Addio a Mario Colombo, il presidente di Colmar che ha vestito lo sci italiano

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La notizia della scomparsa di Mario Colombo, avvenuta ieri all’età di 71 anni, ha lasciato un vuoto profondo non solo negli stabilimenti di Monza, dove ha sede la Manifattura Colmar, ma anche tra le montagne del Trentino, e in particolare a Madonna di Campiglio. L’imprenditore, conosciuto da molti come “Mister Colmar” per il legame viscerale con l’azienda fondata dal nonno nel 1923, non era soltanto un industriale; era, per certi versi, il custode di una memoria sportiva che ha coinciso con le pagine più gloriose dello sci italiano. Entrato nella manifattura di famiglia nel lontano 1973, Colombo ha saputo traghettare il marchio attraverso cinque decenni di rivoluzioni tecnologiche e di mode, trasformando un’eredità di tessuti tecnici in un fenomeno globale senza mai tradire l’anima artigianale del prodotto.

L’eredità della “Valanga Azzurra” e il legame con il golf

La carriera di Colombo è stata un continuo alternarsi tra la gestione dell’eredità storica e la proiezione verso il futuro. Dopo una breve ma significativa parentesi come amministratore delegato di Adidas Italia tra il 2000 e il 2004, fece ritorno alla presidenza di Colmar con una visione più chiara che mai: unire la tradizione del Made in Italy con le logiche del mercato internazionale. Sotto la sua guida, l’azienda ha consolidato un fatturato che, solo nel 2023 (l’anno del centenario), ha raggiunto i 115 milioni di euro, segnando un incremento del 9,5% rispetto all’anno precedente. Ma al di là dei numeri, era il suo rapporto con il territorio a raccontare chi fosse veramente Mario Colombo. A Madonna di Campiglio, dove ricopriva la carica di presidente del Golf Club Campo Carlo Magno e dove gli era stata conferita la cittadinanza onoraria, lo ricordano come un uomo capace di coniugare la disciplina del golf con la passione per la montagna. Non a caso, fu proprio lui a espandere il marchio nel mondo del golf a partire dal 2007, dimostrando che la ricerca della performance non appartiene solo alle discese impegnative, ma anche alla quiete del green.

Dai sarti di Monza agli atleti olimpici

L’attenzione maniacale per il dettaglio, d’altronde, era nel sangue di chi per decenni ha vestito i campioni. Colmar, lo ricordiamo, forniva le tute alla nazionale italiana già alle Olimpiadi di Oslo del 1952, quando Zeno Colò sfrecciò verso l’oro, e ancora negli anni Settanta, durante il mito della “Valanga Azzurra” di Gustav Thoeni e Piero Gros. Mario Colombo ha raccolto quel testimone portandolo avanti con un misto di orgoglio e pragmatismo: le giacche, le salopette e i softshell realizzati su misura nei laboratori di Monza continuano a essere testati e indossati dagli atleti delle nazionali, che arrivano in estate per le prove tecniche, alla ricerca di quella leggerezza e di quel calore che solo una manifattura specializzata può garantire. In un’intervista recente, l’imprenditore aveva raccontato con una certa ironia i retroscena di una vita passata tra sci e polpette (Zeno Colò, a suo dire, ne era ghiotto), nonché la sua “conversione” al golf avvenuta grazie a Piero Gros e Paolo Chiesa, un passaggio che testimonia la sua capacità di reinventarsi senza mai perdere l’entusiasmo.

Un cambio di consegne nella continuità familiare

La gestione di Mario Colombo ha rappresentato per l’azienda un’era di crescita costante e di innovazione responsabile. L’espansione del brand non si è mai tradotta in una snaturizzazione del prodotto, bensì in una diversificazione intelligente che ha saputo intercettare un pubblico più giovane senza alienare la clientela storica. Con la sua dipartita, il timone passa ora alla quarta generazione della famiglia, con i figli (in particolare Stefano, già attivo in azienda) pronti a raccogliere un’eredità pesante ma solidissima. La sfida, per loro, sarà mantenere vivo quello spirito che ha permesso a Colmar di resistere per oltre cent’anni, cavalcando le onde del cambiamento senza mai essere travolto. Il trend positivo degli ultimi anni, suggellato da bilanci in salute, fornisce certamente un terreno fertile per questo passaggio generazionale, che avviene nel segno della continuità più che della rivoluzione. La camera ardente per l’ultimo saluto a Mario Colombo sarà allestita nella sede di Monza prima dei funerali, che si terranno nel duomo cittadino.

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