L'era della relazione abusiva e i segni di una nuova consapevolezza europea

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Quasi un anno è trascorso da quando, sempre a Monaco di Baviera in occasione della conferenza sulla sicurezza, il vicepresidente degli Stati Uniti, J.D. Vance, tenne un discorso passato agli annali per la sua durezza nei confronti dell’Europa, paragonando certe sue derive a ciò che accadeva nella Russia sovietica -6. Un attacco verbale, quello del 2025, che molti osservatori definirono rozzo e squallido, e che aveva lasciato attonita la platea e i leader del Vecchio continente, costringendoli a una difesa d’ufficio dei propri valori e delle proprie istituzioni democratiche. Ebbene, a distanza di un anno, il segretario di Stato americano, Marco Rubio, è tornato sul luogo del delitto, per usare una metafora giornalistica, e il suo intervento, seppur più misurato nei toni, non ha affatto fugato i dubbi circa la volontà di Washington di ridefinire in modo unilaterale e talvolta brutale il rapporto con gli alleati europei -2. L’impressione, per molti analisti, è che si tratti di una versione addolcita di una politica che rimane sostanzialmente ostile non tanto al vecchio continente in quanto tale, quanto piuttosto al progetto di integrazione europea, alla sua moneta unica e alla sua pretesa di divenire un attore geopolitico autonomo. Rubio, infatti, ha abilmente evitato di menzionare l’Unione Europea nel suo discorso, concentrandosi su una generica difesa della civiltà europea, quasi a voler distinguere tra un’entità politica considerata ormai ingombrante e un patrimonio culturale da preservare -2.

Dagli eurobond alla difesa, i passi avanti dopo le strigliate

Eppure, paradossalmente, le continue pressioni e le sferzate provenienti da oltreoceano, lungi dal paralizzare l’Unione, ne hanno forse accelerato alcuni processi interni, spingendo gli stati membri a ricercare forme di integrazione più profonde in settori nevralgici. È il caso, ad esempio, del dibattito, un tempo tabù, sulla difesa comune e sugli strumenti finanziari per sostenerla: la presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, ha recentemente ricordato come l’Europa non possa più permettersi di essere semplicemente resiliente, ma debba diventare forte, e che la forza si misura anche nella capacità di produrre plusvalore attraverso la ricerca e l’innovazione, così da non dover scegliere tra il mantenimento dello stato sociale e una credibile capacità di deterrenza militare -5. In questa direzione, sono significativi i primi timidi passi compiuti, come l’emissione dei primi bond europei dedicati al settore della difesa da parte di importanti gruppi bancari del continente, un’iniziativa che mira a incanalare capitali privati verso progetti di sicurezza e autonomia strategica, dimostrando che il mercato, a volte, è più reattivo e lungimirante della politica -4. Lo stesso Rubio, del resto, ha giustificato l’atteggiamento brusco dell’amministrazione Trump, che ha alla sua guida di nuovo Donald Trump, come un tentativo non di dividere, ma di “rivitalizzare” l’alleanza, sebbene la sua metafora dell’America “figlia” dell’Europa suoni, per molti, come un tentativo di imporre un “vassallaggio felice” piuttosto che un rapporto paritario tra adulti -2.

L’euro, pilastro visibile di una realtà politica in evoluzione

Mentre il nuovo corso americano spinge per una ridefinizione dei ruoli, l’Unione Europea celebra un anniversario importante per uno dei suoi simboli più tangibili: l’euro, che da un quarto di secolo rappresenta il cuore pulsante dell’integrazione economica e, di riflesso, politica del continente. Non tutti i paesi membri, è vero, lo hanno adottato, e alcuni continuano a guardarlo con sospetto, ma la moneta unica è ormai divenuta un pilastro fondamentale per gli scambi interni e per la proiezione esterna dell’Europa, un segno visibile e quotidiano di una nuova realtà politica che ha superato, non senza difficoltà e momenti di crisi come quelli affrontati da Mario Draghi con il suo famoso “whatever it takes”, le turbolenze finanziarie e gli attacchi speculativi -3-7. La moneta unica, insomma, ha retto e ha contribuito a rendere il continente più unito e solido, attirando anche nuove adesioni, e dimostrando che l’esperimento di una moneta senza stato, per quanto imperfetto, è stato un indubbio successo che ha aperto la strada a ulteriori forme di condivisione della sovranità.

La necessità di più condivisione per un’autentica sovranità

Il punto, oggi, è che solo lo sviluppo economico e l’innovazione possono generare la ricchezza necessaria per non essere costretti a scelte drammatiche tra il burro e i cannoni, ovvero tra il finanziamento del welfare, delle pensioni e della sanità da un lato, e un adeguato livello di spesa per la difesa dall’altro. La libertà, come è stato osservato, si misura anche in termini di plusvalore prodotto, e per ottenerlo è indispensabile investire in ricerca e innovazione, abbattendo quelle barriere interne che ancora frammentano il mercato unico e che, secondo studi recenti, equivalgono a veri e propri dazi nascosti, talvolta superiori a quelli minacciati dagli Stati Uniti -5. Christine Lagarde, in più occasioni, ha messo in guardia i governi dall’inerzia, definendola “irresponsabile”, e ha sottolineato che la prossima crisi per l’Europa potrebbe non arrivare dall’esterno, ma proprio dalla sua paralisi interna, dalla sua incapacità di compiere quel salto di qualità verso una maggiore condivisione delle scelte in materia fiscale e di politica estera -9. Se l’Europa vuole davvero uscire da quella che è stata definita una “relazione abusiva” con gli Stati Uniti, non può limitarsi a subire, ma deve agire con decisione per completare la propria unione economica e monetaria, dotandosi degli strumenti per contare sulla scena globale come un attore coeso, e non come un insieme di stati divisi e quindi ricattabili.

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