I rischi dell'assedio agli asset russi tra dubbi finanziari e avvertimenti americani

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La strategia dell'Unione Europea, la quale punta a impiegare gli asset finanziari russi bloccati per finanziare un prestito a Kiev, solleva interrogativi gravosi sulla sua sostenibilità e sui contraccolpi che potrebbe generare. Una serie di perplessità, del resto, sono state avanzate con chiarezza da analisi come quelle del Financial Times, le quali mettono in guardia dal rischio di minare la credibilità dell'euro come valuta di riferimento, in uno scenario – è bene sottolinearlo – già reso instabile dalla conflittualità geopolitica.

L'impressione di una certa incompetenza nella gestione dei dossier strategici, sebbene spesso controbilanciata dalla retorica sul rigore di bilancio, sembra trovare un nuovo terreno di conferma proprio in queste intricate manovre finanziarie. Le quali, come si è avuto modo di osservare, procedono senza che vi sia una chiara garanzia per i cosiddetti "soldi russi" che si intende dirottare, esponendo gli Stati membri a ritorsioni legali ed economiche di non facile quantificazione.

Sul piano diplomatico, poi, le acque si fanno ancora più agitate. Il portavoce del Cremlino ha infatti dichiarato, senza mezzi termini, che la responsabilità per un eventuale sequestro di beni ricadrà sia sulle nazioni che sugli individui coinvolti, in un messaggio che suona come un monito diretto ai decisori europei. Una posizione che si inserisce in un contesto internazionale già frastagliato, dove persino gli alleati tradizionali mostrano divergenze: gli Stati Uniti, con Trump di nuovo alla presidenza, hanno espresso riserve sostanziali, avvertendo come l'utilizzo di quelle risorse potrebbe pregiudicare ogni futura possibilità di raggiungere un accordo di pace.

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