Bankitalia e l’ombra dello shock energetico, l’economia italiana frena tra inflazione in risalita e previsioni in calo

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Che il clima di fiducia registrato nella seconda parte del 2025 fosse destinato a scontrarsi con una realtà geopolitica ben più complessa, era un rischio che gli analisti avevano messo in conto, ma forse non con la rapidità con cui si è concretizzato. L’economia italiana, che negli ultimi mesi dell’anno scorso sembrava aver trovato un solido traino negli investimenti – trainati a loro volta dall’accelerazione nell’erogazione dei fondi del Pnrr – e in una ripresa, seppur cauta, del potere d’acquisto delle famiglie, si trova oggi a fare i conti con un contesto internazionale radicalmente mutato.

Le stime diffuse nei giorni scorsi dall’Ocse restituiscono il quadro di un’Italia destinata a crescere meno delle attese, con un Prodotto Interno Lordo che si attesterebbe sullo 0,4 per cento nel corso del 2026. Si tratta di una correzione al ribasso di due decimi di punto percentuale rispetto alle previsioni elaborate a dicembre, un taglio che riflette l’acuirsi delle tensioni sui mercati globali e, in particolare, il peso crescente dei dazi commerciali che iniziano a mordere sull’export. Proprio la debolezza delle esportazioni, insieme a una spesa delle famiglie che fatica a decollare nonostante l’aumento dei redditi reali, rappresenta il principale fattore di freno per un’economia che, fino a pochi mesi fa, sembrava poter contare su una dinamica più favorevole.

A complicare ulteriormente lo scenario è arrivato il nuovo rincaro dei prezzi, certificato ieri dall’Istat. A marzo, l’indice nazionale dei prezzi al consumo ha registrato un aumento dell’1,7 per cento su base annua, in decisa accelerazione rispetto al +1,5 per cento di febbraio. A guidare questa risalita, in modo per certi versi inevitabile, è stato il comparto energetico: i prezzi dei carburanti e delle bollette, dopo mesi di relativa tregua, hanno ripreso a correre. Il dato, se da un lato segna un’inversione di tendenza rispetto alla fase di discesa dell’inflazione che aveva caratterizzato gran parte del 2025, dall’altro presenta una natura complessa: l’inflazione di fondo – quella che esclude appunto i beni energetici e gli alimentari freschi – ha mostrato infatti un rallentamento, scendendo al +1,9 per cento. Questo elemento suggerisce che, almeno per ora, la pressione inflazionistica rimane circoscritta agli shock esterni piuttosto che alimentata da una spirale interna dei salari.

L’allarme di Panetta: uno shock paragonabile alla crisi ucraina

La fotografia scattata dal governatore di Bankitalia, Fabio Panetta, durante l’assemblea ordinaria dei partecipanti, è stata quella di una brusca frenata. Nel suo intervento, Panetta ha descritto un contesto in cui il conflitto in Medio Oriente ha innescato uno “shock energetico” capace di modificare “bruscamente” le prospettive per l’Italia e l’intera Eurozona. Le sue parole, calibrate con la consueta attenzione del linguaggio delle banche centrali, hanno assunto un peso particolare nel momento in cui hanno stabilito un parallelo netto con il passato: la situazione attuale, ha spiegato, ripropone per l’Europa le stesse difficoltà affrontate all’indomani dell’invasione russa dell’Ucraina nel 2022.

“L’effetto più immediato del conflitto è stato un forte aumento dei prezzi del gas e del petrolio, con un conseguente indebolimento delle prospettive di crescita e nuove pressioni inflazionistiche”, ha osservato Panetta, sottolineando come le esportazioni attraverso lo Stretto di Hormuz si siano pressoché interrotte, con danni rilevanti alle infrastrutture di produzione e raffinazione. E ha aggiunto un monito che suona come una previsione prudenziale: “anche in caso di una rapida cessazione delle ostilità, il ritorno a condizioni ordinate nel mercato dell’energia richiederebbe tempi non brevi”.

In questo contesto di incertezza, che si protrarrà verosimilmente oltre la fase acuta del conflitto, il governatore ha ribadito l’importanza per la Banca centrale europea di mantenere un approccio proporzionato. Pur riconoscendo che la politica monetaria si trova oggi in una “posizione più favorevole” rispetto al 2022 – con i tassi ufficiali in linea con il livello stimato del tasso neutrale e le aspettative di inflazione di lungo termine ancora ancorate – Panetta ha avvertito che l’intensità degli effetti dipenderà dalla trasmissione degli shock alle retribuzioni, monitorando con attenzione il rischio di un circolo vizioso tra prezzi e salari.

L’incrocio tra inflazione e domanda interna

A rendere più complessa la lettura della fase attuale è la dinamica apparentemente contraddittoria tra i diversi settori. Mentre i prezzi dell’energia tornano a premere sull’acceleratore, i servizi mostrano invece segnali di rallentamento. Secondo le rilevazioni Istat, i prezzi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona hanno ridotto il loro ritmo di crescita, passando dal +4,9 al +3,0 per cento. Un dato che, incrociato con quello della spesa delle famiglie ancora contenuta, disegna il profilo di una domanda interna che fatica a sostituire il traino degli investimenti pubblici, destinati a esaurire la loro spinta propulsiva dopo la scadenza del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Nonostante le incertezze, il quadro italiano presenta elementi di tenuta. Il mercato del lavoro continua a mostrare segnali positivi, con i tassi di occupazione in risalita, e il sistema bancario, dopo la chiusura di un bilancio 2025 che ha visto il ritorno all’utile per via del calo dei tassi ufficiali, si presenta con una solidità patrimoniale maggiore rispetto al passato. Tuttavia, la fragilità delle catene globali del valore e la possibilità di interruzioni nelle forniture di beni intermedi restano variabili in grado di accentuare le pressioni sui prezzi al consumo, alimentando quella stessa incertezza che ha già portato a rivedere al ribasso le attese di crescita.

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