Trump caccia Zelensky: «Non hai carte»

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Peggio di così non poteva andare. Quello che doveva essere un momento decisivo per Volodymyr Zelensky nel rapporto con Donald Trump – un «make or break moment», come lo definiscono gli americani – si è trasformato in una rottura netta, senza possibilità di appello. Il presidente ucraino, arrivato alla Casa Bianca dopo gli sforzi diplomatici di Emmanuel Macron e Keir Starmer, sperava di consolidare il sostegno statunitense in un momento critico per il suo paese. I media avevano già salutato come un successo il fatto che Zelensky riuscisse a incontrare Trump prima di Vladimir Putin, ma le aspettative sono state spazzate via in pochi minuti.

Trump, che da sempre considera l’Ucraina e l’Europa poco più che comparse nel grande gioco geopolitico, ha ribaltato completamente la narrazione. Durante l’incontro, Zelensky ha cercato di difendere le ragioni del suo paese, ma si è trovato di fronte a una trappola ben orchestrata. L’accordo sulle terre rare, presentato come un’opportunità strategica, si è rivelato un espediente per costringere Kiev a un negoziato svantaggioso, con gli Stati Uniti e la Russia a dettare le condizioni. Trump ha smantellato la posizione ucraina, negando il ruolo della Russia come aggressore e ignorando i principi del diritto internazionale che l’Europa ha cercato di difendere proprio attraverso il sostegno a Kiev.

La reazione europea non si è fatta attendere. Il primo a intervenire è stato il premier polacco Donald Tusk, che sui social ha rassicurato Zelensky e gli ucraini: «Non siete soli». Tusk ha aperto un fronte di solidarietà che ha rapidamente coinvolto altri leader europei, da sinistra a destra. Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, ha ribadito il sostegno a Kiev, mentre Giorgia Meloni si è detta pronta a mediare per organizzare un vertice tra Stati Uniti e alleati.

Intanto, da Mosca arriva una reazione che non sorprende. Dmitrij Medvedev, vice-capo del Consiglio di sicurezza nazionale russo, ha definito Zelensky «un porco ingrato che finalmente ha ricevuto un sonoro schiaffo dai padroni del porcile». Un linguaggio volgare e sprezzante, che riflette la soddisfazione del Cremlino per l’isolamento di Kiev e il riavvicinamento tra Washington e Mosca.

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