Gaza, tredici vittime a Deir al-Balah: strage di bambini sotto le bombe

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’ospedale dei Martiri di Al-Aqsa, a Gaza, è diventato l’ennesimo teatro di un orrore che sembra non conoscere fine. Davanti alla clinica del "Project Hope", dove ogni giorno si distribuiscono latte artificiale e medicine per i più piccoli, una fila di madri aspettava da ore, alcune con i figli in braccio, altre tenendoli per mano. Erano lì per ricevere ciò che, in una striscia di terra martoriata dalla guerra, equivale a una speranza: integratori nutrizionali, farmaci, qualcosa per sopravvivere alla fame. Poi, all’improvviso, il boato. Le esplosioni israeliane hanno centrato la folla, trasformando quell’attesa in una strage.

Secondo i primi bilanci, tredici persone sono morte sul colpo, tra cui nove bambini e quattro donne. Altri, gravemente feriti, sono stati trascinati tra le macerie verso l’ospedale più vicino, mentre l’aria si riempiva di polvere, fumo e urla. “Siamo sconvolti”, ha dichiarato Catherine Russell, direttrice generale dell’Unicef, senza però aggiungere altro. Le parole, di fronte a certe immagini, servono a poco. Quelle che restano sono le cifre, sempre più crude: nelle ultime 24 ore, gli attacchi israeliani nella Striscia hanno ucciso almeno 82 palestinesi e ne hanno feriti 247.

Il video dell’attacco, diffuso poco dopo il raid, mostra una scena che si ripete ormai da mesi. Corpi a terra, bambini terrorizzati che cercano i genitori, madri che stringono tra le braccia i figli feriti – o già senza vita. A Deir al-Balah, nella zona centrale di Gaza, non c’è più spazio per il lutto. Si seppellisce in fretta, tra una bomba e l’altra, e si torna a fare la fila per un pugno di farina o una scatola di latte in polvere.

Quello che è accaduto ieri mattina non è un episodio isolato, ma l’ultimo anello di una catena che, nonostante le condanne internazionali, sembra spezzarsi solo quando non ci sono più vittime da contare. Le cliniche, gli ospedali, i punti di distribuzione degli aiuti sono diventati bersagli frequenti, in quello che le organizzazioni umanitarie definiscono una violazione palese del diritto internazionale. Ma a Gaza, dove la tregua è solo una parola vuota, il diritto sembra essere sospeso da tempo.

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