The Adventures of Elliot: The Millennium Tales, tra eredità Zelda e identità HD-2D, la critica apprezza ma non esalta
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Redazione Scienza e Tecnologia
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L'action-adventure firmato Square Enix, con Tomoya Asano alla produzione, è approdato sugli scaffali (e sugli store digitali) da poche ore, e sebbene il richiamo alla mitologia videoludica di The Legend of Zelda: A Link to the Past sia un fardello piuttosto pesante da portare, il titolo riesce a ritagliarsi uno spazio dignitoso nel panorama dei giochi in stile HD-2D, uno stile che ormai, dopo aver fatto scuola con Octopath Traveler, sembra essere diventato un vero e proprio genere a sé, capace di attrarre sia i nostalgici del 16-bit che i nuovi giocatori in cerca di un'estetica raffinata e senza tempo. La media dell'82 su OpenCritic, che al momento della scrittura si attesta su un punteggio che i più navigati definirebbero "solido", racconta esattamente questa duplice natura: da un lato, la piena padronanza tecnica e la cura dei dettagli, dall'altro, l'assenza di quella scintilla di genio che trasforma un buon prodotto in un'opera memorabile, destinata a restare negli annali della storia del medium.
Un mondo che attraversa le epoche
La struttura narrativa, che vede i protagonisti Elliot e Faie muoversi attraverso quattro distinte ere temporali, non è certo una novità assoluta nel panorama dei giochi di ruolo, ma funge da perfetto collante per un level design che premia l'esplorazione più minuziosa, quella che spinge il giocatore a controllare ogni angolo di schermo alla ricerca di segreti o di passaggi nascosti, un approccio che chi ama il genere conosce fin troppo bene e che qui viene riproposto con una generosità di contenuti opzionali che allunga la durata della partita ben oltre le canoniche quaranta ore richieste per la trama principale.
La presenza dei dungeon, che sono il cuore pulsante dell'esperienza ludica, è stata particolarmente lodata dalla critica per la loro progettazione intelligente, con enigmi che richiedono un certo sforzo logico senza mai diventare frustranti, e con una progressione che si sposa perfettamente con l'acquisizione di nuove abilità; a questo proposito, il sistema di combattimento, che abbandona le meccaniche a turni per abbracciare un più dinamico approccio in tempo reale, trova il suo maggior punto di forza nell'assortimento di armi a disposizione, le quali possono essere combinate tra loro per Creare stili di combattimento personali che si adattano alle preferenze di ciascun giocatore, che sia egli un fanatico dell'attacco corpo a corpo o uno stratega della distanza.
Magiliti e ritmo di gioco
Ma è senza dubbio il sistema delle Magiliti a rappresentare il vero fiore all'occhiello della produzione, un meccanismo che, come Andrea ha ben evidenziato nella recensione dedicata, aggiunge un livello di profondità tattica non indifferente, consentendo di alterare le proprietà delle armi o di attivare effetti speciali durante le fasi concitate del combattimento, quasi come se si avesse a disposizione un asso nella manica da giocarsi al momento giusto per ribaltare le sorti di uno scontro che sembrava ormai perso.
Se da un lato, quindi, il comparto tecnico e l'innovazione nelle meccaniche di gioco vengono premiati, dall'altro alcuni recensori hanno sottolineato come la trama, pur nella sua epicità e nello scorrere delle epoche, pecchi forse di una certa prevedibilità nei colpi di scena, finendo per appoggiarsi troppo a cliché del genere che gli appassionati più smaliziati avranno già avuto modo di incontrare decine di volte.
Ciò nonostante, il gioco si presenta come un prodotto estremamente rifinito, privo di quei bug o di quei cali di frame rate che troppo spesso affliggono le produzioni moderne al lancio, e questo è sicuramente un merito non da poco per uno studio che, come Square Enix, deve gestire aspettative altissime e budget di sviluppo che non ammettono distrazioni.
Un lancio senza clamore ma con personalità
Il trailer live action rilasciato per l'occasione, con quel suo innegabile sapore retrò che strizza l'occhio ai filmati pubblicitari dei grandi classici giapponesi degli anni Novanta, ha senz'altro contribuito a creare l'hype necessario tra i fan più accaniti, ma alla resa dei conti The Adventures of Elliot: The Millennium Tales non sembra destinato a rivoluzionare il genere quanto piuttosto a perfezionarne le coordinate, offrendo un'esperienza che, sebbene non brilli per originalità assoluta, riesce comunque a conquistare per la sua coerenza interna e per la qualità della sua realizzazione.
L'ispirazione a The Legend of Zelda, del resto, è talmente palese da diventare quasi un manifesto programmatico, ma la capacità del titolo di costruirsi un'identità precisa, fatta di scelte di design autonome e di un sistema di progressione che premia la sperimentazione, è ciò che gli consente di uscire dall'ombra ingombrante del suo illustre predecessore e di camminare sulle proprie gambe, anche se con passo non sempre sicuro.
Per tutti coloro che cercano un'avventura solida, dal ritmo coinvolgente e dall'estetica curata nei minimi dettagli, questo nuovo capitolo firmato Square Enix rappresenta senz'altro un acquisto consigliato, a patto però di non aspettarsi il capolavoro che forse, in cuor proprio, molti speravano di ricevere, accontentandosi invece di un titolo onesto, divertente e tecnicamente inappuntabile, che saprà regalare soddisfazioni a chi ama perdersi in mondi fantastici senza necessariamente dover riscrivere le regole del gioco.




