L’Inter saluta la Champions, il Bodo vince anche al Meazza
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Redazione Sport
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L’Inter saluta la Champions League, e lo fa nel modo più amaro, quello che ti lascia l’amaro in bocca per una stagione europea finita anzitempo, sotto i colpi di un Bodo Glimt che a San Siro ha confermato quanto di buono aveva già mostrato all’andata. La formazione norvegese, infatti, dopo il 3-1 casalingo di una settimana fa, si è ripetuta anche nel ritorno del play-off, imponendosi per 2-1 e scrivendo così una pagina di storia per il calcio del proprio paese, diventando la prima squadra norvegese a raggiungere gli ottavi di finale della massima competizione continentale -6. Una vittoria, quella del Bodo, che non può essere certo definita un colpo di fortuna, considerando come la squadra abbia messo in campo organizzazione, qualità e una freddezza sotto porta che ha fatto la differenza, in una partita giocata per larghi tratti sotto la pressione incessante dei nerazzurri -9.
La cronaca di una notte da dimenticare per i colori nerazzurri
La partita, arbitrata dallo spagnolo Hernández Hernández, ha visto un primo tempo dominato dai padroni di casa, incapaci però di concretizzare la mole di gioco prodotta. Diverse le occasioni create, a partire dai tentativi di Dimarco e dalle incursioni di Frattesi, ma il portiere avversario, Haikin, è stato bravo a blindare la propria porta, o talvolta è stata la mira a tradire i calciatori interisti, in un susseguirsi di imprecisioni sotto porta che avrebbero potuto e dovuto cambiare l’inerzia del match -10. L’Inter, bisognosa di almeno due reti per ribaltare il risultato complessivo, ha così chiuso la prima frazione a reti bianche, un segnale preoccupante che lasciava presagire le difficoltà che sarebbero emerse nella ripresa.
E puntualmente, nella seconda metà del gioco, il copione è cambiato radicalmente. Al 58’, un errore in fase di impostazione di Manuel Akanji, con un retropassaggio sbagliato, ha spalancato le porte all’attacco norvegese: Blomberg ne ha approfittato, il suo tiro è stato respinto da Sommer, ma sulla ribattuta il più lesto di tutti è stato Jens Petter Hauge, ex Milan, a depositare in rete il vantaggio che spezzava l’equilibrio -9-10. Un colpo durissimo per i ragazzi di Chivu, che hanno accusato il colpo e subito, poco dopo, anche il raddoppio: al 72’, una transizione fulminea del Bodo ha visto ancora Hauge servire Hakon Evjen, il quale con un tocco preciso e chirurgico ha battuto il portiere svizzero per il 2-0, di fatto chiudendo i conti sulla qualificazione -9-6. Solo a quel punto, con la gara ormai segnata, l’Inter ha trovato il gol della bandiera con Alessandro Bastoni al 76’, in una azione convulsa da calcio d’angolo convalidata dalla goal-line technology, un episodio che ha scatenato qualche protesta ma che nulla ha potuto per evitare l’eliminazione -9.
Chivu e l’amara analisi di una doppia sfida stregata
Cristian Chivu, tecnico dell’Inter, ha analizzato la debacle ai microfoni di Sky Sport con lucidità e senza cercare alibi, sottolineando le difficoltà incontrate contro una squadra molto organizzata. “Abbiamo provato in tutti i modi – ha ammesso l’allenatore nerazzurro – contro una squadra molto ben organizzata col blocco basso; non riuscire a sbloccare ha creato un comfort mentale nel Bodo, che ha potuto gestire le nostre iniziative con maggiore serenità” -3. L’ex difensore ha tenuto a precisare che ai suoi giocatori non ha nulla da rimproverare, avendo cercato in tutti i modi di raggiungere la qualificazione con tutte le energie a disposizione, ma dovendo infine arrendersi all’evidenza di una squadra avversaria più brillante e con maggiori energie -3.
La differenza di condizione fisica, del resto, era un fattore noto: il Bodo Glimt, in piena preparazione invernale, aveva disputato solo quattro partite ufficiali negli ultimi due mesi, un dato che Chivu ha citato per spiegare la maggiore freschezza atletica mostrata dai norvegesi sia all’andata che al ritorno -3. “La Champions è una competizione di altissimo livello – ha proseguito il tecnico – e se non sei lucido e concreto sotto porta, le squadre come il Bodo ti puniscono; loro hanno dimostrato di avere qualità, lo avevano già fatto contro il City e l’Atletico Madrid, e noi oggi non siamo riusciti a essere competitivi come volevamo” -4-8. Un’analisi onesta e spietata, che fotografa un’eliminazione maturata contro una squadra che ha saputo capitalizzare al meglio le poche occasioni avute, mentre l’Inter si è persa in un possesso palla sterile e in una serie impressionante di tiri, 32 in totale, mai veramente letali per la difesa avversaria -4.
Le scelte arbitrali e l’impossibilità di rimontare
Nel match di ritorno, così come era già successo in Norvegia, non sono mancati alcuni episodi da moviola che hanno tenuto banco al termine della gara. Se nella partita d’andata l’arbitro tedesco Siebert era finito sotto accusa per la gestione del gol di Pio Esposito, con giudizi contrastanti tra i quotidiani sportivi, al Meazza l’attenzione si è concentrata su un paio di situazioni dubbie in area -2. In particolare, la trattenuta di Hogh su Barella è stata giudicata non punibile dal direttore di gara, mentre il gol di Bastoni, dopo la verifica della tecnologia sulla linea di porta, è stato ritenuto regolare nonostante le proteste norvegesi per un tocco di mano -9.
Quel che è certo è che nessuna decisione arbitrale avrebbe potuto cambiare la sostanza di una doppia sfida che ha visto il Bodo Glimt imporsi con merito, complice anche un approccio mentale forse non perfetto da parte dei nerazzurri. Come sottolineato da alcuni osservatori, l’Inter ha pagato a caro prezzo l’incapacità di chiudere i conti quando ne aveva l’opportunità, finendo per innervosirsi e perdere lucidità nei momenti cruciali. Ora, per i ragazzi di Chivu, resta la possibilità di concentrarsi sul campionato, dove il Titolo è ampiamente alla portata, e sulla Coppa Italia, mentre il Bodo Glimt potrà godersi la storia e prepararsi agli ottavi contro una tra Sporting Lisbona e Manchester City, con la consapevolezza di aver già battuto i citizens pochi mesi fa -6.




