Consob blocca la memecoin di Fabrizio Corona: «È abusiva»
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Redazione Economia
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Il mondo delle criptovalute, spesso considerato una frontiera finanziaria senza regole, torna a far discutere. Questa volta, al centro della scena, c’è Fabrizio Corona, noto per i suoi trascorsi da paparazzo e per gli scandali che lo hanno visto protagonista negli anni. La Consob, l’Autorità di vigilanza sui mercati finanziari italiani, ha ordinato lo stop immediato della memecoin “$Corona”, una criptovaluta legata alla sua figura e promossa attraverso canali social come Instagram e Telegram, oltre che tramite un sito dedicato. La motivazione? L’offerta al pubblico italiano sarebbe stata effettuata senza la consegna del documento informativo obbligatorio, il cosiddetto white-paper, richiesto dalla normativa Micar.
La vicenda, che potrebbe sembrare una semplice questione burocratica, nasconde in realtà dinamiche più complesse. La memecoin, un tipo di criptovaluta il cui valore è spesso legato alla popolarità di un personaggio o di un tema, è stata oggetto di un’oscillazione di prezzo così repentina da attirare l’attenzione della Consob. Nei minuti precedenti alla sua pubblicazione ufficiale, il valore dell’asset virtuale ha subito un’impennata sospetta, per poi crollare bruscamente. Un comportamento che ricorda da vicino lo schema noto come pump and dump, una pratica illegale in cui il prezzo di un asset viene artificialmente gonfiato per attirare investitori ignari, per poi essere “scaricato” prima del crollo, lasciando molti con perdite consistenti.
Fabrizio Corona, che aveva lanciato la moneta digitale con l’obiettivo di sfruttare la sua notorietà, si trova ora nel mirino delle autorità. La Consob, nel suo intervento, ha sottolineato come l’offerta della memecoin fosse “abusiva”, evidenziando la mancanza di trasparenza e di adempimenti normativi. Nonostante il blocco imposto dall’Authority, c’è chi, secondo alcune indiscrezioni, avrebbe già tratto profitto dall’operazione, sfruttando le oscillazioni di prezzo per realizzare guadagni significativi.
La vicenda riaccende i riflettori sul mondo delle criptovalute e, in particolare, sulle memecoin, spesso considerate più come oggetti da collezione digitali che come strumenti finanziari veri e propri. Il loro valore, infatti, è strettamente legato alla popolarità del soggetto a cui sono associate, rendendole particolarmente volatili e soggette a manipolazioni. Sei milioni di italiani, secondo recenti stime, hanno già investito in cryptoasset, attratti dalla promessa di guadagni facili e dalla possibilità di operare al di fuori del sistema bancario tradizionale. Tuttavia, casi come quello della memecoin $Corona dimostrano come questo mercato sia ancora un terreno fertile per speculazioni e truffe.




