Ondate di calore e condizionatori, il fotovoltaico sui tetti può ridurre i prelievi dalla rete del 68%

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Le estati italiane, ormai lo si può affermare con una certa sicurezza, saranno sempre più calde e i condizionatori sempre più indispensabili per affrontare le ondate di calore. Ma proprio nelle ore in cui milioni di persone accenderanno gli impianti per difendersi dalle temperature estreme, i pannelli fotovoltaici installati sui tetti delle abitazioni potrebbero diventare uno degli strumenti più efficaci per evitare picchi di domanda elettrica, ridurre la pressione sulla rete e, non secondariamente, contenere le bollette.

A dimostrarlo è uno studio pubblicato sulla rivista Environmental Research: Energy e firmato da Lucia Piazza, dell'Università Ca' Foscari Venezia, e Francesco Pietro Colelli, affiliato sia a Ca' Foscari che al Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici (CMCC).

Consumi in aumento, il fotovoltaico come contrappeso

La ricerca, intitolata "Synergies between climate mitigation and adaptation: the role of photovoltaics in meeting cooling demand in Italy", ha provato a quantificare un fenomeno destinato a diventare centrale nei prossimi decenni: quanto aumenteranno i consumi domestici per il raffrescamento in un Paese che si riscalda rapidamente e in che misura la diffusione del fotovoltaico residenziale potrà compensare questa crescita.

Per farlo, gli autori hanno integrato dati di consumo elettrico dell'Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (ARERA), statistiche sugli impianti del Gestore dei servizi energetici (GSE) e proiezioni climatiche del programma internazionale CMIP6. Le stime indicano che il cambiamento climatico potrebbe determinare, entro il 2050, un aumento dei consumi elettrici domestici per il raffrescamento compreso tra 2 e 3 terawattora all'anno, equivalenti a circa il 5% dei consumi residenziali registrati nel 2023.

In assenza di una più rapida diffusione del fotovoltaico, la domanda aggiuntiva di elettricità dovuta al caldo raggiungerebbe circa 2,8 TWh entro il 2050. Tuttavia, secondo gli autori, una crescita degli impianti fotovoltaici in linea con gli obiettivi nazionali consentirebbe di contenere sensibilmente questo aumento.

Se oggi circa il 6% delle famiglie italiane dispone di pannelli sul tetto, la quota potrebbe salire al 22-24% nel 2050, permettendo di ridurre quasi della metà il carico aggiuntivo imposto dal riscaldamento globale sulla rete elettrica nazionale.

L'efficacia del fotovoltaico nei giorni di picco

Uno dei risultati più interessanti dello studio riguarda il comportamento delle famiglie dotate di pannelli solari durante le ondate di calore più intense. Sulla base di precedenti analisi degli stessi ricercatori, nei giorni più caldi dell'anno le abitazioni con impianti fotovoltaici riescono a ridurre i prelievi di elettricità dalla rete fino al 68%.

Questa riduzione drastica è possibile grazie alla coincidenza naturale tra le ore di massima insolazione, in cui i pannelli producono di più, e quelle in cui i condizionatori funzionano più intensamente per contrastare il caldo. La produzione di energia pulita avviene proprio nel momento del maggior fabbisogno, alleggerendo la pressione sul sistema elettrico nazionale proprio quando questo è più sollecitato. In estate, il taglio della domanda elettrica nelle ore di punta può oscillare tra il 15 e il 18%, un contributo non trascurabile per la stabilità della rete.

Un'Italia divisa in due tra Nord e Sud

Lo studio mette però in evidenza un elemento di forte disuguaglianza territoriale che rischia di minare l'efficacia complessiva di questa strategia di adattamento. Le regioni del Nord e le isole, dove la penetrazione del fotovoltaico domestico è relativamente elevata, sono quelle che potrebbero beneficiare maggiormente dell'autoproduzione di energia, ottenendo riduzioni più consistenti della domanda aggiuntiva per raffrescamento.

Al contrario, grandi aree urbane del Centro-Sud risultano esposte a quella che gli autori definiscono una "doppia vulnerabilità": saranno tra i territori più colpiti dall'aumento delle temperature ma oggi presentano livelli relativamente bassi di diffusione dei pannelli solari. Tra le città che emergono con maggiore evidenza figurano Roma, Napoli, Milano e Palermo, indicate come i principali poli di crescita della domanda aggiuntiva di energia per il raffrescamento.

In particolare, lungo la costa tirrenica del Centro Italia, gli incrementi relativi dei consumi estivi potrebbero essere tra i più elevati del Paese. Il fotovoltaico, insomma, non rappresenta soltanto una tecnologia per ridurre le emissioni climalteranti ma anche uno strumento di adattamento ai cambiamenti climatici; la sfida, sostengono i ricercatori, consiste nel promuovere politiche mirate nelle grandi città e nelle regioni dove il caldo crescerà più rapidamente, affinché la transizione energetica non produca nuove disuguaglianze territoriali.

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