Frode alimentare, pomodoro cinese venduto come italiano

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Un'inchiesta condotta dalla BBC ha portato alla luce una frode alimentare di vasta portata, coinvolgendo l'azienda toscana Petti. Secondo quanto emerso, tonnellate di concentrato di pomodoro importato dalla Cina, ottenuto tramite lavoro forzato, venivano miscelate con semilavorati italiani e vendute come "100% italiane". L'indagine ha rivelato che 17 prodotti su 64 analizzati contenevano pomodoro cinese, commercializzati in catene come Tesco, Asda, Waitrose, Penny e Lidl.

La scoperta ha sollevato preoccupazioni riguardo alla necessità di un'etichettatura obbligatoria dell'origine per tutelare il vero prodotto italiano. Il gigante asiatico, infatti, ha aumentato del 38% la produzione di pomodoro nell'ultimo anno, minacciando di invadere i mercati europei con prodotti contraffatti. I produttori pugliesi, che da tempo sospettavano l'esistenza di pratiche illecite, si dichiarano vittime di questa situazione, sottolineando come alcune aziende italiane trasformassero il concentrato di pomodoro cinese per rivenderlo all'estero con etichetta "made in Italy".

L'inchiesta della BBC ha messo in evidenza un presunto traffico di "oro rosso" tra Cina, Inghilterra e Germania, passando per l'Italia. La passata di pomodoro di un noto marchio italiano è finita sotto accusa nel Regno Unito, dove i giornalisti hanno rilevato l'uso di pomodori coltivati e raccolti in Cina, spesso tramite lavoro forzato. La frode alimentare scoperta rappresenta solo la punta di un iceberg, evidenziando la necessità di maggiori controlli e trasparenza nella filiera produttiva.

Questa vicenda, che ha coinvolto anche supermercati britannici, ha suscitato un acceso dibattito sulla sicurezza alimentare e sull'importanza di garantire l'autenticità dei prodotti venduti ai consumatori.

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