Milan, Amorim chiama Maignan e Rabiot: il piano per trattenerli e il futuro senza certezze

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Redazione Sport Redazione Sport   -   I nodi, si sa, vengono al pettine. E se da un lato il nuovo corso targato Ruben Amorim sulla panchina del Milan si è ufficialmente aperto con la firma sul contratto, dall’altro è già tempo di mettere le mani sulle questioni più delicate e annose che la dirigenza rossonera si trascina dietro da mesi.

Non è un mistero che la mancata qualificazione alla prossima Champions League abbia lasciato il segno, non solo nelle casse del club ma soprattutto nell’umore di alcuni dei calciatori più rappresentativi, quei giocatori che per ambizione e caratura internazionale non possono e non vogliono accontentarsi di giocare il giovedì sera. Ecco perché, ancora prima di mettere piede a Milanello, il tecnico portoghese ha deciso di passare all’azione con una mossa che sa molto di strategia psicologica e di presa di possesso del gruppo, armato di telefono e di una chiara gerarchia di priorità.

Le telefonate decisive per i francesi: il futuro di Maignan e Rabiot

Tra i tanti numeri di telefono che Amorim ha avuto modo di farsi recapitare, chiedendo “gentilmente la rubrica” alla società, due spiccavano per importanza e per la loro localizzazione geografica: Boston, dove la nazionale francese è impegnata nel Mondiale nordamericano. In palio c'è il futuro di Mike Maignan e Adrien Rabiot, due pilastri sui quali il neoallenatore ha deciso di puntare con decisione.

Secondo le ricostruzioni di stampa, in particolare quelle della Gazzetta dello Sport, il portoghese ha avviato un dialogo fitto con entrambi, nel tentativo di fugare i dubbi e le perplessità emerse dopo una stagione complicata e la partenza di Massimiliano Allegri. Nel caso di Rabiot, il cui legame con l'ex tecnico toscano era noto e profondo, le voci di un possibile approdo al Napoli avevano cominciato a circolare con insistenza, alimentate dalla volontà del francese di ritrovare un mentore e di giocare la massima competizione europea.

Ma Amorim non ha perso tempo e gli ha spiegato in modo cristallino che lo considera l'uomo giusto per il suo progetto, il perno della mediana a due che sta già disegnando nella sua testa: un ruolo simile a quello che sta ricoprendo in nazionale, fatto di equilibrio, fisicità e inserimenti.

Ma è la posizione di Maignan a rappresentare forse la più grande sfida. Nonostante il rinnovo fino al 2031 firmato solo alcuni mesi fa, il portiere francese ha visto stravolti gli equilibri interni che lo avevano convinto a legarsi al club. Con l'addio di Allegri, del suo vice Marco Landucci e del preparatore dei portieri Claudio Filippi, il feeling speciale che si era creato a Milanello si è interrotto bruscamente. Il suo agente, Jonathan Kebe, non ha nascosto di avere effettuato dei sondaggi in Premier League, attratto dalle sirene inglesi.

Ma il tecnico portoghese, forte dell'esperienza negativa vissuta con i portieri al Manchester United, ha voluto mettere i puntini sulle "i": ha chiamato Magic Mike per rassicurarlo sulla sua centralità assoluta nei piani futuri, chiedendogli di essere il baluardo da cui ripartire e mettendo in chiaro che non ha alcuna intenzione di privarsene.

I nodi del mercato e le gerarchie del nuovo Milan

Oltre al duplice asse con i francesi, Amorim sta lavorando per ricucire il rapporto con tutti i componenti della rosa, perché sa bene che dopo una stagione del genere è fondamentale ricompattare l'ambiente e cancellare gli strascichi negativi. Una delle notizie più rassicuranti arriva dal fronte difensivo: Strahinja Pavlovic, nel corso della conversazione con il nuovo allenatore, ha già garantito la sua permanenza in rossonero, confermando tutto il suo attaccamento alla maglia e la voglia di riscatto.

Il serbo è considerato un tassello imprescindibile per la nuova identità della squadra, così come Christian Pulisic, altro giocatore considerato incedibile dalla proprietà e dal tecnico, nonostante le tentazioni del calcio americano.

Del resto, il Milan che si appresta a guidare il portoghese è quello che deve fare i conti con un’estate di profonde riflessioni e scelte difficili. Da un lato, c'è la necessità di trattenere i "big" per garantire qualità e leadership; dall'altro, si dovrà fare i conti con le voci insistenti su Rafa Leao, il cui entusiasmo sembra essersi affievolito, e con le scadenze di mercato che potrebbero portare a cessioni eccellenti se le offerte dovessero diventare irrinunciabili.

Amorim, intanto, ha cominciato a delineare la sua idea di calcio con i dirigenti, mostrando di avere le idee molto chiare su come costruire una squadra che sia in grado di tornare a competere ai massimi livelli, partendo dal recupero dei giocatori più rappresentativi e dalla valorizzazione di elementi funzionali al suo sistema di gioco.

Le sue prime mosse, insomma, raccontano di un allenatore che non vuole lasciare nulla al caso e che ha compreso subito dove siano le vere priorità. Mentre è atteso in Italia tra la fine del mese e l'inizio di luglio per prendere contatto con le strutture di Casa Milan e Milanello, Ruben Amorim sta già gettando le fondamenta del suo Milan, un cantiere aperto che parte proprio dalla voglia di convincere i suoi uomini migliori a restare e a credere in un progetto che, almeno nelle intenzioni, deve tornare ad essere vincente.

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