Psichiatra Crepet: dopo la tragedia di Anguillara, serve una legge sulla gogna mediatica

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Redazione Interno Redazione Interno   -   In un momento di lutto straziante, segnato dalla morte per asfissia dei genitori di Claudio Carlomagno – reo confesso dell'omicidio della moglie Federica Torzullo – a parlare è prima di tutto il silenzio. Lo ha chiesto, con ferma decisione, Davide Carlomagno, il figlio sopravvissuto e fratello dell’indagato, il quale, per voce del proprio legale, ha precluso ogni dichiarazione pubblica presente e futura. Una richiesta di riservatezza che si staglia, netta e sofferente, contro il rumore di fondo della cronaca, la quale, inevitabilmente, continua a scavare in una vicenda i cui contorni giudiziari e umani restano di una complessità dolorosa. La procura di Civitavecchia, del resto, ha aperto un fascicolo per istigazione al suicidio dopo che i due coniugi sono stati trovati senza vita nella loro villa, un atto estremo che ha seguito di pochi giorni l’arresto del figlio e la scoperta del Corpo della giovane donna.

Il peso insopportabile dei sensi di colpa

Proprio su questa ulteriore, scioccante tragedia si è espresso lo psichiatra Paolo Crepet, il quale, interpellato, ha indicato senza mezzi termini i “sensi di colpa” e la “solitudine” come possibili motivi profondi del gesto dei due anziani. “Lei è madre. Se suo figlio di diciassette anni va a una festa e fa una ‘cazzata’, produce dei danni, la prima sua reazione emotiva sarà quella di arrabbiarsi con lui; però poi c’è sempre un senso di colpa che emerge: ‘non sono stata capace, non mi sono accorta…’”, ha spiegato Crepet, tracciando un parallelo con dinamiche psicologiche che, sebbene in una scala incommensurabilmente diversa, affondano le radici nello stesso terreno: quello del rimorso genitoriale. Una riflessione che tocca corde universali, seppur nel contesto di un caso limite, e che sembra trovare un’eco, sebbene da una prospettiva diversa, nelle parole di una parente della vittima, la quale ha voluto sottolineare come la colpa del femminicidio non possa essere addebitata ai genitori dell’uomo.

La denuncia contro il circo mediatico

Il commento dello psichiatra, tuttavia, non si è limitato all’analisi delle possibili cause, ma ha lanciato un monito severo contro il meccanismo che spesso amplifica a dismisura il dolore privato trasformandolo in spettacolo pubblico. “La gogna mediatica è una cosa orrenda”, ha affermato Crepet, ponendo poi una domanda diretta e provocatoria: “quando ci decideremo a farla diventare un reato?”. Una proposta, la sua, che invita a riflettere sui confini spesso labili tra il diritto di cronaca e l’assalto persecutorio, tra la necessità di informare e il voyeurismo che può circondare fatti così laceranti, contribuendo a creare un ambiente invivibile per chi, suo malgrado, vi si trova coinvolto. È un interrogativo che chiama in causa la deontologia professionale ma anche la sensibilità collettiva, soprattutto in un’epoca in cui la diffusione delle notizie – e dei giudizi sommati – avviene a una velocità incontrollabile.

Fatti che restano, domande aperte

Mentre le indagini procedono, con gli esami tossicologici disposti dagli investigatori che potrebbero aggiungere ulteriori tasselli alla comprensione della morte dei due coniugi, i fatti accertati restano quelli che delineano una sequenza di orrore. Claudio Carlomagno è l’unico indagato, al momento, per l’omicidio volontario e l’occultamento del della moglie Federica, trovata dopo dieci giorni di ricerche. I suoi genitori sono morti per asfissia, come accertato dall’autopsia. Attorno a questi elementi, si dipana una matassa di sofferenza che ha travolto intere famiglie, lasciando dietro di sé un figlio che chiede silenzio, parenti che cercano una forma di giustizia che non sia vendetta, e una discussione pubblica che, inevitabilmente, oscilla tra la ricerca della verità processuale e la tentazione della condanna senza appello.

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