L’Inter fuori dalla Champions, il Bodo Glimt fa storia: tra conti in rosso e lezioni di calcio norvegesi
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Redazione Sport
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La notte di San Siro, che doveva essere quella della rimonta, si è trasformata nell’epilogo di una settimana da dimenticare per l’Inter, eliminata dalla Champions League dal Bodo/Glimt con un netto 5-2 complessivo. La squadra di Cristian Chivu, forte del Titolo di vice-campione d’Europa in carica e con un vantaggio abissale in Serie A, si è arresa ai norvegesi, incassando due sconfitte in sei giorni e regalando al calcio italiano una delle pagine più imbarazzanti della sua storia recente in ambito europeo.
L’eco dell’eliminazione ha scatenato reazioni durissime nel mondo del giornalismo sportivo. Michele Criscitiello, direttore di Sportitalia, ha parlato senza mezzi termini di “disastro totale, disastro italiano”, sottolineando come un club con un monte ingaggi di soli 8,6 milioni di euro, inferiore a quello di molte formazioni di Serie C come Benevento o Catania, abbia surclassato una corazzata da 141 milioni di stipendi. Una considerazione, questa, che mette in luce il paradosso economico di un’Inter costata centinaia di milioni e surclassata da una compagine che rappresenta una cittadina di cinquantamila abitanti, con uno stadio dalla capienza limitata a ottomila posti, giocatori per lo più scandinavi e una preparazione atletica costruita nei gelidi inverni del nord Europa.
L’onta storica e i fantasmi del passato
L’umiliazione sportiva, per quanto cocente, non è purtroppo una novità assoluta per i colori nerazzurri. I paragoni con il passato sono immediatamente corsi all’indimenticabile eliminazione dell’agosto 2000, quando l’Helsingborgs IF, sempre dai playoff, estromise dalla massima competizione europea la squadra allora allenata da Marcello Lippi. Una ferita che, a distanza di ventisei anni, si è riaperta e ha sanguinato copiosamente sul prato del Meazza. Se allora si trattò di un episodio isolato, oggi la sconfitta con il Bodo si inserisce in un contesto ben più preoccupante per l’intero movimento italiano, dato che Atalanta e Juventus rischiano di fare la stessa fine, lasciando la Serie A senza rappresentanti agli ottavi per la prima volta in quasi quarant’anni.
A rendere il tracollo ancor più amaro ci hanno pensato le parole di Arrigo Sacchi, che sulle colonne de La Gazzetta dello Sport ha definito il verdetto “clamoroso” se rapportato al fatturato e al valore delle rose. Il “Profeta di Fusignano”, con la consueta lucidità, ha sottolineato come l’Inter, forte dei dieci punti di vantaggio in classifica, avesse tutte le carte in regola per gestire la doppia sfida, complicandosi inspiegabilmente la vita da sola e cadendo in tre sconfitte consecutive nella fase a eliminazione. Un’analisi spietata che fotografa l’incapacità della squadra di reggere il confronto quando il livello si alza, una fragilità mentale che sembra riaffiorare nei momenti cruciali nonostante il dominio in campionato.
I conti in tasca: il flop che pesa sul bilancio
Oltre alla vergogna sportiva, l’eliminazione lascia il segno anche e soprattutto nei conti della società di proprietà del fondo Oaktree. Se il presidente Beppe Marotta, prima del fischio d’inizio della gara di ritorno, aveva cercato di minimizzare parlando di un “aspetto bilancistico” da rimediare in corsa, i numeri parlano chiaro e impongono una seria riflessione. L’obiettivo minimo inserito nel budget di inizio stagione era il raggiungimento degli ottavi di finale, un traguardo che avrebbe garantito circa 15-20 milioni di euro aggiuntivi tra premi UEFA e incassi al botteghino. Denaro che ora non arriverà, andando ad allargare una voragine che, se paragonata ai 136,6 milioni incassati nella stagione precedente (quella della finale persa), assume i contorni di un vero e proprio tsunami finanziario.
La stampa specializzata, da La Repubblica a Tuttosport, ha già iniziato a fare due conti e a ipotizzare scenari futuri piuttosto spinosi per la dirigenza. La mancanza di quei 15-20 milioni rispetto alle previsioni, infatti, potrebbe costringere il club a operare delle plusvalenze significative sul mercato estivo, e la necessità di fare cassa potrebbe portare al sacrificio di uno dei big della rosa. Un prezzo salato da pagare per una doppia sfida sbagliata in modo grossolano, che ha messo in discussione non solo il presente sportivo ma anche la solidità economica di un club che, nonostante l’enorme divario in campionato, deve fare i conti con l’amara scoperta che in Europa non si vive di sola rendita.




