L'allarme a Monteverde era un equivoco: una babysitter al primo giorno ha sbagliato scuola

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Si è concluso con una spiegazione ben più rassicurante di quanto si potesse inizialmente temere il caso che, nei giorni scorsi, aveva gettato nello sconforto e nella paura le famiglie del quartiere Monteverde a Roma, costringendo la politica a intervenire e gli inquirenti ad aprire un fascicolo. La vicenda, quella del presunto tentativo di rapimento ai danni di una bambina di tre anni all'interno della scuola dell'infanzia di Largo Ravizza, è stata risolta dagli agenti del commissariato di zona, che hanno ricostruito l'intera catena di eventi. Non c'è stata alcuna intenzione criminale, nessuna rete di malintenzionati pronta a colpire i più piccoli, ma una semplice, quanto disastrosa, concatenazione di errori dovuti principalmente al primo giorno di lavoro di una babysitter di origini filippine, una donna di circa trentacinque anni la cui unica colpa è stata quella di essersi trovata nel posto sbagliato al momento sbagliato, spaesata e incapace di comunicare in italiano.

La dinamica dell'errore e l'allarme della scuola

Tutto ha avuto inizio quando la donna, regolarmente incaricata da una famiglia di prelevare due bambini che frequentano la scuola primaria situata nello stesso plesso, ha sbagliato ingresso, varcando invece la soglia della vicina scuola materna. Una volta all'interno, in evidente stato di confusione, è stata notata da una collaboratrice scolastica che, notandola spaesata, l'ha accompagnata da una maestra per cercare di capire cosa volesse. È stato a quel punto che la babysitter ha mostrato sul proprio telefono una fotografia, salvarella, dei due bambini che avrebbe dovuto prendere; una foto, questa, che ritraeva i piccoli quando erano più piccoli e che, essendo i due fratelli ora iscritti alle elementari, non corrispondeva più all'aspetto di alcun alunno della scuola dell'infanzia. La maestra, di fronte a una sconosciuta che esibiva l'immagine di due bambini che non riconosceva come suoi allievi e che soprattutto non era in possesso di alcuna delega formale per il ritiro, ha immediatamente allertato i genitori di una sua alunna, quelli della bambina di tre anni finita poi al centro della cronaca, i quali hanno prontamente negato di aver mai incaricato quella donna.

La verità emersa dalle telecamere di sorveglianza

Il lavoro della polizia, avviato subito dopo la denuncia dei genitori della piccola, si è concentrato sull'analisi dei filmati di sorveglianza dell'area, un passaggio cruciale che ha permesso di dare un volto e un movimento alla presunta malvivente. Le immagini, estrapolate dalle telecamere della scuola elementare adiacente, hanno mostrato la stessa donna uscire dall'edificio corretto poco dopo, insieme a due bambini, camminando con loro tranquillamente. Rintracciate le famiglie, la spiegazione è emersa in tutta la sua semplicità: i genitori dei due bimbi hanno confermato di aver assunto da poche ore quella babysitter, la quale, non avendo ancora avuto il tempo di farsi rilasciare una delega ufficiale, aveva avuto istruzione di ricevere i figli dalle mani di un'amica di famiglia, regolarmente autorizzata, all'uscita da scuola. La donna, però, presa dall'ansia del primo giorno e non conoscendo la conformazione degli edifici, aveva sbagliato porta innescando suo malgrado un meccanismo di allarme che, se da un lato ha funzionato perfettamente proteggendo i bambini, dall'altro ha scatenato una psicosi collettiva.

I retroscena dell'indagine e il ruolo dei genitori

Dagli accertamenti è emerso inoltre un ulteriore dettaglio che spiega la concitazione dei momenti successivi all'ingresso della babysitter. I genitori dei due bambini più grandi, nel tentativo di sopperire alla mancanza della delega per la nuova assunta, avevano organizzato un passaggio di consegne: l'amica di famiglia avrebbe prelevato i bimbi dalle elementari per poi affidarli alla babysitter fuori dal cancello. La donna filippina, però, non vedendo nessuno all'ingresso principale, aveva cominciato a cercare i piccoli, finendo per imboccare l'ingresso della materna e chiedere informazioni. La foto datata che ha mostrato, scattata qualche anno fa quando i fratelli erano più piccoli e quindi ancora potenzialmente iscrivibili all'asilo, ha tratto in inganno la collaboratrice, creando un cortocircuito che ha portato la maestra a contattare i genitori sbagliati, quelli della bimba di tre anni, ignari di tutto e giustamente terrorizzati all'idea che una sconosciuta volesse prendere la loro figlia.

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