Aumento delle rinnovabili in Italia: Fmi e Bankitalia spingono, ma c’è chi frena

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Mentre il Fondo monetario internazionale e Bankitalia insistono sulla necessità di accelerare la transizione energetica verso le fonti rinnovabili, c’è chi, come Francesco Zollino, economista e già consulente del Mef, solleva dubbi sull’effettiva utilità di un ulteriore incremento. Secondo Zollino, infatti, nelle ore di punta l’energia prodotta da fonti pulite viene in parte sprecata, poiché l’unico vero sostegno alla loro diffusione rimangono gli incentivi statali, senza i quali il sistema non sarebbe sostenibile.

Il Fmi, nel suo ultimo rapporto, ha definito "cruciale" per l’Italia la questione energetica, sottolineando come il Paese debba potenziare le infrastrutture e le reti di trasmissione per ottimizzare l’uso dell’energia verde. Fabio Panetta, governatore di Bankitalia, ha fatto eco a queste raccomandazioni, chiedendo un maggiore ricorso ai contratti a lungo termine per stabilizzare il mercato. Ma se da un lato le istituzioni finanziarie spingono per una svolta green, dall’altro emergono perplessità sull’effettiva capacità del sistema di assorbire l’energia prodotta senza sprechi.

Flat tax e forfettario nel mirino del Fmi

Oltre alla questione energetica, il Fondo monetario internazionale ha rivolto l’attenzione al sistema fiscale italiano, chiedendo l’abolizione del regime forfettario e della flat tax per le partite IVA, ritenute "distorsive" e fonte di iniquità. Secondo l’organizzazione, queste agevolazioni finiscono per penalizzare il gettito fiscale senza garantire reali benefici alla crescita. I dati del Ministero dell’Economia, del resto, mostrano un aumento costante delle partite IVA agevolate, segno che il sistema potrebbe essere sfruttato più come vantaggio individuale che come leva per lo sviluppo.

Il rapporto del 29 maggio invita inoltre a rivedere le detrazioni per i familiari a carico e ad aggiornare i valori catastali, misure che, secondo il Fmi, potrebbero contribuire a una fiscalità più equa. Nonostante il miglioramento del deficit, dimezzato grazie alla maggiore compliance fiscale e alla stabilità del mercato del lavoro, l’istituzione guidata da Kristalina Georgieva avverte: senza riforme strutturali, la crescita italiana rimarrà "altamente incerta", minata anche dal calo demografico e dall’impatto dei dazi internazionali.

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