Pelle d’estate: i disturbi cutanei più comuni e la prevenzione tra creme solari e Iva

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Con l’arrivo della stagione estiva, le occasioni per stare all’aperto si moltiplicano, ma parallelamente cresce il rischio di andare incontro a fastidiosi problemi cutanei, che vanno dalle più comuni scottature a reazioni allergiche provocate da insetti o da agenti chimici presenti in acqua e nell’aria. Sole, sudore, salsedine, cloro e pollini possono alterare l’equilibrio del mantello idrolipidico della pelle, specialmente se questa non viene adeguatamente protetta e idratata con prodotti specifici, capaci di creare una barriera efficace contro le aggressioni esterne.

La dermatologia estiva, in effetti, si trova ogni anno a fare i conti con una serie di disturbi ben precisi che, sebbene nella maggior parte dei casi siano temporanei e risolvibili con semplici accortezze, possono talvolta celare conseguenze più serie, come nel caso delle ustioni solari più gravi o della comparsa di lesioni sospette che richiedono un approfondimento diagnostico tempestivo.

Conoscere i nemici della pelle durante i mesi caldi, quindi, diventa il primo passo per godersi il mare, la montagna o la città senza dover poi fare i conti con arrossamenti, pruriti o desquamazioni che rovinano l'umore e, a volte, mettono a dura prova anche la salute a lungo termine.

Le scottature solari, un'infiammazione che non lascia solo un ricordo

La scottatura solare rappresenta forse il problema cutaneo più diffuso in estate, ed è un vero e proprio meccanismo di difesa che il nostro organismo attiva quando le radiazioni ultraviolette, in particolare i raggi UVB, superano la capacità protettiva della melanina, innescando una risposta infiammatoria acuta che si manifesta con arrossamento, calore, dolore e, nei casi più severi, con la formazione di vesciche e bolle.

La sera, dopo una giornata passata al mare o in piscina, la pelle brucia e tira, sfoderando un rosso allarmante che molti interpretano come il preludio di un'abbronzatura duratura, ma in realtà quella tonalità accesa è il segnale di un danno cellulare che coinvolge il DNA dei cheratinociti, e che qualche giorno più tardi, quando la pelle si sfalda e si spella, sembra rientrare nei ranghi come se tutto fosse finito con la fine della vacanza.

Quel colore, però, non è un souvenir da conservare con leggerezza, perché la riparazione visibile non corrisponde sempre a un completo ripristino delle condizioni biologiche precedenti all'esposizione, e le prove scientifiche indicano che anche una sola scottatura grave, specialmente se subita durante l'infanzia o l'adolescenza, può aumentare in modo significativo il rischio di sviluppare in futuro un melanoma o altri tipi di tumori della pelle.

Bisogna considerare, inoltre, che l'intensità dei raggi ultravioletti che raggiunge la superficie terrestre è in aumento a causa del progressivo assottigliamento dello strato di ozono, e che l'esposizione senza una protezione adeguata espone a un pericolo concreto, come sottolineato da numerosi studi epidemiologici che mettono in relazione l'incremento delle radiazioni UV con l'aumento dei casi di neoplasie cutanee registrati negli ultimi decenni.

Sudore, cloro e salsedine: i nemici silenziosi della barriera cutanea

Oltre ai raggi solari, il caldo e l'umidità estiva favoriscono la comparsa di disturbi come la miliaria, comunemente nota come "sudamina", un'eruzione cutanea caratterizzata da piccole vescicole o papule rosse che compaiono quando le ghiandole sudoripare si ostruiscono e il sudore rimane intrappolato sotto la pelle, provocando prurito e un fastidioso senso di puntura.

Le lunghe ore trascorse in acqua, poi, tra piscine trattate con cloro e ambienti marini ricchi di salsedine e microrganismi, possono alterare il film idrolipidico che protegge l'epidermide, rendendola più vulnerabile a infezioni batteriche o fungine, come la pitiriasi versicolor, che si manifesta con chiazze chiare o scure sul tronco e sulle spalle, o la follicolite, un'infiammazione dei bulbi piliferi che può essere aggravata dall'uso di indumenti stretti e bagnati a lungo.

Anche i detergenti aggressivi e i dopobagno non adatti al proprio tipo di pelle possono peggiorare la situazione, asciugando e irritando ulteriormente il derma, e per questo motivo gli specialisti raccomandano di utilizzare prodotti delicati, con pH fisiologico, e di applicare dopo la doccia una crema idratante ed emolliente che aiuti a ricostituire la barriera cutanea compromessa.

