Proroga Ici e contributi commercialisti: le novità di aprile tra F24 e scadenze slittate

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’aprile 2026 si apre con due interventi normativi di rilievo, destinati a incidere tanto sugli adempimenti fiscali degli enti locali quanto sugli obblighi previdenziali di una specifica categoria professionale. Il primo, che affonda le radici in un annoso contenzioso europeo sugli aiuti di Stato, riguarda il recupero dell’ICI per gli anni compresi tra il 2006 e il 2011: un capitolo che molti consideravano chiuso, ma che invece torna prepotentemente all’attenzione dei contribuenti coinvolti. La Presidenza del Consiglio dei Ministri, con un decreto datato 26 marzo 2026 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 75 del 31 marzo, ha infatti concesso una proroga significativa per la presentazione della dichiarazione necessaria a regolarizzare quelle posizioni. Il termine, originariamente fissato in scadenza a fine marzo, slitta ora al 30 settembre 2026, regalando di fatto sei mesi aggiuntivi a chi deve ancora adempiere. Un provvedimento, questo, che non cancella l’obbligo ma ne dilaziona i tempi, consentendo una gestione meno affrettata della documentazione richiesta.

La lente di Bruxelles e il lungo strascico dell’Ici contestata

La vicenda del recupero dell’imposta comunale sugli immobili per quel sessennio – dal 2006 al 2011 – non è certo una novità per gli addetti ai lavori, anzi rappresenta uno dei capitoli più spinosi derivanti dalle verifiche della Commissione europea in materia di aiuti di Stato illegittimi. Le contestazioni, come noto, si concentravano su esenzioni e agevolazioni ritenute non conformi alle normative comunitarie, e da lì è scaturita la necessità di procedere a un recupero selettivo. Il decreto del 26 marzo, firmato dalla Presidenza del Consiglio, interviene direttamente sul calendario degli adempimenti, senza però modificare la sostanza dell’obbligo né tantomeno entrare nel merito delle singole posizioni debitorie. Chi deve presentare la dichiarazione – si tratti di enti o di contribuenti privati – ha dunque tempo fino all’ultimo giorno di settembre del 2026 per mettersi in regola. Una scelta, quella del rinvio, che appare dettata più da esigenze organizzative degli uffici che da un ripensamento sulla legittimità della pretesa erariale.

F24 e commercialisti: arriva la causale E150 per i contributi Cnpadc

Se da un lato si allungano i tempi per il recupero dell’Ici, dall’altro l’Agenzia delle Entrate stringe i tempi sulla modernizzazione degli strumenti di pagamento per i dottori commercialisti. Con la risoluzione n. 13/E del 1° aprile 2026, l’amministrazione finanziaria ha dato il via libera a una nuova modalità di versamento dei contributi previdenziali e assistenziali dovuti alla Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza a favore dei Dottori Commercialisti, meglio nota con l’acronimo Cnpadc. Il cuore della novità risiede nell’istituzione di una causale specifica – la E150 – che dovrà essere utilizzata esclusivamente per il versamento, tramite modello F24, di contributi, sanzioni e interessi. Un cambiamento che non è solo formale, perché va a regimentare un flusso finanziario che finora, in assenza di una codifica univoca, poteva generare incertezze operative sia per i professionisti sia per la stessa cassa di previdenza.

La convenzione dell’ottobre scorso e l’efficacia dal 4 maggio

Il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate non arriva però dal nulla, anzi rappresenta il naturale compimento di un accordo precedente. Il 15 ottobre scorso, tra Cnpadc e Agenzia delle Entrate era stata stipulata una convenzione, il cui scopo principale era proprio quello di snellire e rendere più trasparente il versamento dei contributi da parte degli iscritti alla cassa. Dopo quasi sei mesi di lavoro tecnico, la risoluzione di inizio aprile ha tradotto quell’intesa in istruzioni operative, fissando però un elemento cruciale: la decorrenza effettiva della nuova causale. L’Agenzia ha stabilito che la E150 potrà essere utilizzata solo a partire dal 4 maggio 2026. Fino a quella data, dunque, i commercialisti e i loro delegati dovranno continuare a utilizzare le precedenti modalità di versamento, senza poter ancora beneficiare della nuova codifica. Un intervallo temporale, quello tra il 1° aprile e il 4 maggio, che rischia di creare qualche confusione se non adeguatamente comunicato, ma che tecnicamente serve a garantire l’adeguamento dei sistemi informatici dell’Agenzia e della cassa.

Un modello unico per previdenza, sanzioni e interessi

La risoluzione n. 13/E, nel disciplinare la materia, non si limita a introdurre una semplice dicitura, ma delinea perimetri precisi di utilizzo. La causale E150 è destinata a coprire non soltanto i contributi previdenziali e assistenziali veri e propri, ma anche le sanzioni amministrative e gli eventuali interessi moratori che dovessero maturare su versamenti tardivi o omessi. In altre parole, il singolo professionista – o il suo intermediario – potrà saldare l’intera posizione debitoria nei confronti della Cnpadc utilizzando un’unica causale all’interno del modello F24, semplificando di fatto la compilazione del documento e riducendo il margine di errore nella riconciliazione dei pagamenti. L’Agenzia delle Entrate, con questo intervento, dimostra ancora una volta la volontà di spingere verso l’unificazione degli adempimenti tributari e contributivi, utilizzando lo strumento dell’F24 come collettore unico. Per la categoria dei dottori commercialisti – che già da anni gestisce con il modello F24 il versamento di imposte proprie e di terzi – si tratta di un adeguamento atteso, che finalmente allinea il trattamento dei contributi alla propria cassa a quello già in uso per altre casse professionali.

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