Legge elettorale approvata, la partita sulla data del voto divide la maggioranza: primavera o autunno 2027?
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La legge elettorale è fatta. Giovedì 8 ottobre la Camera ha approvato in via definitiva il testo con 227 voti favorevoli e 164 contrari, al termine di un voto segreto che la maggioranza ha superato senza defezioni significative. Per il provvedimento mancava solo la firma del Capo dello Stato, arrivata in serata con la promulgazione da parte di Sergio Mattarella. Ora resta da sciogliere il nodo politico che tiene banco da settimane: quando si andrà a votare.
L’ipotesi dell’election day in primavera
A riaprire il dibattito sulla data era stato, nei giorni scorsi, il capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato Lucio Malan. Intervenendo a Rai Radio1, Malan aveva osservato che votare a settembre 2027 lascerebbe poco tempo per la campagna elettorale e collocherebbe la formazione del nuovo governo a ridosso della manovra economica. Da qui l’apertura all’ipotesi di un election day con le amministrative di maggio, quando si voterà in grandi capoluoghi come Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo e Bologna.
Malan aveva poi ridimensionato la sua uscita, ribadendo che la linea del partito resta quella di arrivare alla scadenza naturale della legislatura, fatte salve le prerogative del Quirinale.
La questione del calendario non è di poco conto. Un voto in autunno significherebbe insediare il nuovo Parlamento mentre è già in corso la preparazione della legge di bilancio, con il rischio di un esercizio provvisorio e tempi compressi per l’esame parlamentare della manovra. È l’argomento principale di chi considera praticabile l’anticipo alla primavera, tra fine maggio e inizio giugno.
A sostenere questa tesi è anche il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari, per il quale le opzioni sono due: settembre, alla scadenza naturale, oppure giugno, per consentire al nuovo esecutivo di affrontare la manovra con un minimo di serenità.
Salvini e Tajani frenano sull’anticipo
A raffreddare le ipotesi di voto anticipato sono intervenuti i due vicepremier alleati di Giorgia Meloni. Matteo Salvini, a margine di un presidio in via Rizzoli a Milano, ha rivendicato la volontà di portare avanti l’esperienza di governo fino alla scadenza naturale. «Io ritengo che gli italiani si aspettino che noi governiamo fino all’ultimo giorno che ci hanno incaricato di farlo. Quindi fino all’autunno 2027. Ritengo giusto e corretto fare fino in fondo il nostro lavoro», ha dichiarato il leader della Lega, rispondendo a chi gli chiedeva se un election day con politiche e amministrative sarebbe un errore. Sulla stessa linea si era espresso il giorno prima Antonio Tajani: «Noi siamo favorevoli ad arrivare alla fine della legislatura», aveva tagliato corto il segretario di Forza Italia, respingendo l’ipotesi di un voto a giugno.
La premier, dal canto suo, ha liquidato la questione definendo «abbastanza surreali» i dibattiti sulla data del voto e invitando a concentrarsi sul lavoro di governo. La decisione finale spetta comunque al Capo dello Stato, che scioglie le Camere sentiti i loro presidenti, e non potrà prescindere dall’eventuale pronuncia della Corte costituzionale sulla nuova legge, chiamata a esprimersi sui ricorsi che le opposizioni hanno già annunciato.
Risiko, la nuova stagione di Rampini
Sul fronte televisivo, giovedì 8 ottobre in seconda serata su Canale 5 è tornato «Risiko – Sfide di potere», il programma di Videonews condotto da Federico Rampini. La prima puntata, intitolata «Donald Trump e le guerre di religione», parte dal Medio Oriente e dalla nuova partita del presidente americano nella regione. A tre anni dalla strage del 7 ottobre, il racconto ripercorre le origini dell’alleanza tra Stati Uniti e Israele e della rivalità con l’Iran, per capire come si è arrivati al conflitto in corso e quali effetti stia producendo sulla società e sull’economia americana.
Le telecamere entrano nella Casa Bianca e nella Biblioteca del Congresso a Washington, mentre a New York si ripercorre la storia degli ebrei d’America, dal quartiere di Williamsburg al Memoriale dell’Undici Settembre a Ground Zero. La serie di quattro approfondimenti è scandita dal countdown verso le elezioni di midterm del 3 novembre.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
