Nintendo punta su Monolith Soft per il futuro di Zelda, tra ansie superate e una collaborazione divenuta simbiosi creativa

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   In un’intervista rilasciata sul sito ufficiale dello studio, è emerso con chiarezza il desiderio di Nintendo di coinvolgere in maniera sempre più ampia e strutturata il team di Monolith Soft – noto al grande pubblico per la saga di Xenoblade Chronicles – nello sviluppo dei futuri capitoli di The Legend of Zelda. Il dialogo tra Daiki Iwamoto, general manager della serie Zelda, e Yasuhiro Fujita, director della software house, ha dipinto un quadro evolutivo di una partnership nata oltre un decennio fa e ormai maturata fino a diventare un rapporto di piena condivisione progettuale, lontano dai semplici rapporti di committenza.

L'esordio, tra ansie e la necessità di un dialogo costante

Il primo approccio, che risale al supporto offerto per “Skyward Sword” nel 2011, fu caratterizzato, come ammesso dagli stessi intervistati, da una notevole “ansia e aspettativa” da entrambe le parti. Monolith Soft, chiamata in causa per le sue competenze in design e pianificazione, si trovava a operare come supporto esterno su una delle proprietà più care e prestigiose di Nintendo. Per superare le inevitabili diffidenze iniziali e le distanze logistiche – lo studio ha sede a Tokyo mentre il team Zelda storico è a Kyoto – fu fondamentale istituire un canale di comunicazione costante e ricorrere a frequenti trasferte, permettendo così di costruire quel tessuto di fiducia reciproca necessario per qualsiasi collaborazione di successo.

La trasformazione in un unico organismo creativo

La vera svolta, però, si è consumata con “Breath of the Wild”. In quel frangente, il rapporto tra le due realtà ha subito una metamorfosi significativa, passando da una dinamica in cui Monolith Soft produceva contenuti “su specifica” a una in cui i due team hanno cominciato a “pensare e creare insieme”. Questo cambio di paradigma, che ha trovato piena conferma nel successivo “Tears of the Kingdom”, ha trasformato la collaborazione in una vera e propria simbiosi, sfruttando al massimo quelle che sono le riconosciute capacità di Monolith Soft nel concepire e realizzare mondi aperti di vasta scala, persino su hardware con limitazioni tecniche. La competenza, ormai consolidata, non viene più semplicemente applicata, ma diventa parte integrante del processo ideativo stesso del gioco.

Un futuro modellato da una visione condivisa

Le parole di Iwamoto, che esprimono l’intenzione di collaborare nuovamente a un nuovo progetto della saga, non suonano quindi come una mera dichiarazione di intenti, bensì come la logica conseguenza di un percorso ormai tracciato. L’intervista, del resto, non lascia spazio a dubbi: la filosofia di sviluppo per i titoli Zelda più recenti è il frutto di una visione condivisa, dove il contributo dello studio di Xenoblade è considerato essenziale e non più accessorio. Questa integrazione profonda, che ha richiesto anni per affinarsi, suggerisce che il prossimo grande viaggio nell’Hyrule del futuro sarà plasmato dalle medesime sinergie che hanno ridisegnato i confini del genere negli ultimi capitoli.

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