Inter, la notte amara del San Siro: il Bodo Glimt passa il turno, addio Champions

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La musica, a San Siro, era quella delle grandi occasioni, ma il finale che tutti i settanta mila del Meazza speravano di poter intonare non è mai arrivato. L’Inter, chiamata a una rimonta che appariva complicata ma non impossibile dopo il 3-1 subito in Norvegia, si è dovuta arrendere anche nel ritorno dei playoff di Champions League. I norvegesi del Bodo Glimt, squadra che ormai di sorprendente ha ben poco visto il percorso che l’ha portata fin qui, hanno vinto 2-1 anche a Milano, consolidando un risultato complessivo di 5-2 che non lascia spazio a recriminazioni e che proietta la formazione di Kjetil Knutsen agli ottavi di finale per la prima volta nella loro storia.

La formazione scelta da Cristian Chivu per l’assalto finale vedeva conferme e qualche sorpresa, con un attacco affidato alla giovane promessa Pio Esposito, affiancato da Marcus Thuram -2. Una mossa, quella del tecnico nerazzurro, che cercava di unire la fisicità del giovane attaccante, già a segno all'andata, alla velocità del francese per scardinare il compatto blocco basso norvegese. Dalla loro, gli ospiti si affidavano al collaudato 4-3-3 con l'ex milanista Jens Petter Hauge, una delle armi letali a disposizione di Knutsen, pronto a colpire in ripartenza. L'arbitraggio è stato affidato allo spagnolo Alejandro Hernández, coadiuvato dai connazionali Jose Naranjo e Diego Rojo -2.

Un primo tempo a senso unico, ma senza la zampata vincente

Fin dai primi minuti, l'Inter ha fatto propria la scena, stabilendosi nella metà campo avversaria con una pressione asfissiante. La squadra di Chivu cercava di dare un ritmo forsennato alla partita, consapevole che un gol precoce avrebbe potuto cambiare l'inerzia psicologica di un doppio confronto che, sulla carta, loro dovevano assolutamente ribaltare. Le occasioni, però, non si concretizzavano come avrebbero voluto. Al 12' un bolide di Dimarco costringeva Haikin alla deviazione, e dalla subsequent battuta d'angolo, Frattesi non riusciva a trovare la deviazione vincente. La sensazione, minuto dopo minuto, era che la palla non volesse davvero entrare: un'idea, questa, che avrebbe trovato conferma nelle parole dei protagonisti a fine gara -9. I tentativi si susseguivano, come il colpo di testa dello stesso Frattesi, troppo centrale, o la conclusione dalla distanza di Zielinski, ma il Bodo Glimt, pur chiuso nella sua tela difensiva, non correva poi questi pericoli così evidenti. La squadra norvegese, dal canto suo, aspettava con pazienza e al 35' si è affacciata in avanti con un colpo di testa di Evjen, prontamente neutralizzato da Sommer.

Nella ripresa gli errori si pagano cari, la squadra di Knutsen colpisce

Nella seconda frazione di gioco, la musica non cambiava, con l'Inter sempre protesa in avanti alla ricerca del gol che avrebbe potuto riaprire il discorso qualificazione. E poi, l'episodio che ha tagliato le gambe ai nerazzurri. Un errore in fase di disimpegno di Manuel Akanji, che ha praticamente servito la palla a Ole Didrik Blomberg, ha innescato la ripartenza letale. L'intervento di Sommer sul tentativo dell'attaccante norvegese ha solo rimandato l'inevitabile: sulla respinta, il più lesto di tutti è stato Jens Petter Hauge, che con un tap-in a porta vuota ha siglato il suo primo gol e gelato il Meazza -1-9. Un colpo durissimo per l'Inter, che andava in confusione e rischiava addirittura di subire il raddoppio pochi minuti dopo, ancora con Hauge. Chivu ha allora gettato nella mischia tutte le carte a disposizione, passando a un inedito tridente offensivo per tentare il tutto per tutto, ma la reazione è stata più di nervi che di lucido costrutto. E proprio quando la pressione diventava insistente, al 26' è arrivato il definitivo ko. Ancora una volta, la manovra del Bodo Glimt è stata rapida e letale: Hauge, con una sventagliata, ha mandato in porta Evjen, il cui diagonale in corsa è stato chirurgico e implacabile -9-1. Il gol di Alessandro Bastoni, arrivato poco dopo in mischia, ha solo illuso e poi riportato alla realtà: per l'Inter, la Champions League finiva qui, nel modo più amaro. Nicolò Barella, a fine partita, ha riconosciuto i meriti degli avversari, sottolineando come abbiano vinto entrambi gli scontri diretti e meritato quindi il passaggio del turno, nonostante l'impressione che oggi non avessero messo in grande difficoltà la squadra -9.

La disillusione di un'intera stagione europea

L'eliminazione lascia strascichi pesanti nell'ambiente nerazzurro. Yann Sommer, il portiere, ha provato a spiegare la frustrazione di una serata storta in cui la fortuna è sembrata voltare le spalle, facendo i complimenti a un avversario che ha saputo fare esattamente quello che doveva. Yann Bisseck, dal canto suo, ha parlato di una partita in cui hanno provato in tutti i modi a ribaltare il risultato, pur ammettendo che i norvegesi hanno giocato con energia e determinazione -7. Un verdetto, quello del campo, che è netto e che segna la fine di un sogno europeo per una squadra che, in campionato, continua a viaggiare a ritmi da record con un cospicuo vantaggio sul Milan. Cristian Chivu, nel postpartita, ha voluto difendere i suoi ragazzi: pur ammettendo che gli avversari nel secondo tempo avevano più energie, ha sottolineato come la squadra abbia dato tutto e abbia affrontato una squadra ben organizzata -7. E ora? Per l'Inter, dopo l'eliminazione, rimangono due obiettivi, due trofei su cui concentrare tutte le energie residue per cercare di dare un senso a una stagione comunque fin qui positiva.

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