Santanchè, "Non mi dimetto"
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Redazione Interno
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VERONA — Allegra come una Lady Macbeth, ieri Daniela Santanchè ha inaugurato il Motor Bike Expo. Figurarsi il contesto: migliaia di motociclisti già con la birra in mano — ore 11 — e gli spruzzi di fango alla gara di motocross, il profumo di wurstel che si alzava nel cielo di Verona. Finalmente, ecco la ministra rinviata a giudizio, tutta nerovestita, e la faccia pure. «E il morto dov’è?», ha esclamato Santanchè, ribadendo che si dimetterà solo se imputata per truffa. Il segnale di La Russa: «Valuterà bene». «Nessuno mi fa saltare i nervi», ha aggiunto la ministra, che non è ancora l’ora di togliersi i sassolini dalle scarpe, ma quella della resistenza all’assedio di chi da giorni preme per le sue dimissioni, sì.
Alla vigilia della partenza per Gedda, la “perla del Mar Rosso” dove oggi atterrerà anche Giorgia Meloni (la cui agenda in Arabia Saudita pare quasi studiata per non incrociare quella della titolare del Turismo), la ministra di Fratelli d’Italia chiarisce una volta per tutte qual è la sua linea del Piave. Santanchè: «Non do le dimissioni». Il passo indietro non intende farlo e nemmeno ci sta riflettendo, ma intorno è sempre più isolata. Nel governo e nel suo partito. Daniela Santanchè non arretra di un centimetro, ribadisce che sarebbe pronta a dimettersi in caso di rinvio a giudizio per il procedimento sulla cassa Covid, ma non ora, dopo quello per falso in bilancio. Eppure da giorni prosegue il pressing sulla ministra affinché valuti una scelta diversa. Santanchè, prove di logoramento. E ora La Russa non la difende più.
GEDDA-ROMA. E pensare che dovevano arrivare assieme a Gedda, per farsi fotografare a bordo dell’Amerigo Vespucci. La ministra del Turismo e la presidente del Consiglio che con questo viaggio di tre giorni in Arabia Saudita, con delegazione di imprenditori al seguito, dovrebbe suggellare il grande ripensamento sul regime di Riyad. Meloni è stata per anni una feroce critica del principe Mohammed Bin Salman, perennemente con il dito puntato contro i governi di centrosinistra che avevano interlocuzioni o intrattenevano affari con la dinastia wahhabita




