Addio a Ludovica, la bimba di due anni stroncata dalla meningite
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Redazione Interno
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“Oggi anche Dio ha le lacrime agli occhi”, ha detto qualcuno, mentre la piccola bara bianca di Ludovica, una macchia di purezza in un mare di dolore, veniva portata a spalla da familiari e amici attraverso un corridoio umano che sembrava non finire mai. La piazza e la chiesa arcipretale di Mel, nel comune di Borgo Valbelluna, erano gremite in ogni angolo, con migliaia di persone accorse per un addio che ha unito un intero territorio in un abbraccio silenzioso e partecipe, dove i palloncini bianchi e rosa, rilasciati in cielo al termine della cerimonia, hanno disegnato nell’aria il colore di un’infanzia spezzata troppo presto.
Un dolore collettivo e straziante
La cerimonia funebre, che si è svolta nel primo pomeriggio, ha visto una folla immensa, stimata in oltre mille persone, assieparsi non solo dentro il luogo di culto, già stracolmo già mezz’ora prima dell’inizio, ma anche all’esterno, in una piazza trasformata in un’unica, commossa assemblea. Il feretro, di dimensioni così esigue da sembrare surreale, è stato accompagnato dalle note di una canzone di Irama, scelta per dare voce a un sentimento di perdita che le parole, da sole, faticano a esprimere. Ai genitori, Martina e Renzo, sono state rivolte parole di conforto e di vicinanza durante l’omelia, che ha cercato di lenire una ferita la cui profondità è percepibile soltanto da chi, come loro, vede svanire i propri sogni insieme a una vita appena sbocciata.
La malattia e le domande senza risposta
La piccola Ludovica Nessenzia, stroncata a soli due anni da una meningoencefalite batterica, era stata ricoverata in ospedale pochi giorni prima della sua scomparsa, dopo che i genitori, allarmati dal suo stato di salute, avevano deciso di condurla in cura. La sua morte, giunta improvvisamente la scorsa settimana a seguito delle dimissioni dalla struttura sanitaria, ha lasciato dietro di sé, oltre a uno strazio indicibile, un profondo senso di smarrimento e una ragnatela di interrogativi che pesano su una tragedia già di per sé difficile da accettare. La rapidità con cui la malattia ha avuto il sopravvento, infatti, ha contribuito ad accrescere un’atmosfera di costernazione generale, dove il lutto privato si intreccia con la necessità di comprendere la dinamica di eventi così tragici.
L’ultimo saluto in un paese unito
Quello che si è consumato oggi non è stato soltanto un funerale, ma un momento di raccoglimento collettivo di rara intensità, capace di mostrare, al di là del cordoglio, la forza di una coesione che di fronte alla morte di un bambino trova la sua espressione più autentica. Il lungo corteo che ha accompagnato Ludovica, i volti segnati dalla commozione, il suono della musica e il volo dei palloncini hanno creato un quadro di dolore e di affetto, nel quale si è riconosciuta un’intera popolazione, unita nel ricordare una bambina la cui assenza, d’ora in poi, sarà un vuoto permanente per coloro che l’hanno amata.




