Aumentare le rinnovabili in Italia? Per Fmi e Bankitalia sì, ma Zollino frena: il nodo energia

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Mentre il Fondo monetario internazionale e la Banca d’Italia spingono per un’accelerazione nella transizione energetica verso le fonti rinnovabili, c’è chi, come l’economista Francesco Zollino, solleva dubbi sull’effettiva utilità di un ulteriore incremento. Secondo Zollino, infatti, nelle ore di punta si sta già sperperando energia pulita, la cui unica remunerazione deriva dagli incentivi statali. Una posizione che stride con le raccomandazioni del Fmi, che nel suo ultimo report del 29 maggio ha esortato l’Italia a potenziare infrastrutture e reti di trasmissione, oltre a incentivare contratti a lungo termine per stabilizzare il settore.

Ma il documento dell’istituto di Washington non si limita alla questione energetica. Tra le proposte più discusse c’è l’abolizione del regime forfettario, accusato di generare distorsioni e iniquità fiscali. La flat tax per le partite Iva, secondo l’analisi, andrebbe sostituita con un sistema più progressivo, mentre le detrazioni per i familiari a carico necessitano di una revisione. Dati alla mano, il Ministero dell’Economia registra un aumento costante delle attività agevolate, segnale di un possibile squilibrio nel gettito.

Sul fronte della spesa pubblica, intanto, il Fmi smorza gli entusiasmi del governo Meloni riguardo agli investimenti militari. L’esecutivo ha più volte sostenuto che l’aumento al 2% del Pil – richiesto dalla Nato – non graverà sui conti pubblici grazie a una semplice “riclassificazione” delle voci di bilancio. Una tesi che il Fondo monetario internazionale considera ottimistica, sottolineando come l’Italia non possa permettersi sprechi in un contesto economico già segnato dal calo demografico e dalle tensioni commerciali legate ai dazi.

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