Barp sfiora la storia a Oberhof, quarto in una 10 km dominata dai norvegesi
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Nella grigia mattina di Oberhof, tra le nebbie della Turingia, Elia Barp ha scritto una pagina di rara bellezza per lo sci di fondo italiano, sfiorando con un’impresa di sostanza quel podio che da anni sembrava un miraggio per gli azzurri nelle gare individuali. Il veneto, partito con il pettorale numero 36, ha costruito la sua prova su una tecnica classica impeccabile e su una progressione costante, gestendo con freddezza da veterano i duri falsopiani del tracciato tedesco, per chiudere con il tempo di 21’26”6. Un quarto posto, il miglior risultato in carriera, che vale molto più di una semplice posizione in classifica, rappresentando piuttosto il sigillo su una crescita inesorabile, maturata grano dopo grano in stagioni di lavoro meticoloso. A precederlo, sul gradino più alto del podio, si è issato il norvegese Martin Loewstrom Nyenget, autore di una rimonta poderosa che lo ha portato alla seconda vittoria stagionale in 21’09”1, mentre il finlandese Iivo Niskanen e l’altro nordico Erik Valnes hanno completato il trio di testa.
Un contesto aperto e una prestazione di valore assoluto
La gara, che si è disputata con la formula della partenza a intervalli, si presentava in partenza con un quadro particolarmente aperto a causa delle numerose e note assenze tra i big del circo bianco, molte delle quali legate a scelte tecniche in vista del prossimo appuntamento olimpico. Proprio questo scenario, tuttavia, non sminuisce ma anzi esalta il valore della performance di Barp, il quale ha saputo approfittare delle condizioni offerte senza mai mostrare esitazione, confrontandosi e superando atleti di chiara fama internazionale. La sua gara, del resto, è stata un modello di regolarità e controllo, lontana da picchi improvvisi e da cali vistosi, segno di una preparazione fisica solida e di una capacità di lettura della gara ormai affinata. Un dettaglio, quest’ultimo, non secondario se si considera che le gare a tecnica classica, dove la gestione della sciolina è fondamentale, richiedono spesso esperienza e freddezza superiori.
Il gruppo azzurro brilla nel suo complesso
A rendere ancor più significativa la giornata di Oberhof per la spedizione italiana, però, non è stato solo il risultato di Barp. Alle sue spalle, infatti, si è piazzato in ottava posizione Federico Pellegrino, il quale, pur non essendo in una delle sue giornate di grazia assoluta, ha comunque saputo concludere nella top ten, dimostrando una competitività di fondo che lo mantiene tra i protagonisti del circuito. Pochi altri, in zona punti, hanno fatto meglio di loro, a riprova di come il gruppo guidato dai tecnici stia trovando una condizione collettiva di altissimo livello a ridosso dei Giochi. Ciò che colpisce, osservando le loro prestazioni, è la complementarietà degli stili e delle caratteristiche, con Barp sempre più leader nelle gare a distanza e Pellegrino, da par suo, riferimento insostituibile nelle prove sprint.
Lo spettacolo al femminile e il dominio scandinavo
Sul fronte femminile, la vittoria è andata alla svedese Moa Ilar, che ha superato di un soffio l’austriaca Terese Stadlober, confermando il dominio tradizionale delle fondiste scandinave e nordeuropee in questa disciplina. La gara, conclusasi con un distacco di soli sette decimi tra le prime due, ha offerto spunti di grande qualità tecnica e tensione agonistica fino all’ultimo metro, con le atlete chiamate a lottare non solo contro le avversarie ma anche contro un tracciato impegnativo. La classifica, completata da un’altra svedese e da atlete statunitensi e norvegesi, delinea un panorama estremamente competitivo in vista delle Olimpiadi, dove le favorite dovranno fare i conti con un livello di profondità mai visto prima. Resta il fatto che, in questo quadro, le prestazioni degli azzurri assumono un rilievo ancor maggiore, proiettandoli tra i possibili outsider per le gare decisive della stagione.




