Taranto, petardo esplode in mano a un tredicenne: ferite gravi
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Redazione Interno
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Un adolescente di tredici anni, raccogliendo da terra un petardo apparentemente inerte, ha subito l’amputazione traumatica di alcune dita della mano destra dopo la deflagrazione improvvisa dell’ordigno, in un episodio che riporta l’attenzione, ancora una volta, sui rischi connessi all’uso illegale dei botti di fine anno. Il giovane, come hanno riferito i medici del pronto soccorso dell’ospedale Santissima Annunziata di Taranto dove si è presentato in gravi condizioni, ha riportato lesioni di tale entità da compromettere seriamente la funzionalità dell’arto, richiedendo un immediato intervento chirurgico per tentare di contenere i danni. L’incidente, avvenuto in via Sibari, si inserisce in una tragica casistica che, purtroppo, registra ogni anno vittime di diverse età, spesso minori attratti dalla pericolosa curiosità verso questi esplosivi, i quali, come dimostra il caso, possono rivelarsi mortali anche quando sembrano ormai spenti.
Il contesto degli incidenti ricorrenti
La dinamica, per quanto scioccante, non costituisce un fatto isolato nel panorama cittadino, dal momento che la stessa notte di Capodanno aveva già registrato altri accessi in pronto soccorso legati a petardi e botti. Un uomo di sessantasette anni, per esempio, era giunto in ospedale con ustioni al volto e una lesione oculare di una certa rilevanza, conseguenza diretta dello scoppio di un petardo mentre lo maneggiava, tanto da necessitare di un ricovero nel reparto di oculistica. A questi si aggiungono poi le vicende di una bambina di soli tre anni, residente a Castellaneta, che ha riportato una bruciatura superficiale alla mano, e di due altri minori di circa dieci anni, tutti coinvolti in episodi analoghi che, seppur con esiti differenti per gravità, tracciano un quadro allarmante di incuria e sottovalutazione del pericolo.
La pericolosità dei residuati inesplosi
Il nucleo della questione, come evidenziato dagli inquirenti che spesso devono occuparsi di tali casi, risiede nella natura ingannevole dei residuati pirotecnici, i quali, non avendo funzionato al momento previsto, possono comunque conservare al loro interno la carica esplosiva intatta, pronta a detonare al minimo urto o attrito. Questi ordigni, abbandonati nelle strade o nei parchi pubblici dopo le festività, diventano trappole mortali soprattutto per i più giovani, che per inconsapevolezza o per un gioco temerario li raccolgono, innescando la tragedia. La mano, spesso la prima parte del a essere coinvolta, subisce danni devastanti, con lacerazioni dei tessuti, fratture ossee multiple e, nei casi più gravi, l’amputazione di falangi o dita intere, esiti che comportano lunghi e dolorosi percorsi di riabilitazione e che segnano permanentemente la vita delle vittime.
Le indagini e la prevenzione
Sul fronte giudiziario, le forze dell’ordine hanno avviato le consuete indagini per ricostruire con precisione le circostanze dell’accaduto e risalire all’origine dei petardi, operazione non semplice considerando la diffusa vendita clandestina di materiale pirotecnico illegale e di potenza eccessiva, che sfugge a qualsiasi controllo di sicurezza. L’obiettivo principale, al di là dell’accertamento di responsabilità penali per eventuali vendite illecite, rimane quello di sensibilizzare la collettività, attraverso campagne di informazione capillari, sui pericoli estremi legati non solo all’acquisto e all’uso di tali articoli, spesso contraffatti, ma anche al semplice contatto con quelli che, dopo gli scoppi, sembrano innocui resti di carta colorata. Gli interventi chirurgici d’urgenza, come quello a cui è stato sottoposto il tredicenne, rappresentano soltanto l’inizio di un calvario che mette a dura prova il fisico e la psiche dei pazienti, costretti a confrontarsi con disabilità permanenti nate da un gesto, purtroppo, di una frazione di secondo.




