Alessandro Michele e le sue interferenze: a Roma la sfida alla perfezione di Valentino
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Pioggia battente e traffico in tilt su via Veneto, nella sera in cui Roma torna a essere capitale indiscussa della moda internazionale, e lo fa nonostante un acquazzone che sembrava voler mettere alla prova la tenuta dei settecento ospiti accorsi a Palazzo Barberini. Alessandro Michele, direttore creativo della maison, ha scelto di sottrarre la sua sfilata per la collezione autunno-inverno 2026-27 al consueto calendario parigino, riportando il marchio nella città dove Valentino Garavani fondò il suo impero nel lontano 1960. “Io sono l’interferenza”, ha risposto seccamente lo stilista a chi gli domandava quale fosse l’elemento di disturbo capace di generare una collezione così densa di stratificazioni, ammettendo senza falsa modestia di occupare un posto che fu di un altro e di farlo con la consapevolezza di chi sa che la moda vive di sopravvivenze e di futuri che corrono per poi bloccarsi, proprio come il sangue.
Il palcoscenico barocco e la filosofia della tensione
La scenografia prescelta, l’assoluta magnificenza tardo manierista di Palazzo Barberini, non rappresentava un semplice fondale ma un dispositivo critico attivo, un campo di battaglia architettonico dove convivono forze opposte senza mai trovare una sintesi pacificata. Michele ha letto negli spazi del palazzo una metafora perfetta del suo operato: da un lato lo scalone monumentale a pianta quadrata del Bernini, con la sua geometria chiara e gerarchica che guida il in un’ascesa rassicurante; dall’altro la scala elicoidale del Borromini, quella curva ossessiva che disorienta e sottopone il visitatore a una perdita costante di coordinate spaziali. È in questa frizione, in questa coesistenza forzata tra ordine e sconfinamento, che il designer romano ha ambientato la sua riflessione sul vestire, citando Nietzsche e quella tensione irrisolta tra principio apollineo della misura e impulso dionisiaco della perdita di controllo. Non si trattava, ha tenuto a precisare nella lunga nota che accompagnava l’evento, di cercare un’estetica della bellezza classica, quanto piuttosto di rendere visibile la vulnerabilità strutturale della regola, esponendola alla possibilità del proprio superamento attraverso l’errore e la deviazione.
La materia che si fa racconto tra memoria e trasgressione
In passerella, i concetti si sono tradotti in materia tessile attraverso un campionario di interferenze volutamente evidenti: giacche da uomo che sul retro rivelano torchon nascosti, come se la sartoria più rigorosa nascondesse un piccolo sabotaggio; cappotti metà pieghettati e metà lisci, asimmetrie che diventano cifra stilistica piuttosto che incidente di percorso. La collezione, che Michele ha definito il frutto di un lungo seminario all’interno dell’atelier Valentino dove si è innamorato della lavorazione plissé, ha mostrato long dress diafani accostati a pantaloni di chiffon ricamati con paillettes, quasi a voler evocare la doppia anima di un decennio, quegli anni Ottanta che tornano con la loro opulenza e al contempo con la loro sostanziale leggerezza. I colori, e qui la mano del designer si è fatta riconoscere nella sua cifra più autentica, hanno accostato rosa e viola, arancio e verde, rosso e menta in combinazioni dissonanti che pure trovavano una loro armonia precaria, mentre gli accessori – collane scultoree e occhiali visiera oversize – trasformavano i corpi in architetture mobili pronte a essere abitate da una pluralità di identità.
Il tributo silenzioso al fondatore e la presenza delle donne
Un solo abito rosso, lungo e scenografico, con la schiena scoperta fino all’osso sacro, è comparso nel finale a suggellare il tributo a Valentino Garavani, quel rosso che lo stilista aveva definito impegnativo da maneggiare ma che non poteva mancare in una collezione che della memoria faceva il suo carburante principale. Tra i volti noti accalcati nella sala che ospita le sculture del Bernini, prima che il party si spostasse a palazzo Ludovisi per ascoltare Lily Allen, l’attenzione dei fotografi si è concentrata su Vittoria Puccini e sua figlia Elena, diciannovenne, immortalate mano nella mano in un gesto che nulla aveva di artefatto e che la cronaca mondana ha letto come manifesto di un legame profondo. Sara Serraiocco, intervistata da Vogue Italia poco prima di accomodarsi in front row, ha confessato con semplicità di amare indossare abiti stupendi e giocare con la propria immagine, considerando la presentazione di un film o la partecipazione a una sfilata momenti di gioia autentica [citation:tra i fatti forniti]. Una dichiarazione che suonava quasi come una sintesi perfetta di quella leggerezza pensante che Michele cerca di inseguire, quella capacità di interferire con la classicità prevedibile che genera noia senza per questo cadere nel gratuito o nell’eccesso fine a sé stesso.
L’errore come metodo e la guerra che non fa dormire
La pioggia, insistente e fuori stagione, non ha fermato i maxischermi posizionati in diversi quartieri della capitale che trasmettevano in diretta l’evento, quasi a voler restituire alla città qualcosa che le appartiene storicamente ma che da troppo tempo le veniva negato. Michele, che di Roma ama il fatto che sia nata dritta per poi diventare meravigliosamente storta come lui, ha voluto che l’interferenza fosse anche un atto politico di riappropriazione. Ha parlato della guerra che non gli fa dormire, contrapponendo a quel rumore di fondo la sapienza delle mani che lavorano in atelier, la cura faticosa che richiede la costruzione di un abito, quell’ossessione per i dettagli che trasforma un bottone nascosto sul busto di un cardinale in un invito alla sfilata accompagnato dalla frase latina Quod est perenne gaudium requirere. Perché alla fine, e lo ha dimostrato con una collezione che molti hanno letto come la sua più disciplinata pur nella ricchezza barocca delle citazioni, il senso profondo del vestire sta proprio lì: nella capacità di cercare quella gioia perpetua che solo il frammento, l’errore consapevole, la deviazione dalla norma sanno regalare.




