Cuba piange i suoi uomini, caduti a Caracas nel blitz contro Maduro

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il governo dell'Avana ha reso noti, attraverso i propri canali di Stato, i nomi e i volti dei trentadue cubani, appartenenti alle Forze armate rivoluzionarie o al ministero dell'Interno, che hanno perso la vita durante l'operazione condotta dalle forze speciali statunitensi a Caracas, un'azione militare il cui esito immediato è stato la cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro. A questi uomini, definiti senza riserve "combattenti" caduti in seguito a quello che è stato bollato come un "atto criminale e terrorista" perpetrato dagli Stati Uniti, il presidente Miguel Díaz-Canel ha concesso i massimi onori, decretando un lutto nazionale della durata di due giorni, mentre la conduttrice televisiva che ne ha scandito l'elenco ha concluso la commemorazione con le parole "a tutti loro, onore e gloria".

La conferma arriva dalle dichiarazioni ufficiali

Sebbene i nomi specifici non fossero inizialmente stati divulgati, la conferma ufficiale del loro coinvolgimento e della loro sorte è giunta attraverso una dichiarazione televisiva del ministro della difesa venezuelano, il quale ha affermato, senza lasciare spazio a dubbi, che tutti i membri del primo anello di sicurezza incaricato della protezione di Maduro sono stati uccisi nel corso del blitz. Questa testimonianza, peraltro, ha gettato una luce cruda sul ruolo di primo piano che cittadini cubani, molti dei quali, ricoprivano all'interno dell'apparato di sicurezza personale del leader venezuelano, fungendo da vero e proprio di guardia del corpo.

Un bilancio complessivo che unisce le perdite dei due alleati

Il conteggio finale delle vittime legate all'operazione, stando ai bilanci resi pubblici dai governi alleati, sale a cinquantacinque unità, se ai trentadue cubani si sommano i ventitré militari venezuelani il cui elenco è stato diffuso dalle autorità di Caracas. Un dato, questo, che delinea la portata e la ferocia dello scontro armato verificatosi durante l'assalto notturno, il quale ha visto le forze statunitensi impegnate in un'azione diretta sul suolo di un paese sovrano, sotto la presidenza di Donald Trump, il quale ha così mantenuto una linea di estrema pressione sul regime chavista.

Le reazioni immediate e il contesto politico

La retorica impiegata dalle autorità cubane, che non ha esitato a definire l'accaduto un atto di terrorismo, riflette la gravità con cui l'episodio è stato percepito all'Avana, la quale vedeva in quei militari non soltanto dei professionisti ma dei rappresentanti dello stato in terra straniera. Parallelamente, si è registrata una sorta di retromarcia nelle definizioni usate oltreoceano, dove l'iniziale e più forte accusa di legami con il narcotraffico è sembrata parzialmente ridimensionata in formulazioni più generiche, come "sistema clientelare", pur restando il quadro giuridico e politico dell'intervento fermamente ancorato alla volontà di estradare Maduro per affrontare un processo.

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