Ucraina, Putin dà il via libera ai colloqui trilaterali ad Abu Dhabi
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Con un’improvvisa sterzata diplomatica, annunciata al termine di un lungo vertice notturno al Cremlino, la Russia ha acconsentito all’avvio di un primo confronto trilaterale con rappresentanti ucraini e statunitensi, il quale si apre oggi ad Abu Dhabi. L’incontro, la cui cornice è stata definita «utile sotto ogni aspetto» secondo le parole del consigliere presidenziale Jurij Ushakov, punterebbe a trattare non soltanto le intricate questioni legate alle garanzie di sicurezza, ma anche gli aspetti economici connessi a un possibile cessate il fuoco. La delegazione statunitense, guidata dall’inviato Steve Witkoff, ha infatti discusso per oltre tre ore con il presidente Vladimir Putin, gettando le basi per un dialogo che molti osservatori, fino a poche settimane fa, giudicavano impensabile.
Il sostegno di Trump e il contesto della trattativa
A bordo dell’Air Force One, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha commentato con ottimismo cauto la mossa, affermando che Putin «farà delle concessioni, tutti faranno delle concessioni» per giungere a un'intesa. Trump, il quale ha ricordato di aver avuto «numerosi buoni incontri» con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ha tuttavia sottolineato la complessità di un conflitto che definisce durato «all’infinito», contrapponendolo implicitamente ad altre crisi risolte, a suo dire, in tempi molto brevi. Pur senza entrare nel merito delle possibili contropartite, le sue parole sembrano aver creato il quadro politico necessario affinché i tecnici possano sedersi al tavolo senza preclusioni ideologiche di sorta.
Obiettivi e limiti del negoziato negli Emirati
La scelta degli Emirati Arabi Uniti come sede neutrale non è casuale, riflettendo piuttosto il tentativo di trovare una piattaforma al di fuori delle tradizionali capitali diplomatiche, spesso gravate da un pesante bagaglio storico. Gli argomenti all’ordine del giorno, che spaziano dalla sicurezza regionale agli accordi economici, indicano una volontà, perlomeno formale, di affrontare la guerra nella sua interezza e non come una semplice successione di scontri militari. Ciononostante, resta da vedere quanto dei negoziati si concentrerà su una pace definitiva e quanto, invece, su una tregua temporanea, magari finalizzata a scongiurare ulteriori perdite umane, una preoccupazione che Trump ha espresso in modo diretto: «Sarebbe bello mettere fine alla guerra che, comunque, non ci costa nulla. Ma non è per i soldi è per i soldati che vengono uccisi».
Una strada ancora in salita nonostante l'apertura
L’avvio dei colloqui, per quanto significativo, non garantisce affatto una soluzione imminente al conflitto, poiché le posizioni delle parti restano distanti su nodi cruciali quali i confini e le alleanze internazionali. L’ottimismo mostrato dal Cremlino dopo l’incontro con Witkoff deve dunque essere interpretato come un primo, benché importante, segnale di disponibilità a parlare, piuttosto che come un preludio a capitolazioni unilaterali. La trattativa che si apre oggi negli Emirati rappresenta quindi soltanto il primo passo di un cammino diplomatico che, data la posta in gioco e la complessità degli interessi coinvolti, si preannuncia lungo e irto di ostacoli, dove ogni concessione dovrà essere ponderata e controbilanciata da garanzie reciproche.




