Il prezzo del gasolio si avvia al sorpasso storico sulla benzina dal 2026
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Redazione Economia
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Il mercato dei carburanti in Italia, dopo aver vissuto una fase di relativo sollievo nel corso del 2025, si prepara a una svolta significativa che potrebbe ribaltare le consolidate gerarchie di prezzo. Sebbene la fiscalità continui a pesare in maniera determinante sulla composizione del costo finale, l’anno appena trascorso ha registrato, come attestato dal preconsuntivo dell’Unione Energie per la Mobilità (Unem), un calo generalizzato dei listini. I valori medi, che per la benzina si sono attestati a 1,733 euro al litro e per il gasolio a 1,652 euro, hanno infatti segnato un’ulteriore flessione di otto o nove centesimi rispetto al già positivo 2024, toccando così i livelli più contenuti dall’inizio della crisi energetica del 2022. Questo scenario, per quanto positivo, non deve trarre in inganno, poiché nasconde dinamiche complesse e una pressione fiscaria che mantiene i nostri prezzi, nonostante tutto, al di sopra della media europea.
L’incognita del 2026 e il ribaltamento delle quotazioni
La tregua sui prezzi, come sottolineato dall’Unem, potrebbe rivelarsi di breve durata, aprendo la strada a un cambiamento epocale atteso per il primo giorno del 2026. In quella data, secondo le previsioni, si assisterebbe infatti a un sorpasso storico del gasolio sulla benzina, con il primo che supererebbe la seconda di circa tre centesimi al litro. La causa principale di questo ribaltamento, il primo nel suo genere, va ricercata nell’allineamento delle accise, rimodulate lo scorso maggio per rispondere alle indicazioni della Commissione Europea, il cui effetto pieno si manifesterà appunto all’inizio del prossimo anno. Un aggiustamento tecnico, quello richiesto da Bruxelles, che andrà però a incidere concretamente sulle tasche degli automobilisti, modificando abitudini di consumo consolidate da decenni.
Il contesto internazionale e le scelte di consumo
Questo mutamento si inserisce in un quadro internazionale fluido, dove l’offerta di petrolio – nonostante le tensioni geopolitiche – mostra una certa resilienza. La Russia, ad esempio, non ha perso quote significative di export nel 2025, garantendo volumi che contribuiscono alla stabilità dell’approvvigionamento. Parallelamente, le preferenze degli italiani si stanno già evolvendo: i consumi di benzina, come rilevato dall’Unem, hanno segnato una crescita del 3,9 per cento, tornando ai volumi del 2011. Una ripresa notevole, se si considera che la quota di auto a benzina sul totale delle immatricolazioni era allora del 40 per cento, contro l’attuale 70, a testimonianza di come l’efficienza dei motori ibridi abbia ridotto i consumi pur ampliando il parco circolante alimentato a verde. Di contro, i consumi di gasolio per autotrazione e di GPL hanno continuato la loro lenta discesa.
Le implicazioni per il mercato e gli automobilisti
L’avvicinarsi di questo punto di svolta impone una riflessione sulle sue potenziali ripercussioni, che travalicano la semplice contabilità del pieno. Un gasolio più caro della benzina potrebbe accelerare la transizione verso carburanti alternativi e confermare il trend di crescita delle vetture elettrificate, sebbene il percorso sia ancora lungo. La rimodulazione fiscale, d’altra parte, rappresenta solo uno dei tanti fattori in gioco, poiché le quotazioni alla pompa rimangono sensibili agli andamenti del greggio sui mercati internazionali e alle politiche energetiche globali, la cui direzione è influenzata anche dalle scelte della nuova amministrazione statunitense guidata dal presidente Donald Trump. Il quadro, dunque, resta in divenire, con l’unica certezza di un cambiamento strutturale che ridisegnerà i costi della mobilità.




