Baggio: "Lasciare Firenze fu la scelta più difficile, ma il rigore di Pasadena è l'unico rimpianto"
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Redazione Sport
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Roberto Baggio, ospite del podcast Passa dal BSMT condotto da Gianluca Gazzoli, ha ripercorso con franchezza i momenti cruciali della sua carriera e della vita privata, senza risparmiare dettagli su infortuni, scelte dolorose e quell’episodio – la rapina subita un anno fa – che lo ha segnato profondamente.
A emergere, tra i tanti ricordi, è soprattutto la sofferenza legata all’addio alla Fiorentina, club in cui divenne idolo prima del controverso trasferimento alla Juventus nel 1990. "Andare via da Firenze è stata la scelta più difficile", ha ammesso, lasciando intendere quanto quel passaggio, vissuto dai tifosi viola come un tradimento, abbia pesato nonostante le circostanze – la necessità di ripagare la società dopo il fallimento – fossero più forti di lui.
Non meno doloroso fu l’infortunio al crociato subito a 18 anni, quando, durante la militanza nel Vicenza, "il mondo gli crollò addosso". "Ricordo il momento in cui me lo dissero: ero in ospedale a Vicenza, mi fecero l’artroscopia e avevo il legamento completamente rotto", ha raccontato, sottolineando come quell’incidente, invece di fermarlo, lo spinse a reinventarsi, trasformando la sua fisicità per diventare un giocatore ancor più tecnico.
Sul rapporto con gli allenatori, Baggio ha rievocato le incomprensioni con Arrigo Sacchi, con cui "si raggiunsero grandi risultati" in nazionale, prima che "un po’ di ego" creasse tensioni. E poi Marcello Lippi, all’Inter, che inizialmente lo considerò inadatto al suo modulo. "Poi ho capito...", ha sorriso, senza aggiungere altro, lasciando intuire una rivalsa personale.
Ma è sul Mondiale del ’94 che il Divin Codino si è soffermato con maggiore amarezza, pur senza autocommiserarsi. Quel rigore sbagliato a Pasadena contro il Brasile, che privò l’Italia del titolo, resta "l’unico rimpianto" di una carriera altrimenti luminosa. "Ho la fortuna di non avere altri rimpianti", ha precisato, anche se evitare di rivedere l’ultima partita con il Brescia, al San Siro, tradisce un’emozione più complessa: "Faccio fatica a guardarmi, mi viene nostalgia".




