L’Inter saluta la Champions, il Bodo vince anche il ritorno del play-off
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Redazione Sport
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La notte europea dell’Inter si trasforma in un incubo, e il sogno del Bodo Glimt, invece, continua in modo inarrestabile. A San Siro, la squadra norvegese, che pure non disputa un incontro ufficiale dallo scorso novembre, mette in scena una prova di maturità calcistica sorprendente, superando i nerazzurri per due a uno e chiudendo la pratica del doppio confronto con un eloquente cinque a due complessivo. Per la formazione guidata da Cristian Chivu, reduce da sette vittorie consecutive in campionato che valgono un vantaggio in doppia cifra in vetta alla classifica di Serie A, l’impatto con la realtà continentale si rivela spietato. I ritmi, la lucidità e la freddezza mostrate dagli uomini di Kjetil Knutsen rappresentano una lezione di calcio pratico e letale, che consegna al club giallo-nero un traguardo storico: gli ottavi di finale di Champions League, dove ad attenderli ci sarà una tra Sporting Lisbona e Manchester City.
La partita si sblocca nella ripresa, quando gli errori individuali, quelli che spesso paghi a caro prezzo contro certe squadre, vengono puntualmente castigati. Al cinquantottesimo minuto, una disattenzione grave di Manuel Akanji in fase di impostazione regala un pallone d’oro a Blomberg: il suo tiro viene respinto da Sommer, ma sulla ribattuta il più lesto di tutti è Jens Petter Hauge, ex Milan, che non perdona e firma il vantaggio ospite -1. L’Inter accusa il colpo, prova a reagire e colleziona occasioni, ma la mira è sbagliata e la fortuna sembra aver voltato le spalle ai padroni di casa, come quando un tiro di Akanji stesso si stampa sul palo. E quando non trovi la via della rete, rischi di subire il colpo del k.o., che arriva puntuale al settantaduesimo: una ripartenza fulminante dei norvegesi, con Hauge che questa volta fa l’assist perfetto per Hakon Evjen, il quale controlla e trafigge Sommer con un destro chirurgico -6. Il raddoppio, di fatto, chiude i giochi.
L’amarezza di Barella e la notte da dimenticare
A nulla vale, se non per le statistiche, la rete di Alessandro Bastoni al settantaseiesimo minuto, convalidata dalla goal-line technology dopo una mischia furiosa in area di rigore -1. Un gol che accorcia le distanze ma non scalfisce la montagna da scalare, ormai divenuta troppo alta per pensare a un'impresa. La sensazione, al triplice fischio, è quella di una squadra spuntata, incapace di esprimere il proprio gioco contro un avversario che, pur concedendo il possesso, ha sempre dimostrato di sapere esattamente cosa fare del pallone quando lo riconquistava. Per l’Inter, che solo un anno fa giocava la finale della competizione, l’uscita di scena ai playoff rappresenta una battuta d’arresto pesante, un fallimento negli obiettivi dichiarati a inizio stagione.
Nel dopo partita, le parole di Nicolò Barella, intervistato da Sky Sport, suonano come una presa d'atto realistica di quanto accaduto in questi centottanta minuti. Il centrocampista sardo, visibilmente amareggiato, riconosce i meriti degli avversari senza cercare alibi: "Hanno vinto le due partite e quindi il passaggio del turno è meritato", ammette, sottolineando come, al di là dell'errore individuale che ha portato al vantaggio norvegese, la differenza l'abbia fatta la capacità del Bodo di essere più cinico -3-8. Barella sposta poi immediatamente il focus sul campionato, ribadendo che la rincorsa allo scudetto, forte del vantaggio di dieci punti in classifica, è sempre stato l'obiettivo primario fin dall'inizio dell'annata. Un tentativo, il suo, di trasformare una delusione cocente in nuovo carburante per la volata tricolore, l'unico palcoscenico su cui, ora, l'Inter è chiamata a recitare.
Moviola e protagonisti: la serata storta dell’Inter
Sotto la lente d'ingrandimento finisce anche la direzione arbitrale dello spagnolo Alejandro Hernández, chiamato a gestire un match teso e nervoso. Al netto della sconfitta, qualche episodio da moviola ha animato il dibattito post-partita, sebbene nessuno di questi, a conti fatti, appaia così determinante da far pensare a un esito diverso. Tra i momenti più discussi, un contatto in area tra Hogh e Barella, finito al centro dell'analisi moviolistica: per i commentatori, il giudizio unanime è stato quello di un intervento regolare, con l'arbitro che ha fatto bene a lasciar correre -2. L'impressione, confermata anche dalle immagini, è che l'Inter abbia perso la qualificazione per demeriti propri e per i meriti di un Bodo Glimt che ha saputo interpretare alla perfezione le due gare.
La formazione norvegese, che in questa Champions aveva già messo a referto scalpi illustri come quelli di Manchester City e Atletico Madrid, aggiunge così un'altra vittima eccellente alla sua personale galleria dei trofei -1. La sconfitta interna, maturata anche per l'assenza dell'infortunato capitano Lautaro Martinez, lascia un segno profondo nell'ambiente nerazzurro e riapre, inevitabilmente, qualche interrogativo sulla tenuta mentale della squadra nei momenti cruciali della stagione. Per Chivu, alla sua prima vera grande notte europea da allenatore dell'Inter, arriva una lezione amara ma forse utile per il futuro, anche se il presente impone ora di rialzarsi subito e concentrare tutte le energie su un campionato che sembra ormai una corsa in solitaria.




