Sassari, il Capodanno tra l'oceano umano per Pezzali e le polemiche sul palco
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La città ha ritrovato, in una notte di fine dicembre, la sua vocazione per i grandi eventi, attirando una folla che ha superato ogni più ottimistica previsione. Piazzale Segni, con l’area adiacente al PalaSerradimigni e allo stadio Vanni Sanna, si è trasformato in un unico, vasto assembramento di persone, un’onda compatta che ha cantato e ballato al seguito di Max Pezzali. Numeri che, da soli, raccontano una storia di successo: circa ventimila persone nel cuore dell’area, a cui se ne devono aggiungere altre diecimila nelle zone limitrofe, per un totale che sfiora le trentamila presenze. Un traguardo significativo, preparato anche da un efficiente servizio di trasporto che ha garantito i collegamenti, con quasi dodicimila persone movimentate attraverso le navette appositamente predisposte dall’Atp in sinergia con l’amministrazione comunale. Otto parcheggi dislocati in punti strategici della città hanno funzionato da terminal, snellendo il traffico e convogliando il pubblico verso via Vardabassa, a pochi passi dal palco.
Le critiche alla conduzione e i limiti organizzativi
Al di là dell’indiscusso richiamo popolare della serata, definita dal sindaco Giuseppe Mascia un successo che ha reso Sassari protagonista, l’evento non è però sfuggito a una serie di critiche piuttosto aspre. Le polemiche, infatti, si sono concentrate principalmente sulla conduzione dello spettacolo, affidata a presentatori il cui linguaggio e il cui stile sono stati giudicati da molti come eccessivamente fuori dalle righe, se non addirittura “trash”, termine utilizzato da una parte del pubblico e della cittadinanza. Quelle che il primo cittadino ha definito, con un’espressione diplomatica, delle “smagliature”, sono apparse a diversi osservatori come aspetti problematici strutturali, legati non a semplici imperfezioni ma alla gestione stessa della serata. Su questo punto, le dichiarazioni ufficiali hanno preferito glissare, limitandosi a un laconico «ci spiace», senza approfondire la natura delle lamentele.
Le questioni tecniche e di sicurezza emerse
Oltre alle perplessità sul tono dei conduttori, la macchina organizzativa ha mostrato qualche altro punto debole, portando alla luce questioni che un evento di tale portata inevitabilmente amplifica. Problemi tecnici legati all’audio hanno in alcuni momenti compromesso la fruizione dello spettacolo, mentre non sono mancate segnalazioni riguardanti la gestione della sicurezza, altro tassello fondamentale per la riuscita di un raduno di massa. Sono proprio questi, secondo l’amministrazione, gli elementi da cui ripartire per migliorare: gli errori, come ha sottolineato il sindaco, servono per crescere e c’è l’impegno formale a intervenire su quei fronti critici che la serata ha palesato. Un approccio che riconosce le carenze, pur nel quadro di un bilancio generale positivo dettato dalla straordinaria affluenza.
Un bilancio diviso tra numeri e percezione
Il risveglio della città nel primo giorno del 2026 è stato dunque caratterizzato da sentimenti contrastanti, diviso tra l’entusiasmo per l’exploit di presenze, un vero record per Sassari, e un diffuso malcontento per quanto è avvenuto sul palco. L’immagine che resta è duplice: da un lato, la capacità di attrarre e gestire un flusso enorme di persone, dimostrata dai numeri del concerto e dall’efficacia del piano mobilità; dall’altro, la difficoltà di controllare ogni aspetto della complessa macchina dello spettacolo, con scelte artistiche e di conduzione che hanno finito per offuscare, per una parte del pubblico, il ricordo stesso della performance musicale. Una lezione, quella delle “smagliature”, che dovrà essere analizzata, se si vuole che la vocazione per i grandi eventi possa consolidarsi in una proposta sempre più solida e condivisa.




