«Donne si nasce»: le femministe insorgono

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il filo sottile che dovrebbe tenere insieme il dibattito culturale, specialmente quando questo si snoda all'interno di pratiche politiche complesse come quella femminista, si è spezzato a Bologna. La presentazione del libro Donna si nasce (e qualche volta lo si diventa), scritto a quattro mani dalle filosofe Adriana Cavarero e Olivia Guaraldo, prevista al Centro di documentazione delle donne di via del Piombo, è stata infatti annullata con un preavviso di poco più di ventiquattr'ore. Una decisione, questa, presa dal Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna, che ha addotto come motivazione ufficiale un «clima di non serenità», generato da contestazioni definite «troppo passionali». L'evento, patrocinato dal Comune e in programma da dicembre, cade così sotto i colpi di una frattura interna al movimento, una lacerazione che vede contrapposte la tradizione del pensiero della differenza e le istanze del transfemminismo.

A monte della decisione, come spiegato senza troppi giri di parole da Laica Montanari, presidente del Coordinamento e organizzatrice dell'incontro, ci sarebbero le pressioni del collettivo Non una di meno. Le attiviste, secondo quanto ricostruito, avrebbero contestato alle due autrici una posizione non sufficientemente inclusiva nei confronti delle persone transgender, una critica mossa non tanto al contenuto del saggio – che pure affronta il nodo spinoso dell'identità femminile, del sesso biologico e della costruzione sociale operata dal patriarcato – quanto piuttosto alla sua stessa impostazione teorica. Il Titolo, Donna si nasce, suona evidentemente come una provocazione per chi rivendica invece la dimensione fluida e auto-determinata dell'identità di genere. La scelta, come ha argomentato Montanari, sarebbe stata quella di rinviare per evitare uno scontro giudicato inopportuno in questo momento storico, nella speranza di «costruire ponti». Una motivazione che, però, ha il sapore amaro di una resa preventiva, di un'autocensura che ha lasciato interdette e amareggiate le dirette interessate.

Olivia Guaraldo, ordinaria di Filosofia Politica all’Università di Verona, non ha usato mezzi termini per definire quanto accaduto: «Non avevo ancora esperito, prima di oggi, un’esplicita censura», ha dichiarato, sottolineando come il libro, presentato in numerose altre città italiane, avesse sempre stimolato un confronto vivace ma mai un simile diniego. «Mi pareva strano che riuscissimo a solcare le mura della blindatissima Bologna», ha aggiunto con una punta di ironia amara, lasciando intendere come il capoluogo emiliano sia percepito ormai come una piazza particolarmente impermeabile a voci dissonanti rispetto a una certa ortodossia. Il suo sospetto, del resto, è che a monte vi sia proprio «l’influenza di posizioni di transfemminismo in disaccordo con il nostro pensiero», un pensiero che si riconosce nel femminismo della differenza e che, pur non volendo essere «transescludente», non intende nemmeno rinunciare alla categoria di "donna" come soggetto politico distinto. Guaraldo, prefigurando che l'incontro probabilmente non si farà più, ha toccato con mano una realtà in cui la dialettica, da motore del movimento, ne diventa il freno.

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