La prevenzione, in questo contesto, passa anche attraverso l'abitudine di asciugarsi accuratamente dopo ogni bagno e di indossare abiti leggeri, possibilmente in fibre naturali come il cotone o il lino, che favoriscono la traspirazione e riducono l'attrito, limitando così l'insorgenza di quelle irritazioni da sfregamento che, specialmente nelle pieghe della pelle, possono degenerare in veri e propri intertrigini.

Le reazioni da insetti e le fotoallergie, un capitolo spesso sottovalutato

Le punture di zanzare, vespe e tafani rappresentano un altro capitolo importante della dermatologia estiva, e le reazioni cutanee che ne derivano vanno dal semplice pomfo pruriginoso, che si risolve in poche ore, a quadri più complessi come l'orticaria papulosa nei bambini o le reazioni bollose e necrotiche in soggetti particolarmente sensibili al veleno di alcuni imenotteri.

A queste si aggiungono le cosiddette fotoallergie e fototossicità, reazioni anomale della pelle che si manifestano quando alcuni principi attivi contenuti in farmaci, cosmetici o profumi, una volta attivati dalla luce solare, scatenano un'infiammazione localizzata che può assumere l'aspetto di un eczema o di un rash eritematoso, spesso localizzato nelle zone esposte al sole come il volto, il collo e il dorso delle mani.

Non è raro, in questo periodo dell'anno, che i dermatologi si trovino a visitare pazienti con eruzioni cutanee difficili da diagnosticare, dovute all'interazione tra raggi UV e sostanze chimiche apparentemente innocue, come alcuni oli essenziali contenuti nei profumi o nei repellenti per insetti, e per questo è fondamentale leggere con attenzione i foglietti illustrativi dei farmaci e chiedere consiglio al proprio medico prima di esporsi al sole se si è in terapia con antibiotici, antinfiammatori o diuretici.

La phytophotodermatitis, una forma particolare di fotosensibilizzazione causata dal contatto con il succo di alcune piante come il limone, il sedano o il finocchio, seguita dall'esposizione ai raggi solari, può lasciare macchie iperpigmentate che impiegano mesi a scomparire, e rappresenta un esempio di come la natura stessa, in apparenza così benefica, possa celare delle insidie per la nostra pelle.

La battaglia contro l'Iva sulle creme solari e il caso di Jessica Zbinden-Webster

In questo quadro di rischi e prevenzione, la discussione si sposta inevitabilmente sul costo dei prodotti di protezione solare, un tema che ha assunto rilevanza nazionale nel Regno Unito grazie alla petizione lanciata da Jessica Zbinden-Webster, una donna che a soli 26 anni ha ricevuto una diagnosi scioccante di tumore della pelle e che oggi, a 34 anni, ha superato le 100.000 firme per chiedere l'abolizione dell'Iva al 20% applicata alle creme solari, un'imposta che secondo lei rende la prevenzione un lusso per pochi e penalizza soprattutto le fasce più vulnerabili della popolazione.

La sua storia, segnata da un'escissione, un innesto cutaneo e quattro interventi chirurgici agli occhi, ha fatto il giro dei media britannici e lunedì 24 agosto la campagna è approdata fino a Downing Street, portando l'attenzione del governo su un problema che unisce sanità pubblica e giustizia sociale, e che interroga le istituzioni sulla possibilità di considerare i prodotti solari come beni di prima necessità, al pari dei farmaci.

I dati epidemiologici mostrano che l'incidenza dei tumori cutanei è in costante aumento, e che il costo sociale ed economico di queste patologie, in termini di cure, ricoveri e perdita di produttività, è destinato a crescere se non si investirà in modo deciso su campagne di sensibilizzazione e su misure che rendano accessibili a tutti gli strumenti di prevenzione primaria. Paola Queirolo, coordinatrice del team melanoma e tumori cutanei dell'Irccs Azienda ospedaliera metropolitana di Genova e delle Linee Guida Aiom sui tumori cutanei, nonché fondatrice della campagna "Il sol...

", ha più volte sottolineato come il problema non sia solo la maggiore aggressività dei raggi solari, ma anche la diffusione di false informazioni veicolate da medici che, trasformandosi in influencer, consigliano pratiche pericolose o minimizzano i rischi di un'esposizione senza protezione.

La sua voce si aggiunge a quella di numerosi specialisti che chiedono un cambio di passo culturale, affinché l'uso della crema solare venga percepito non come un optional estivo, ma come un gesto di responsabilità quotidiana, al pari dell'allacciamento delle cinture di sicurezza in automobile, e la vicenda di Jessica Zbinden-Webster rappresenta un esempio emblematico di come una tragedia personale possa trasformarsi in un'occasione di dibattito pubblico e di possibile cambiamento normativo.

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