Ue fatica sul congelamento senza fine degli asset russi, vertice in salita per Costa

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L'Unione europea ha raggiunto, seppur faticosamente, un accordo sul congelamento a tempo indeterminato degli asset russi, una misura che, pur rappresentando un esito positivo, è stata definita da più parti come uno "sì stiracchiato". La decisione, infatti, non è giunta in modo lineare, trovando l'Italia tra i paesi che hanno manifestato palesi perplessità, e il percorso negoziale lascia intuire le difficoltà che attendono il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, nel vertice cruciale della prossima settimana.

Un banco di prova per il futuro sostegno a Kiev

La prossima riunione, in calendario per il 18 dicembre, si preannuncia complessa poiché dovrà affrontare il nodo decisivo del finanziamento all'Ucraina, un tema sul quale Costa ha dichiarato la propria determinazione a trovare una soluzione, anche prolungando i lavori a oltranza. La connessione tra le due questioni è stata esplicitamente sottolineata dal commissario europeo all'Economia, Valdis Dombrovskis, il quale ha affermato che il regolamento sul rinnovo sine die delle sanzioni contribuirà alle discussioni relative al cosiddetto "prestito di riparazione" a favore di Kiev.

La reazione di Mosca e il dibattito giuridico

La risposta di Mosca non si è fatta attendere, con la portavoce del ministero degli Esteri russo che ha condannato la misura definendola "un furto puro e semplice", accompagnato dall'esplicita minaccia che una ritorsione "non tarderà ad arrivare". Il Cremlino considera il blocco, che immobilizza in Belgio depositi per un valore superiore ai duecento miliardi di euro, una pericolosa violazione di un confine invalicabile. Di parere opposto sono invece quelle voci, come quella dell'analista Hugo Dixon, che interpretano la manovra non come una confisca arbitraria bensì come un prestito legittimo, fondato sull'obbligo internazionale della Russia di risarcire i danni causati dalla sua invasione dell'Ucraina.

Il quadro d'insieme e le implicazioni

La posta in gioco, dunque, va ben oltre la semplice proroga di uno strumento restrittivo, toccando il delicatissimo equilibrio tra l'urgenza di fornire a Kiev risorse immediate per la sua sopravvivenza e le intricate questioni di diritto internazionale che un'operazione finanziaria di tale portata solleva. L'impresa di Costa, che dovrà mediare tra posizioni divergenti all'interno del Consiglio, si configura come un test decisivo per la coesione europea di fronte a una guerra che continua a ridefinire gli assetti geopolitici globali, anche in considerazione del nuovo scenario internazionale che vede Donald Trump nuovamente alla guida degli Stati Uniti.

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