Valentino porta le sue interferenze a Roma, tra gli affreschi di Palazzo Barberini
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il fashion system, dopo aver concluso il consueto periplo tra le capitali della moda, ha trovato una destinazione imprevista e sontuosa. L’usuale epilogo parigino del mese dedicato alle sfilate è stato infatti ignorato, o quantomeno posticipato idealmente, da una maison che ha scelto di tornare alle proprie origini. Giovedì 12 marzo 2026, Roma ha ospitato la presentazione della collezione Autunno-Inverno 2026/27 di Valentino, un evento che ha riportato l’attenzione internazionale sulla città per volere del direttore creativo Alessandro Michele e della proprietà del marchio, il fondo qatariota Mayhoola. La location prescelta, e la ragione stessa di questa deviazione dal calendario, è stato Palazzo Barberini, scrigno barocco che custodisce i capolavori della Galleria Nazionale d’Arte Antica. L’accesso allo spazio della sfilata avveniva salendo lo scalone elicoidale di Francesco Borromini, un preludio architettonico alla tensione estetica che avrebbe dominato la passerella. La scelta del palazzo non era meramente scenografica, ma rispondeva a una precisa riflessione del designer sul concetto di frizione, quel contrasto costitutivo tra rigore e sconfinamento che, a suo dire, attraversa tanto la pietra degli edifici quanto la stoffa degli abiti.
Il Titolo della collezione, Interferenze, fungeva da chiave di lettura per l’intero progetto, una dichiarazione poetica che Michele ha voluto esplicitare anche attraverso le sue parole. Il designer, che ha preso le redini creative della maison nell'aprile del 2024, ha descritto il suo operato come un'incessante sovrapposizione di segnali, un’idea di moda che vive di sopravvivenze e di futuri che mai si coagulano del tutto. In un mondo che Valentino Garavani, il fondatore scomparso lo scorso gennaio all'età di 93 anni, rendeva perfetto e "messo in onda" come l'immagine di una divinità, Michele si pone consapevolmente come elemento di disturbo, un'«interferenza» essa stessa, per citare le sue stesse parole rilasciate nel backstage. Questa poetica si traduceva in oltre ottanta look che procedevano per accumulazione visiva, accostando la memoria della couture romana a una sensibilità pop e contemporanea, in un dialogo serrato con gli affreschi seicenteschi di Pietro da Cortona che sovrastavano la passerella, quel Trionfo della Divina Provvidenza che ha fatto da spettatore silente a circa settecento invitati.
Un ritorno agli anni Ottanta tra velli opulenti e gioielli scultorei
L’estetica messa in scena attingeva a piene mani dal guardaroba e dall’atteggiamento degli anni Ottanta, un decennio che Michele ha voluto esplorare proprio perché, a suo avviso, trascurato da altri direttori creativi, in un periodo in cui il fondatore era ancora intensamente al lavoro. Le silhouette proponevano spalle strutturate e squadrate, vite strette da cinture da smoking e gonne corte, il tutto ammorbidito da drappeggi irregolari e da una fluidità nei tessuti che riconduceva alla sapienza sartoriale della casa. La materia si faceva opulenta: velli apparentemente pesanti, pizzi che creavano trasparenze, plissé che il designer ha dichiarato di aver riscoperto e di voler portare all'estremo, chiedendo molto alle sue maestranze. La luce, in passerella, veniva catturata e rifratta da una profusione di dettagli scintillanti, maxi bijoux in cristallo, perle oversize e pendenti massicci che amplificavano la teatralità di ogni uscita, trasformando il in una sorta di architettura mobile e preziosa. La palette cromatica giocava su accostamenti decisi e volutamente dissonanti, dove il classico rosso Valentino, colore difficile da gestire ma imprescindibile per l'identità del marchio, compariva in un unico, memorabile abito lungo con uno spettacolare scollo sulla schiena, un omaggio esplicito al fondatore e alla sua attenzione per quella parte del corpo.
La città come passerella e il parterre di stelle sotto la pioggia
Se all'interno di Palazzo Barberini la moda dialogava con secoli di storia, all'esterno l'evento si è espanso nel tessuto urbano, grazie a un'iniziativa di live streaming promossa dalla maison in collaborazione con Urban Vision Group. La sfilata è stata trasmessa in diretta su maxi-schermi installati in sei diverse piazze e luoghi simbolo di Roma, da Largo di Torre Argentina a Piazza Mazzini, da Viale Trastevere al Mattatoio di Testaccio, e persino in alcune aree di Milano e Napoli, permettendo a un pubblico più ampio di condividere il momento. Roma, bagnata da una pioggia che non ha fermato l'evento, si è così trasformata in un palcoscenico diffuso. Sul tappeto erboso sintetico steso nella sala del palazzo, intanto, sfilavano volti noti e celebrità, un parterre che comprendeva, tra gli altri, Gwyneth Paltrow, Colman Domingo, Lily Allen, e Georgina Rodriguez. Le stesse ospiti, in un gioco di rimandi, indossavano spesso i codici estetici della serata, come i collant di pizzo neri o bianchi e le scarpe Rockstud, la calzatura cult della maison che molte, inclusa Chiara Ferragni, hanno scelto per l'occasione, confermando il ritorno in auge di un accessorio diventato iconico. Dopo la sfilata, i festeggiamenti sono proseguiti con un party musicale a Palazzo Ludovisi, dove Lily Allen si è esibita in un breve concerto, chiudendo una giornata che ha visto la moda contaminare gli spazi più alti della città.




