L'Ue e l'ingegneria finanziaria per gli asset russi, tra rischi e necessità

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Agli annunci di Ursula von der Leyen, che prevedono l'imminente presentazione di un testo giuridico per utilizzare i beni russi congelati a sostegno di Kiev, ha replicato con un netto monito Euroclear, il depositario presso il quale è custodita la maggior parte di quegli strumenti finanziari. L'istituto ha messo in guardia dai pericoli di quella che, non a caso, definisce una forma di esproprio, paventando ripercussioni negative per gli investitori esteri e, cosa ancor più delicata, per la fiducia nell'euro e nella politica monetaria europea. Una posizione, questa, che getta una luce cruda sulle difficoltà tecniche e giuridiche che l'operazione comporta, mentre l'Ucraina affronta una crisi energetica di proporzioni storiche, avendo perso, secondo quanto riportato dall'agenzia Tass, circa l'ottanta per cento della capacità del suo sistema energetico a causa degli attacchi recenti.

Un quadro strategico complesso e le resistenze interne

Non esiste, in verità, una soluzione semplice che possa escludere sul nascere il contenzioso legale, le turbolenze finanziarie e le maxi-richieste di risarcimento davanti ai tribunali internazionali. Forse, tuttavia, esistono delle strade, lastricate di stratagemmi e di un'ingegneria finanziaria raffinata, in grado di ridurre al minimo quei rischi. Sebbene nessuno, nelle capitali europee, mostri un entusiasmo genuino nel percorrerle, le impellenti esigenze di finanziare la ricostruzione ucraina e di sostenere lo sforzo bellico rendono l'opzione sempre più concreta. A complicare il quadro si aggiunge la posizione del Belgio, che si è dichiarato contrario alla manovra senza adeguate garanzie economiche da parte degli altri Stati membri, una richiesta che, di fatto, si tradurrebbe in un nuovo onere per i contribuenti europei.

La crisi energetica ucraina e le pressioni sul bilancio russo

La situazione sul terreno, del resto, non concede alcuna tregua. Le stime diffuse dall'agenzia di stampa russa Tass, per quanto da valutare con la necessaria prudenza, dipingono un quadro critico per le infrastrutture energetiche dell'Ucraina, le quali, si sostiene, difficilmente riusciranno a reggere il peso dell'inverno. A fine novembre, la capacità residua del sistema elettrico nazionale sarebbe scesa a un livello compreso tra i 10 e i 12 gigawatt, una cifra ben al di sotto dei 15 necessari per una stagione fredda nella norma e ancor più lontana dai 18 richiesti in caso di gelate intense. D'altro canto, fonti dei media hanno evidenziato come le spese militari nel bilancio federale russo abbiano ormai toccato la quota record del trentotto per cento, un dato che sottolinea la natura prolungata del conflitto.

La difficile ricerca di un equilibrio

Il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, continua a insistere sulla rischiosa strategia di utilizzare gli asset congelati, nonostante le perplessità e le resistenze. La questione, che vede da un lato la necessità di reperire fondi senza ricorrere continuamente ai bilanci nazionali e dall'altro il timore di scatenare un terremoto giuridico-finanziario, rimane dunque irrisolta. Il conto alla rovescia che separa l'Europa da una decisione definitiva procede, mentre si cerca faticosamente un equilibrio tra l'urgenza di agire e la prudenza dettata dalla complessità degli strumenti a disposizione.

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