulla, la FIA osserva e promette di valutare dopo le prime gare, consapevole che qualsiasi intervento potrebbe stravolgere gli equilibri.
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