Christa Pike sopravvive a due iniezioni letali, esecuzione fallita
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Redazione Esteri
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Christa Pike è sopravvissuta al tentativo di esecuzione con iniezione letale compiuto mercoledì in Tennessee: dopo la somministrazione delle due dosi di pentobarbital previste dal protocollo, la cinquantenne era ancora viva ed è stata trasferita in ambulanza in una struttura sanitaria esterna al carcere. Il tentativo avrebbe dovuto portare alla prima esecuzione di una donna nello Stato americano da oltre due secoli. L'esito ha invece costretto le autorità a interrompere la procedura e ha spinto il governatore Bill Lee a fermare le esecuzioni ancora previste nel 2026 e a disporre una revisione indipendente di quanto accaduto.
Che cosa è successo nella camera della morte
La procedura è iniziata in serata al Riverbend Maximum Security Institution di Nashville, dopo una giornata segnata da un ultimo scontro giudiziario. Un tribunale d'appello aveva inizialmente bloccato l'iniezione a circa un'ora dall'orario previsto, ma successivamente la Corte Suprema degli Stati Uniti aveva rimosso lo stop consentendo allo Stato di procedere. Alle 19:27 i giornalisti ammessi come testimoni hanno visto la detenuta legata alla barella. Durante la procedura la donna era ancora cosciente e, a un certo punto, ha sollevato la testa chiedendo agli addetti se la sensazione che avvertiva al braccio fosse normale.
La situazione è diventata ancora più anomala con il passare dei minuti. I testimoni hanno riferito di aver sentito russare, espirazioni molto forti e rantoli, mentre la detenuta avrebbe anche manifestato dolore e mosso ripetutamente i piedi fino a far cadere il lenzuolo che la copriva. Le tende che separavano la camera della morte dalla sala riservata agli osservatori sono state chiuse durante alcune fasi della procedura. Alle 20:26 risultavano già somministrate entrambe le siringhe contenenti il farmaco previsto per provocare la morte, ma la condannata continuava a respirare e aveva ancora battito cardiaco.
Il protocollo del Tennessee e il trasferimento in ospedale
Gli avvocati hanno presentato durante l'esecuzione una richiesta d'emergenza al tribunale federale, sostenendo che la loro assistita non avesse perso conoscenza nonostante l'iniezione delle sostanze. Il microfono attraverso il quale i testimoni potevano ascoltare quanto avveniva nella camera è stato disattivato alle 20:53. Poco dopo un'ambulanza è stata vista arrivare alla prigione e successivamente allontanarsi. Il Dipartimento di Correzione del Tennessee ha comunicato che la detenuta era stata portata in una struttura medica esterna, senza fornire nell'immediato indicazioni precise sulle sue condizioni.
L'amministrazione penitenziaria ha difeso il proprio operato, affermando di aver seguito ogni passaggio del protocollo statale approvato dall'ufficio del procuratore generale. Lo stesso Dipartimento ha precisato che il farmaco utilizzato era stato fino a quel momento considerato efficace e che le regole in vigore non consentivano ulteriori procedure dopo quelle già eseguite. Proprio questo limite ha impedito agli addetti di proseguire una volta utilizzate le dosi contemplate dal protocollo. Il pentobarbital è il barbiturico impiegato dal Tennessee per effettuare le esecuzioni mediante iniezione letale.
Il precedente di maggio e il delitto del 1995
L'episodio arriva pochi mesi dopo un altro grave problema incontrato dal sistema penitenziario dello Stato. A maggio gli addetti avevano dovuto abbandonare il tentativo di mettere a morte un altro detenuto perché non erano riusciti a individuare una vena adatta alla somministrazione del farmaco. Il caso di Pike presenta però una differenza sostanziale: questa volta le sostanze previste sono state effettivamente somministrate. Robin M. Maher, direttrice esecutiva del Death Penalty Information Center, ha definito l'accaduto un evento senza precedenti, spiegando che in altri casi detenuti erano sopravvissuti a problemi medici legati all'accesso venoso, ma non dopo aver ricevuto i farmaci destinati all'esecuzione.
La condanna a morte risale al processo per l'uccisione di Colleen Slemmer, diciannovenne assassinata a Knoxville nel 1995. Pike aveva 18 anni all'epoca del delitto e venne giudicata colpevole di omicidio di primo grado. La vittima frequentava, come lei, un centro di formazione professionale Job Corps. Un coimputato, Tadaryl Shipp, che aveva 17 anni al momento dei fatti, ricevette l'ergastolo con possibilità di libertà condizionale; una terza persona coinvolta, Shadolla Peterson, collaborò con l'accusa e ricevette la libertà vigilata.
La richiesta di clemenza presentata dalla difesa era stata respinta dal governatore il 28 settembre. Gli avvocati avevano richiamato, tra gli elementi a sostegno della commutazione della pena, l'età della condannata al momento del reato, la sua storia personale e le diagnosi psichiatriche formulate durante la detenzione. Il procedimento giudiziario era proseguito per circa tre decenni attraverso appelli statali e federali. Nel 2020 la Corte Suprema degli Stati Uniti aveva negato la revisione di un ricorso federale, mentre la Corte Suprema del Tennessee aveva successivamente fissato l'esecuzione per il 30 settembre 2026.
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