Valentino, i look della sfilata: Gwyneth Paltrow sirena, Ferragni femme fatale, Vittoria Puccini e la figlia a contrasto
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La sera del 12 marzo 2026, Roma ha smesso per qualche ora di essere solo la capitale politica per trasformarsi, come accade in certe occasioni che le sono proprie, nel palcoscenico esclusivo della moda mondiale. La maison Valentino, guidata dal direttore creativo Alessandro Michele, ha scelto la cornice monumentale di Palazzo Barberini – con i suoi affreschi seicenteschi e la storia che cola dai soffitti – per presentare la collezione Autunno-Inverno 2026/27, battezzata “Interferenze”. E come sempre accade quando il richiamo è di questo calibro, il front row si è trasformato in un red carpet parallelo, forse perspiù chiacchierato della passerella stessa. L’assenza della sfilata dal calendario parigino, una pausa voluta e significativa, ha restituito all’evento un’aura di eccezionalità che il popolo delle celebrity ha interpretato al meglio, sfoggiando un campionario di stili tanto variegato quanto in linea con le suggestioni del nuovo corso Michele. Si respirava, tra quelle sale, l’omaggio a Valentino Garavani, il fondatore scomparso lo scorso gennaio, la cui memoria fluttuava nell’aria come un’interferenza gentile, per usare il lessico della serata.
Gwyneth Paltrow e la seduzione del pizzo, Chiara Ferragni e il ritorno della rockstud
Tra le primissime a catturare l’attenzione dei flash è stata Gwyneth Paltrow, apparsa come una visione anni Novanta rivista in chiave contemporanea. L’attrice premio Oscar ha indossato un minivestito verde satinato a pois, che giocava con i volumi delle maniche a palloncino e la scollatura alla marinara, ma l’elemento di rottura, ciò che ha reso il look memorabile, erano le calze di pizzo bianco. Un dettaglio, quest’ultimo, che ha fatto da fil rouge a tutta la serata: il pizzo, nero o bianco, è stato il must have assoluto, quasi una divisa non scritta imposta dallo spirito della collezione. Lo si ritrovava, declinato in trasparenze, sul body di Chiara Ferragni, che per l’occasione ha calcato la mano sulla sua vena più femme fatale. L’imprenditrice digitale, reduce da un periodo di relativo basso profilo mediatico, è tornata a brillare nella sua Roma con un look total black giocato sulle trasparenze e, particolare non secondario, ai piedi un paio delle iconiche scarpe con rockstud. Le celebri punte piramidali, che Pierpaolo Piccioli e Maria Grazia Chiuri lanciarono nel 2010 ispirandosi al bugnato dei palazzi romani, stanno vivendo una seconda giovinezza, rilanciate proprio da Michele e destinate a un rinnovato successo anche grazie alla loro comparsa nel trailer del sequel de “Il diavolo veste Prada”.
La romanità di Vittoria Puccini, l’eleganza di Bianca Balti e l’effetto madre-figlia
E poi c’era Roma, con le sue attrici più amate. Vittoria Puccini, volto pulito e raffinato del cinema italiano, si è presentata accompagnata dalla figlia Elena, e il contrasto tra le due generazioni ha offerto uno spaccato interessante su come la stessa maison possa essere interpretata in modo diametralmente opposto. Se la giovanissima Elena prediligeva linee più sbarazzine e moderne, Vittoria ha scelto un tailoring classico, una linea sartoriale che ricordava certi ritratti femminili della Roma papalina, ma con un taglio contemporaneo. Bianca Balti, da sempre musa silenziosa del bello, non è passata inosservata, così come Alessandra Mastronardi, che con la sua disinvoltura ha portato una ventata di freschezza giovanile. E poi Georgina Rodriguez, compagna di Cristiano Ronaldo, che ha optato per un abito di velluto nero dalla linea austera ma sensuale, con le spalle scoperte e un maxi fiocco a incorniciare il décolleté, confermando una predilezione per uno stile lussuoso e decisamente femminile. Tutte, o quasi, avevano al braccio la borsa Panthea, l’ultimo it-bag di casa Valentino, riconoscibile per le due teste di felino smaltate che decorano i manici, un accessorio dal costo che oscilla intorno ai tremila euro ma destinato a fare parlare di sé.
Alessandro Michele, tra interferenze e omaggi, ridisegna l’identità della maison
Alessandro Michele, romano doc, ha voluto fortemente questo ritorno alle origini, e non solo per una questione di marketing. “Io stesso sono un’interferenza perché sono al posto di un altro”, ha spiegato il designer a proposito del tema della collezione, lasciando intendere quanto la sua visione per Valentino passi attraverso la stratificazione di codici, la mescolanza di epoche e la reinterpretazione della memoria. L’ha definita una questione generazionale e legata all’attualità, in un momento storico in cui, come ha confessato, la guerra non gli fa dormire la notte. E allora la moda diventa un campo di sopravvivenze, di futuri che si coagulano e si bloccano come il sangue. In passerella, oltre ottanta look hanno sfilato sotto lo sguardo attento di un pubblico che la maison ha voluto coinvolgere fino in fondo: grazie a un accordo con Urban Vision Group, la sfilata è stata proiettata in diretta su maxi-schermi in diverse piazze di Roma, Milano e Napoli, trasformando l’evento in un momento di condivisione popolare. Un gesto che ha aperto le porte di un tempio dell’alta moda alla città, restituendo alla moda quella funzione culturale e sociale che troppo spesso le viene negata. L’unico abito rosso in passerella era lì, discreto, a ricordare Valentino Garavani. E forse, tra tutte le interferenze estetiche e visive di cui parlava Michele, quel flash di colore è stato il segnale più forte e chiaro della serata.




