Putin dà il via libera, al via i primi colloqui trilaterali ad Abu Dhabi

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Con il formale nulla osta russo, ottenuto dopo un lungo incontro al Cremlino, prende Corpo la prima riunione trilaterale tra Russia, Ucraina e Stati Uniti, un tentativo – che molti definiscono tardivo – per discutere non soltanto le intricate questioni di sicurezza, ma anche gli aspetti economici che ruotano attorno a un possibile cessate il fuoco. L’intesa sul formato del negoziato, che si terrà nella capitale degli Emirati Arabi Uniti, è stata confermata dal consigliere presidenziale Jurij Ushakov, il quale ha sottolineato come l’incontro tra Vladimir Putin e la delegazione statunitense, durato tre ore e mezza, abbia finalmente sciolto i nodi procedurali che finora avevano impedito un confronto diretto. Resta sullo sfondo, però, l’ombra di una guerra che continua a mietere vittime e a distruggere intere regioni, mentre i diplomatici si preparano a sedersi allo stesso tavolo.

L'offerta di Trump e il peso della scelta per Zelensky

La decisione del presidente ucraino di partecipare al vertice di Davos, dopo alcune esitazioni, riflette il drammatico conflitto di coscienza che lo attanaglia: da un lato, infatti, c’è la proposta avanzata da Donald Trump, che promette una rapida soluzione ma che potrebbe celare risvolti imprevedibili per l’integrità del paese; dall’altro, la crudele prosecuzione di un conflitto, il cui costo umano – stimato in oltre centomila morti – continua a crescere in modo insostenibile. Trump stesso, del resto, ha recentemente dichiarato di aver avuto “numerosi buoni incontri” con Zelensky, rimarcando la sua capacità di risolvere conflitti di lunga data in pochi giorni, un’affermazione che, se da una parte infonde una certa speranza, dall’altra suscita perplessità per la sua vaghezza operativa. La complessità della situazione è resa evidente proprio dalla fitta rete di incontri diplomatici che si stanno susseguendo a ritmo serrato, un reticolo dal quale emerge la volontà di forzare una via d’uscita.

La partita si gioca sul Donbas e le garanzie di sicurezza

Al centro dei colloqui, come riportano diverse fonti vicine alle trattative, vi è proprio il nodo del Donbas, regione contesa sin dal 2014, che Trump avrebbe indicato come moneta di scambio per ottenere garanzie di sicurezza e sostegno economico per Kiev. Una prospettiva, questa, che metterebbe Zelensky di fronte a una scelta straziante, costretto a soppesare la cessione di territorio – con tutto il suo portato simbolico e umano – contro la promessa di una pace duratura e di aiuti finanziari vitali per la ricostruzione. L’Europa, intanto, sembra osservare con un certo smarrimento questi sviluppi, consapevole della propria marginalità in un negoziato plasmato principalmente dalle dinamiche tra Washington e Mosca, mentre il conflitto sul terreno non accenna a placarsi.

La posizione di Mosca: trattative sì, ma la guerra prosegue

La delegazione russa, come annunciato, raggiungerà Abu Dhabi nelle prossime ore sotto la guida di un alto ufficiale dello Stato maggiore, un segnale chiaro dell’importanza che Mosca attribuisce agli aspetti militari del dialogo. Tuttavia, le autorità russe hanno anche ribadito, senza mezzi termini, che fino al raggiungimento di un accordo soddisfacente le operazioni belliche continueranno senza tregua, una dichiarazione che getta un’ombra minacciosa sull’intero processo negoziale. Questo approccio, del resto, rientra in una strategia consolidata che punta a mantenere la massima pressione sul campo per arrivare al tavolo delle trattative da una posizione di forza, rendendo il cammino verso la pace ancora più incerto e irto di ostacoli.

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